L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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GIOVANNI INCISA DELLA ROCCHETTA

à lare parimente orazione all'Altare di S. Ignazio,
dell'uscire ricevè cortesissimamente due delle
sopradette medaglie (con l'impronto di Nostro
Signore da una banda con queste parole: Urbanus
Vili Pont. Max. Anno XVII. li nel rovescio
questa iscrizione: Mtmificentia Ant. Barberini
S. R. E. Card. Cam. Societ. Jesu Anno Centesimo
Pie Celebrato S. CÌDIJCXXXIX V Kal. Oct.), una
d'oro, e l'altra d'argento entro una borsa d'ambra
presentatagli dal Reverendiss. P. Generale. E così
tra l'ostinatissima folla d'infinita gente concorsa
à vederla si ripose in seggiola, e partì ».

11 Gerardi fa, nella medesima Relazione, la de-
scrizione minutissima di tutti gli ornamenti sparsi
per il vasto tempio del Vignola: nel quadro si vede
solo l'ornamento della navata, dei pilastri della
cupola e dell'aitar maggiore. Poiché sappiamo che
il Sacchi medesimo era incaricato della decorazione
della Chiesa, non sarà inutile riassumere la descri-
zione che ne fa il Gerardi.

1 pilastri della navata erano adorni di damaschi
chermisini tutti a livrea (cioè, probabilmente, tes-
suti con le imprese araldiche del Cardinale) con
trina e frangia d'oro; dai coretti sugli archi delle
cappelle pendevano arazzi; nella fascia del cor-
nicione correva un ricco fregio di contratagliato
d'oro e damaschi verde e chermisino; sul cornicione,
dietro a molti candelieri, erano altri arazzi, sotto
le finestre, e, corrispondentemente ai pilastri del
primo ordine, drappi di seta verde. Le due cap-
pelle della crociera (non visibili nel quadro), i pila-
stri della cupola e della tribuna avevano ricchis-
simi paramenti di velluti controtagliati di tela
d'oro. La tribuna era ornata di superbissimi
drappi, che il Gerardi non sa se chiamare arazzi
0 broccati, poiché, unite queste due maniere di
lavoro, riescono li drappi affatto maravigliasi.
Splende il fondo di argento, tra le varie figure la-
vorate di finissimo e disegno e materia. E queste,
sebbene pare che pcrdino, sono però preziose le per-
dite, perchè la finezza del lavoro delle sete non cede,
se non alla tirannica superbia dei ricchi metalli.
l'are che si tratti di arazzi, in cui le figure co-
lorate spiccano su fondo unito di argento

L'aitar maggiore era stracarico di busti-reli-
quiari, di vasi di fiori (veri e finti, d'argento e di
seta) e di candelieri. Ai lati del grande Crocifisso
sul timpano della pala d'altare, due angeli tene-
vano delle torcie nelle mani. Il paliotto del-
l'altare era tessuto di seta ed oro ad uso di arazzo,
rappresentante il mistero della Circoncisione del
Signore, con quella vivezza di disegni e finezza di
lavoro, che aspettare si può dalla mano del famo-
sissimo Giovan Paolo Rubens, gloria dei pittori
oltramontani, e degli artieri fiamminghi, che non
hanno pari: sì, che, ingannato l'occhio anche dei

pili vicini, a gran pena può credere, che sia lavoro
di telaio, e non di pennello: anzi, nè a questo pure
dona il vanto, ma alla natura: sì vive sono le ìmagini.

Uno smisurato tappeto di seta, ricamato a festoni
ed animali di punto franzese, ornava l'interno del
presbiterio, dove erano altri candelieri, altri vasi
di fiori e profumieri d'argento, tn alto, all'arcone
sotto la cupola, era appeso lo stendardo dei due
Santi della Compagnia. Sulla parete interna della
facciata era un ritratto del Papa ed una iscrizione,
dentro una bellissima cartella.

fi quadro della Festa al Gesù, che non troveremo
negli inventari del Cardinale Antonio iuniore, gli
appartenne, però, certamente, poiché il Teti lo de-
scrive, come se fosse nella sala in cui era la Festa a
Piazza Navona, di cui parleremo, e che, invece, è
elencata fra le tele possedute dal porporato. Da
casa Barberini, il quadro, passato in casa Sciarra,
passò alla Galleria Nazionale.

Ad un altro quadro dello stesso genere si rife-
risce l'aneddoto che il Baldinucci racconta nella
Vita di Giovanni Miei: « Circa a quei medesimi
tempi (quando, cioè, il Miei dipingeva nella Gal-
leria di Montecavallo la Storia diMosi, che fa
scaturire l'acqua dalla roccia), il celebre pittore
Andrea Sacchi, avendo avuto notizia della suffi-
cienza di quest'artefice, non pure in ciò che ap-
parteneva al fare figure grandi, ma eziandio a
dipigne]e capricci e bambocciate... al che aveva
Giovanni più che ordinaria disposizione, strinse
con seco amicizia: e non solo volevalo del con-
tinovo a disegnare nella propria Accademia; ma
dovendo egli colorire in un gran quadro la mostra
che fa la cavalcata Pontificia, lo volle in aiuto,
e condusse la gran tela, che vedesi oggi nel-
l'appartamento tei reno del Palazzo Barberini; ma
non andò molto che, o fosse per ufizio di maligna
persona, o per altra qualsifosse cagione, Andrea
forte si disgustò con esso, e, venuto in collera, gli
disse, che egli se ne andasse a dipignere le sue
bambocciate ». A Palazzo Barberini esistono an-
cora parecchi quadri ritraenti feste, cortei e pa-
rate, ma non saprei a quale riferire la storiella
del Baldinucci. Alcune figurette molto sacchiane
sono nel primo piano di un quadro, che, probabil-
mente, accompagnava la Festa al Gesù e quella a
Piazza Navona, nel quale è rappresentata la inve-
stitura di Taddeo Barberini della carica di Pre-
fetto di Roma, cerimonia compiuta da Urbano VITI
nella cappella Paolina del Quirinale.

Accennerò appena all'opuscolo 1 ed alla stampa
dedicati da Antonio Gerardi alle due Monache

1 Rélationedel solenne Funerale e Catafalco fatto dalli Pp.
della ('. di (',. ecc., a tutti li loro fondatori e Benefattori, ecc
Roma, Bianchi, 1639.
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