L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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GIOVANNI INCISA DELLA ROCCHETTA

l'esistenza d'un ritratto del Giustiniani fatto da
Andrea Sacchi, la descrizione dell'inventario Bar-
berini calza perfettamente al quadro Borghese, che
è, dunque, senza dubbio, il ritratto del prelato,
famoso al suo tempo, e ricordato onorevolmente
nella Vita di Alessandro VII del Card. Sforza Pal-
lavicini. Ma un altro argomento venne, inaspet-
tato, a confortare ancora la mia opinione. Su di un
banchetto a Piazza del Paradiso, in mezzo a fogli
di poco o nessun valore, trovai un foglio strappato
dal volume Decisiones Sacrae Rotae Romanae corani
Reverendissimo P. D. Clemente Merlino, che porta
una stampa col ritratto del prelato, desunto, mi
pare, dal prototipo sacchiano (fìg. 7). Ma G. B.
Zampa che intagliò il ritratto a Forlì, non seppe
affatto rendere l'espressione arguta e leggermente
ironica del quadro romano, e diede al Merlini una
faccia bovina, esagerando la larghezza del naso,
ingrandendo gli occhi, alterando i tratti in modo da
perdere completamente lo spirito dell'originale. Ma
la zimarra a fitto disegno, i ciuffi di capelli sfug-
genti di sotto la berretta, le pieghe del colletto e,
un poco, anche lo sforzo di torsione del capo verso
la spalla sinistra, indicano la derivazione dal
quadro della Galleria Borghese 0 da un altro si-
mile che, probabilmente, esisteva a Forlì, presso
la famiglia Merlini.

Mi pare utile riavvicinare al ritratto Merlini un
quadro già riprodotto in questa rivista (pag. 344
del 1903), segnalatomi dal mio venerato Maestro
A. Venturi, come opera sconosciuta del Sacchi: si
tratta evidentemente, del ritratto di un giurecon-
sulto, come si può desumere dai titoli dei libri
nella scansia e mi piace di supporre che sia il
ritratto di Ludovico Aureli giureconsulto, che il
Teti (Aedes Barberinae, pag. 18) dice a Succhio
tam ingeniose effictum, ut prorsus redixisse Virum
clarissimum putes. Nell'Inventario del 1644 è ricor-
dato un ritratto in tela da testa del q. Ludovico
Aureli) (pag. 40), senza nome di autore.

Ritroviamo Carlo Maglioni, che aveva dipinto,
per incarico del Sacchi, che dovè pagarlo, un quadro
più grande che in tela d'imperatore, che rappresenta
la Madonna SS.ma col Bambino in braccio, fatto per
la Cappella del Palazzo di Segni, e poi un altro
simile al sopradetto che p. esser grande, è rimasto
in Roma a S. Em.za, quindi ritratti del Re diFrancia,
Delfino, Regina di Francia, S. Card. Richelieu dati
al S. Cinquino d'ord.e diS. Em.za (19 maggio 1643).1
Ma, evidentemente, il Sacchi aveva molta fiducia
in questo pittore, perchè dalle notizie dei libri
mastri, appare come l'artista che più lavorò sotto
la sua direzione; troviamo, infatti, ancora due
quadri fatti fare a lui dal S.r Andrea Sacchi per

1 Pag. 347.

S. Em.za die sono uno a guazzo con l'aurora in ovato
p. l'appartam.o nuovo, et uno a olio con la Regina
mre, Re di Francia e fr.cll° (31 dicembre 1644). 1
Qui voglio inserire una notizia curiosa circa la
posizione del Sacchi nella casa del Cardinale.

Nel libro Salari e companatici della famiglia del
Mese di Gennaio 1637 al Mese di Agosto 1642,2 tro-
viamo che, dal gennaio 1637 a tutto il marzo [640
Andrea Sacchi è notato fra gli straordinari, col
P. Valerio Poggi, teatino, chefungevada architetto,
col giardiniere delle quattro Fontane, con tre
schiavi, col nano Botolino e con la balia di
S. Eminenza (che non compare più dopo l'aprile
1639). Manca, per il dicembre [638, la notazione
del Sacchi, il quale, nell'aprile 1640, passa nella
prima categoria dei famigliari, in cui si trovano
Gerolamo Teti, Lelio Guidiccioni, il conte Pietro
Bonarelli, ecc., insomma i personaggi più in vista.
Nel mese di settembre 1640 sono notati al Sacchi
scudi 3,60; ma, probabilmente, per isbaglio, poiché
non risulta dal libro che una simile somma gli
fosse mai pagata, nè prima, nè dopo.

Ben più interessanti di queste sono le notizie
che troviamo nell'Inventario delti quadri e delle
statue dell' Eminenti"'0 Sr Cardle Antonio fatto
nel mese di aprile 1644.3 Alcuni di questi quadri
sacchiani sono ancora al posto in cui erano allora
come, per esempio, quelli che troviamo al principio
(pag. 1) nel Salone, quello, cioè, decorato da Pietro
da Cortona: « un quadro grande fatto à triangolo
con cornici di legno tinte di noci filettate di oro
con dentro S. Leone papa con due angeli, uno che
tiene un' regno, e l'altro una scrittura di mano
del S. Andrea Sacchi », « un quadro simile con
S. Tomasso d'Aquino e li Santi Pietro e Paolo di
mano del Sacchi ".

Si tratta dei modelli, in grandezza d'esecuzione,
dei pennacchi a musaico delle cupole minori in
S. Pietro. Il 5. Leone è nella cappella di S. I'etr< -
nilla, il S. Tomaso in quella di S. Leone Magno.
Nessun dubbio sull'attribuzione al Sacchi rei
S. Tomaso, che è il migliore suo lavoro del genere
e che fu ottimamente tradotto in musaico dal
Calandra, come su quella del .S'. Giovanni Dama-
sceno, riprodotto nel pennacchio dirimpetto. Per
il 5. Leone, invece, l'opinione comune è contraria
all'assegnazione al Sacchi, al quale viene dato
concordemente il 5. Flaviano Patriarca di Costan-
tinopoli, copiato nel pennacchio contiguo al > h
Leone.

L'inventario barberiniano, compilato quando il
Sacchi era vivo e vegeto, e quando con facilità si

1 Pag. 417.

2 Arch. Barberini III 9, n. XIV.

3 Arch. Barberini, III XVIII, 158,
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