L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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QUADRETTI IGNOTI DEL PESELLINO NELLA GALLERIA DI LE MANS

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in lastre di marmo prezioso. Bianco su bianco, l'ermellino dei risvolti del manto di
Assalonne, biondezza smunta di chiome attorno il pallido volto di fanciulla, sola nota
a contrasto il velluto cupo della tunica sulle tenere note primaverili del colore. E l'ala
del mantello, irrigidita come la mano aperta, l'arco del braccio sollevato, dànno alla
figura fantastico aspetto di farfalla appuntata, le chiare ali aperte, sulla parete marmorea
del fondo. Un contrasto vivo di toni si stabilisce invece fra il cavallo e l'arciere, composti
a monumentale ampiezza di posa, contrasto di ombra a luce, di bianco a nero, che si
ripete addolcito fra il verde bruno delle colline, e le mura di una città del fondo, traspa-
renti di bianca luce come in un quadro di Giovanni Bellini o di Piero della Francesca.

Con questo scomparto di predella il Peschino si rivela interprete raffinato di Paolo
Uccello; nell'altro scomparto (fig. 2) sviluppa le tendenze masaccesche, creando un capo-
lavoro per misura profonda di spazi, per idilliaca gentilezza di aspetti. Il tipo di Filippo
Lippi appare nei lineamenti arrotondati del giovane in manto rosa, ma trasfigurato dall'in-
canto di un'interrogatrice malinconia di sguardo, che si riflette in pensosa titubanza sul
volto affilato e negli occhi soavi del compagno. Tre figure raccolte nell'ombra patetica di
uno spazio chiuso, cinto di silenziosi giardini, una facciata semplice di casa, di un ingenuo
primitivo rinascimento, compongono la scena, ma come si sente, in questa composizione,
vestita ancora dell'eterea gentilezza di Beato Angelico, il toscano gusto per il volume!
L'artista delicato, elegante studioso di costumi, di gesti, di colori, gode a tagliar nella
viva pietra i larghi parallelepipedi dello zoccolo per la sua dolce casetta bigia, o gli
spigoli nitidi di una cinta di giardino, ad arrotondare, in alto del muraglione, un ampio
vaso, a costruir in vani riquadrati, per mezzo di pareti emergenti e rientranti, lo spazio
della scena, cui s'affacciano, dall'alto dei muri, vette frondose d'alberi e montagne mar-
moree con fortificazioni roseocromate dal sole. Porta e muraglie racchiudono, in una
cerchia di velluto d'ombre, le immagini idealmente fiorite di verde tenero, di rosa antico,
di biondo chiaro, misurate e soavi nella gentile perplessità dei gesti. La figura tronca di
David, imbroncita e ingenuamente parata di una corona da re di carte da gioco, assume
grandezza per il delicato riflesso di malinconia che desta nelle due poetiche immagini
giovanili, semplici e perfette di forma, arrestate nella lor via di sogno da quella visione
di dolore, involte, come le mura sulla vetta bigia del monte, dalla blanda serenità di un
ultimo raggio di luce: purissimi esempi dell'arte sobria, del calmo ritmo di Francesco
Pesellino.

Adolfo Venturi.
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