L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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UN TIPICO DIPINTO DI JACOPO RIPANDA

Tutte le opere di Jacopo Ripanda, su cui ho richiamato anni sono in questa stessa
rivista l'attenzione degli studiosi, per chiarirne l'arte modesta ma non trascurabile, erano
così guaste e rimaneggiate da farne desiderare un saggio genuino e onesto.

Eccolo finalmente: è una grande tavola quadrata, di m. 1,70 per lato, proprietà
della Galleria Volterra a Firenze, così evidente di forme, così ben conservata da formare
il commento migliore alle mie ricerche.

Rappresenta Cristo nella via del Calvario che s'incontra con la Madre; una rappre-
sentazione popolosa quale occorreva per consentire al pittore l'espressione piena delle sue
tendenze, delle sue preferenze e delle sue qualità; del suo stile insomma.

Da un lato il gruppo sacro, fulcro della scena: la Vergine che attende il Figliuolo
con le pie donne compagne lungo la via del monte. Lo attende in ginocchio come per
adorarlo, mentre Cristo, per pietà della Madre, abbandonato il peso dell'enorme croce
all'apostolo prediletto Giovanni l'abbraccia, indifferente agli urli, agli strappi e alle
percosse degli sgherri. Dietro, un gruppo di soldati, parte a cavallo, parte a piedi, tutti
nei loro vestiti di parata, hanno come un momento di sosta e di esitanza per lo stra-
ziante spettacolo.

Di questa pausa non s'accorgono, perchè ormai a capo del corteo nella via del Cal-
vario, quelli altri militi che trascinano i nudi ladroni da crocifiggere accanto al Nazza-
reno. F sulla vetta le due croci attendono la terza; e due fossori le preparano la buca
su cui s'eleverà fra poco.

Nulla di nuovo come schema; ma tanto sfoggio di personaggi, tanta varietà di
espressioni, pare fatta apposta per fornire un saggio completo dell'abilità del pittore.

Vediamo innanzi tutto il colorito.

li brillante, quasi sfacciato, e s'accentua specialmente nel cerulo paesaggio, nel tur-
chino scuro del manto della Vergine, in quello rosso forte e nella veste azzurra di Gio-
vanni, nella tunica bianca di Cristo, a fiorami gialli.

Vi si nota poi, oltre al colorito verdino roseo leggermente metallico delle carni,
l'uso caratteristico e antiquato delle lumeggiature d'oro. Tutto l'apparecchio sgargiante
del decoratore.

Per la maniera, la prima impressione generica, come per gli altri lavori del pittore,
ci fa pensare un poco a Baldassare Peruzzi, a cui infatti il dipinto era assegnato, al
pari degli affreschi del Palazzo dei Conservatori, e un po' a Gerolamo Genga.

11 che significa una mistione di elementi pinturicchieschi, specialmente chiari nel
tipo della Vergine e di Cristo, nel paesaggio e nelle vesti con le tipiche pieghe a occhiello;
e di elementi signorelliani propri del S. Giovanni e di alcuni soldati.

Ma, d'altra parte, gli evidenti ricordi del Francia che echeggiano nel gruppo delle
Pie Donne, quelli di Ercole Roberti nel corteo dei ladroni, e le tipiche deformazioni
bolognesi di certe teste dalla cervice espansa e dai volti scontorti, farebbero pensare ad
Amico Aspertini.

Le attribuzioni potrebbero quindi esser varie a seconda che si ponesse mente all'uno
o all'altro accento.

Incertezze che formano una certezza ora che abbiamo il dimenticato maestro bo-
lognese a cui restituire questa patente pittura, la quale, nella sua integrità, riassume e
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