L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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Gì AMBELLINO

NUOVE RICERCHE

Alla Signora Paula Fiorillo de Làzaro.

Gli ultimi dieci anni segnano, per gli studi storico-artistici, un rallentamento di ri-
cerche e di lavoro a gloria dei nostri maestri più rappresentativi. E questo si fa evi-
dente in ispecie per quanto si riferisce a Giambellino, il cui centenario dalla morte
cadde nel 1916, mentre Venezia, vestita dell'antica beltà, adorna dal suo dolce maestro,
era sotto l'incendio degli areoplani nemici. In quei lugubri momenti, non s'innalzò voce
alcuna a ricordare i canti della pace suonati dall'arpa di Giovanni Bellini.

All'avvicinarsi dei nembi sull'intera Europa, il soave artista veneziano attraeva tutti
i cuori. Nella collezione Bagatti Valsecchi a Milano, il Berenson scoprila Santa Giustina,
fata vestita di luci di madreperla; e nella chiesa parrocchiale di Monopoli, nelle Puglie,
Gustavo Frizzoni la solenne figura di San Pietro Martire. E molte Madonne del maestro,
avvivate da bontà, uscirono dall'ombra: una, dalla raccolta del principe Potenziani a Rieti,
migrò in America; un'altra, da una casa di Legnago, ove io l'aveva riconosciuta, vent'anni
prima, per opera di Giambellino, passò, per le mani del Grandi, dopo il restauro del Ca-
venaghi, a Lord Lascelles; una terza fu identificata da Gino Fogolari, solerte direttore
delle Gallerie veneziane, in casa Galvani di Cordenons: una quarta, da me determinata
per opera del maestro, raggiunse da Parigi il nuovo continente, dove, a Newport, nella
raccolta Davis, e a Philadelphia, in quella Johnson, erano altre due Madonne primitive.
Mentre dal mistero tante pitture sbucavano cinte dell'aureola dell'umanissimo pittore,
a Firenze, presso Elia Volpi, era in vendita una Crocefissione, altra opera giovanile, e, a
Londra, presso i signori Colnaghi, il San Francesco, creazione fra le più grandi dell'arte
del Quattrocento. E nel Museo del Louvre appariva la bianca visione di Cristo martire.

Tante opere d'arte trasformavano l'aspetto di Giambellino quando io lo presentai
nel mio volume sulla Pittura del Quattrocento (1914), e specialmente rinnovarono la cogni-
zione delle sue forme giovanili. Da allora, non abbiamo assistito se non al cambiar di luogo,
ai viaggi di molte tra le pitture escite in luce, verso l'America. Possiamo rallegrarci
tuttavia che il Museo Correr, per lascito di Gustavo Frizzoni, si sia adornato della Ma-
donna che fu adorata dal compianto amico.

In questi ultimi dieci anni, un'altra opera del pittore che chiude il Quattrocento
veneto con l'incanto della sua anima delicata e soave, con la luce di bontà che irradia dai
volti delle sue Madonne e la quiete divina dei suoi cieli, cui le nuvolette candide comu-
nicano i brividi del mattino e della primavera, ha raggiunto il lontano suolo d'America,
portando oltre l'Oceano una tra le voci più affascinanti e pure del Rinascimento, pri-
mavera italica: il Convito degli dei, nella collezione Hamilton a New-York, e poi in quella
Widener a Lynnewood Hall, Philadelphia, ove pervenne dalla collezione inglese di Alnwick
Castle. Esule dall'Italia nel castello scozzese, il capolavoro sarebbe rimasto quasi ignoto
agli studiosi, se la nuova emigrazione e la pubblicazione fattane da Mary Berenson in Art
in America (1921), non l'avessero rivelato al mondo. Ornamento dei Camerini d'Ala-
bastro nel palazzo del duca Alfonso d'Este, a Ferrara, il Convito degli dei (fig. 1) accostò
i Baccanali di Tiziano, in un contrasto di luci, di forma, di spirito, che rivelava, nei due

L'Arte. XXVII, 18.
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