L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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Una nuova opera di Domenico Veneziano

Di Domenico Veneziano — il maestro forte e gentile, che inanella, dopo il Fabrianese,
la pittura umbra alla toscana, e mentre educa forse il Bonfigli, e certo il grande Piero
della Francesca, suo aiuto a Loreto e in Firenze, contende in questa sua nuova patria,
col Castagno, con Fra Filippo e col Pesellino — non si hanno oggi per sicure, come è noto,
se non due opere fiorentine; la tavola per S. Maria dei Magnoli, ora agli Uffizi, coi fram-
menti della sua predella, e il tabernacolo dei Carnesecchi, oggi conservato nella National
Gallery di Londra.1 Il tentativo recente dello Schmarsow,- di attribuirgli la parte superiore
della controversa Cappella dell'Assunta nel Duomo di Prato, non ha convinto la critica:
e tanto meno pare accettabile l'ipotesi del critico tedesco3 sull'appartenenza a Dome-
nico della Madonna col bambino al Louvre, la quale ricorda piuttosto quella di Fra Fi-
lippo ora nel Palazzo Mediceo-Riccardiano a Firenze, e l'altra scoperta a Cornerò Tar-
quinia dal Toesca. Dei due ritratti, pei quali si è fatto, come dicono, il nome di Dome-
nico, quello al Pitti è ora- ascritto ad altro pittore, e la mezza figura di gentildonna
del Museo di Berlino, a lui assegnata e molto ammirata dai visitatori,4 potrebb'essere
cosa di Pier della Francesca, se non anche del Baldovinetti, le cui relazioni artistiche
con Domenico sono state troppo poco osservate. Quanto, infine, alle due figure di S. Gio-
vanni e di S. Francesco in Santa Croce che, dopo il Morelli e il Cavalcasene,5 general-
mente la critica considera opera del Veneziano, io inclino a ritornare alla tradizione va-
sariana che ne fa autore Andrea del Castagno, il quale altre cose aveva pur dipinte per
quella chiesa. Perchè, se alcuni caratteri stilistici (come l'affusolamento delle dita ossute)
posson far pensare a Domenico, la tragica fierezza e la ricercata anatomia del Battista
ricordano molto più il S. Girolamo del fresco ai Servi, che non il 5. Giovanni della
tavola agli Uffizi; e la stessa ossuta figura del .S'. Francesco è ben lontana dal mistico
languore di quello che è nella tavola di Domenico agli Uffizi.

Comunque sia, non più di due o tre si posson annoverare oggi opere certe del Ve-
neziano.6 Tanto più preziosa è questa anconetta inedita, che ho l'onore di presentare agli

1 Cavalcaseli^, Stor. della Pitt. in Italia, V,
Firenze, 1892, p. 118-134; W. Bode, nel Ja/ir-
buch d. Koenìgl. preuss. Kunstsatnmlung., XVIII,
1897; A. Venturi, Storia dell'Arte in Italia, VII,
1, Milano 1911, p. 354-365; In., Piero della Fran-
cesca, Firenze, Alinari, 1922, p. 6 segg.; BERENSON,
The Fior. Painters of the Renaissance, 2" ed., New
York, 1903, p. 41 ss.; cfr. anche J. Cartwright,
The Painters of Florence, 2a ed., Londra, 1910,
p. 130-136.

2 Dapprima nel liepertorium fùr Kunstwissen-
schaft, XVI, p. 159; e più distesamente nei due
articoli Domenico Veneziano, nell'Arte del Ven-
turi (1912), anno XV, fase. [-II, e specialmente nel
secondo (p. 2 segg. dell'estratto).

3 Schmarsow, ib., art. I, p. 8 segg.

4 Cfr. Schubring, Das Kaiser Friedrich Mu-
seum, Stuttgart, 1906, p. 59.

5 Morelli, Die Werke ital. Meister, 1886, pa-
gina 239, 1; Cavalcasellf. (op. cit.), V, 124, 127, il
quale però si esprime dubitativamente. TI Venturi
(op. cit., VII, 1, 359) riconosce che Domenico,
in quelle due figure « s'approssima ad Andrea del
Castagno ». Non ne dubita, invece, lo Schmarsow:
il quale non ha tenuto presente che quello scorcio
prospettico in cui appariscono quivi le figure, è
caratteristico di Andrea non di Domenico, suo
competitore, collaboratore ed amico.

6 Comprendo fra queste i due frammenti della
predella della tavola ora agli Uffizi (della quale
predella parlano il Lanzi, e già il Richa), uno dei
quali è il ben noto della Pinacoteca di Berlino, col
martirio di S. Lucia, l'altro fu acquistato recente-
mente dal Longhi in Germania, di cui non si ha
oggi precisa notizia.
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