L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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ANTONELLO DA MESSINA 0 GIOVANNI BELLINI?

di belle cose: quadri (fra cui la famosa Tempesta di Giorgione della Raccolta GiovanneUi,
così descritta: el passetto in tela con la tempesta con la cingana c soldato, fu de man de Zorzi
de Castelfranco), bronzi, marmi, disegni, stampe, oggetti di scavo e di curiosità, nulla è
sfuggito ai suoi occhi indagatori, alle sue pazienti ricerche. Par di vederlo, come egli stesso
accenna nel suo testamento, rinchiudersi nel camerino appartato dal resto della casa,
aprire gli sportelli e le cassette degli armadi che dovevano girare tutto intorno alle pareti
e che erano adorni di pitture di Tiziano e indugiandosi a rimirare qualche bella tavola

Giovanni Bellini: rovescio del dittico della Galleria Liechtenstein — Vienna.

quattrocentesca, ad accarezzare un bronzo ben patinato o un marmo greco, a sfogliare
qualche libro di disegni, dimenticare in quell'oasi di bellezza e di pace le cure famigliari e
il fastidio dei negozi.

Povero Gabriele! Benché egli avesse disposto con precise indicazioni e con severe
cautele che la Raccolta rimanesse indivisa a perpetuità e diventasse proprietà soltanto di
quello fra i suoi eredi o figlio di eredi che avesse dimostrato passione per le antichità,
tutte le sue fatiche andarono frustrate e i suoi tesori dispersi, forse in parte distrutti, per
la cupidigia o per l'incuria dei suoi discendenti, e la postuma lettura dell'inventario
non fa che rendercene più amara la perdita.

Aldo Ravà.

L'Arte. XXIII, 35
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