L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

Page: 9
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1924/0035
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
L'ARCHITETTO DI SISTO IV

9

Nella cappella centrale, che a forma di ottagono
sorge robusta nel mezzo dell'edifìcio dominandolo

Fig. 4. — Roma, Ospedale di S. Spirito :
Estremità dell'ala sinistra della fabbrica.

tutto, rivediamo altresì quelle forme ritardatarie
notate nelle finestre della chiesetta di Sant'Aurea.

Questa cappella ha la linea strutturale robusta
e massiccia delle costruzioni pontelliane, ed è ca-
ratterizzata da un doppio ordine di lesene che strin-
gono negli angoli le faccie dell'edificio, portando in
alto il cornicione su cui grava il tetto. Ma, come s'è
osservato, nella serie di finestre che s'aprono lungo
le pareti della cappella, rivediamo le forme più
tardi adoperate dal maestro nella chiesetta d'Ostia.
Si tratta di quattro trifore ed altrettante bifore
trilobate in marmo bianco che portano una gaia
nota coloristica alla mole severa.

Prossimo all'ospedale sorge il campanile della
chiesa di Santo Spirito, opera anch'esso di Baccio
Pontelli (fig. 5). In questa costruzione, che ripete
con pochissime varianti le linee dei campanili
romanici sorgenti austeri a fianco delle antiche
chiese dell'Urbe, il fiorentino impresse fortemente
il segno della propria personalità. Un doppio
ordine di lesene anche qui sostiene e fascia le pa-
reti del campanile, dando alla costruzione carat-
tere di solidità e robustezza.

L'ordine toscano, il più semplice, il più geome-
trico, quello che rifugge da qualsiasi superflua or-
namentazione, già usato da Baccio nell'ospedale e
poscia, per quanto trasformato, nel campanile della
chiesetta ostiense, in questa bella torre quadrata
appare in tutta la sua potenza. Finestrette bi-
fore s'aprono negli allungati specchi della costru-
zione, e, per q uanto non abbiano la linea antiquata
delle altre di Ostia e dell'Ospedale, nel riposato
giro del loro arco risentono il ricordo di dolci
ritmi toscani.

Riconosciuti come opera del Pontelli questi due

L'Arte. XXVII.

edifici, ne viene di conseguenza che a loro si rial-
laccino molte altre fabbriche sorte in Roma al
tempo di Sisto IV; prima fra tutte, il palazzo Della
Rovere oggi detto dei Penitenzieri in Piazza Scos-
sacavalli (fig. 6). Il palazzo, che sorse per volontà
dei Cardinal Domenico Della Rovere, nipote del
papa, e per mano di Haccio, « fu allora tenuto
molto bello e ben considerato edificio».1

Verso la fine del quattrocento i palazzi Romani
erano per la maggior parte dipinti all'esterno; di
tali pitture rimangono vestigia non solo in questo
di piazza Scossacavalli, ma in altri molti, e anche
in piccole case borghesi e in palazzetti di minore
importanza. La decorazione non variava eccessi-
vamente; nel cinquecento si dipingevano le fac-
ciate con grottesche, storie, cariatidi, ma durante
il quattrocento dei semplici motivi architettonici,
delle fascie a graffito e monocromato, con quadri
tagliati da una diagonale, e dipinti metà bianchi
e metà neri, eran ritenuti sufficienti a dar movi-
mento ed organismo a tutta la costruzione.

I n tali palazzi ove la decorazione veniva ad acqui-
stare una funzione prettamente architettonica,
gli aggetti di finestre e porte eran poco pronunciati.

F'g' 5- — Roma, Chiesa di S. Spirito: Il Campanile.

Le lesene, i grandi cornicioni, le colonne, i pilastri si
usavano nell'esterno di palazzi pubblici e chiese;
solo le corti delle dimore private di gran signori

1 Vasari, Op. cit.

2.
loading ...