L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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GIORGIO SANGIORGI

di Bonifacio Vili in Anagni e molti altri paramenti dello stesso tempo, i più, conservati
in cattedrali franche e renane.

Di ornamentazioni geometriche ve ne hanno tre tipi etnici distinti: il celtico, fiorito
di fantastiche mostruosità; l'arabico, matematico e coloristico; il vinciano, genialmente
ingegnoso. Ma con nessitno dei tre riquadra il nostro per la tipica irregolarità meandrica
costantemente inscritta in formelle quadre, qual simbolo più che non puro ornamento;
e la sua presenza in indumenti di preciso uso liturgico c'indica piuttosto una probabile
significazione sacra, avvalorata dalla coincidenza, in molte chiese dell'alto medioevo, e
massime in quelle delle regioni menzionate, del motivo labirintico, sia scolpito in lapidi,
sia intarsiato in pavimenti, secondo la sua tradizionale forma mitica, con però segnata

Fig. 16. — Corruzione di un motivo ornitografico.

al centro la porta di Gerusalemme, forse a significare la difficile meta celeste della vita,
per la dubbiosa via terrena, simile appunto alla favolosa dedalea.

Ma se il simbolo ha le sue originazioni logiche lontanissime, così pure il mero ornamento
ha talvolta il suo etimo estetico più o meno remoto. Uno dei motivi più frequenti nei drappi
ispano-moreschi verso la fine del Quattrocento, areggia una doppia foglia lobata, che si
direbbe di leggeri estemporanea creazione di un qualche fantasioso disegnatore (fig. 16 A).
Orbene, è desso invece un secolare derivato attraverso la passiva riproduzione della coppia
di pappagalli affrontati (fig. 16 B), cari alle stoffe arabiche, che, col tempo, avendo perduta
la sua precisa forma ornitografica ne dà ora la sola sensazione impressionistica.

Nella stessa guisa, inconsapevolmente, per gradi impercettibili, attraverso la preva-
lente corrente coloristica medioevale, si sono formati i motivi amorfi da realistica origine;
come con processo inverso la più mirabile Madonna di Raffaello si può ritenere, seguendo
il Darwin anche nell'esempio, una felice risultanza di casuali incertezze pittoriche, dovute
a remote generazioni di artisti, niun dei quali intese in principio neppur disegnare
l'umana figura.

Con le discorse osservazioni non intendiamo aver passata in rassegna la ricchissima
fiora di simboli, emblemi e motivi tessili in gran parte comuni ai vari generi artistici; bensì
abbiam solo voluto soffermarci ad alcune specie più caratteristiche e proprie all'arte
nostra, mirando identificarle secondo lo spirito più che non la propria forma estrinseca.

Giorgio Sangiorgi.
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