L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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GIORGIO SANGI0RG1

sulla scorta del Gayet, a riportarne il mistico significato avanti i tempi dei pellegrinaggi
in Terra Santa, ossia ai primi dell'era cristiana. 1

Appoggia altresì la proposta identificazione, il valore simbolico di altri emblemi che
troviamo abbinati alla nostra rosa negli stessi tessuti coptici, come, tra gli ovvi, la croce
e il paniere eucaristico;2 nè può contrastarla la botanica considerazione che l'Anastatica
hierochuntica è un'umbellifera, giacché appar chiaro, per l'esigenza pratica del disegno, che
l'infiorescenza tipica a detta specie dovesse venir considerata come un insieme di singoli
fiori congiunti naturalmente in mazzuolo.

Un'altra pianticella peculiare a un gruppo tessile ritenuto panormitano del secolo xn,
è l'alga callythomnium (fig. 2). Il gruppo che la reca in forma sintetica di cespo a segmenti
rossi e oro, è delimitato dall'uso speciale degli oggetti, che sono passamani di mitrie e
pianete o pur stole e cingoli. Fra i monumenti che meglio valgono ad illustrarlo vanno
menzionati il cingolo di Guglielmo II di Sicilia, nel Tesoro Imperiale di Vienna;3 altro
pertinente alla donazione di Enrico il Santo, in Ratisbona;4 il passamano della mitria del
Vescovo Hartmann, nel Duomo di Bressanone; s e altro ancora sulla casula di S. Giovanni
Angeloptes, nella Metropolitana di Ravenna.6

In codesti passamani la pianticella stilizzata, che n'è quasi marca di fabbrica, non
altrimenti si può individuare che nel callythomnium (tipico per le ramificazioni tubolari
a segmenti rossi), che il mare butta in abbondanza alle rive mediterranee e particolar-
mente alle sicule; cosicché essa, come certi granchi, certi nicchi e certi pesciolini, impressi
nelle piccole sculture ellenistiche, suggella d'origine marina i tessuti che la recano. Ma
non alimentata d'alcun significato simbolico, nasce e muore nell'angusto campo tessile
indicato come un qualunque effimero capriccio ornamentale.

Diversa sorte ebbe invece il simbolo cinese Luen che ci offre un eloquente esempio,
fra i tanti, dell'attivo potere trasmigratorio di certi segni ideografici, di regione in regione.
Detto simbolo è di tre sfere fiammeggianti poste sovra fiore di loto, ad indicare questo la
terra e l'acqua, quelle il cielo.

Tale appare primieramente in Oriente in una seta cinese del secolo vii, nel Tesoro di
Nara (fig. 3 A); ritorna quindi nel suo ulteriore cammino verso occidente nel drappo
ond'è covertata la tomba di una moglie di Murad II (1451), in Brussa; e poi in altri vel-
luti, tappeti e maioliche osmanici; ma ivi in forma di tre palle e di ondulazioni, in luogo
dell'acquatico loto. In Italia il simbolo rifiorisce in molteplici allegorie cosmiche come,
ad esempio, su di un broccato veneziano, recante dette sfere fra aquile raggianti verso
leoni abbeverantisi (fig. 3 B); poscia, corrotto, scompare da un ultimo drappo quattro-
centesco, qual semplice motivo, privo di contenuto (fig. 3 C).

Forse per la stessa via altrettanto tempo impiegarono le nubi stilizzate in nastri a
raggiungere dalla Cina i dipinti del Trecento nostro, che le accolgono nei loro cieli d'oro.
E certi accenti stilistici d'elegantissima grazia nelle Madonne dello stesso tempo non con-
suonano forse lo stesso coi dipinti della dinastia Ming? Par rispondere all'ardita domanda
il qui annesso broccato tibetano raffigurante i Cento Budda, che vediamo poi trasfigu-
rati in una teoria di Madonne, intessute al duodecimo secolo occidentale (fig. 4).

Ma a chi non vuol sapere d'influenze eteroclite (le quali non credo detraggano
all'arte nostra neppur menomamente), riferisco in compenso due fonti indigene offerte

1 Gayet, Exploration des nécropoles gréco-byzan-
tines d'Antinoe, in Annales du Musée Guimet,
t. XXX, p. 37.

2 Errerà, Collection d'anciennes étoffes e'gyp
tiennes, Bruxelles, 1916, n. 127 e 152.

3 Bock, Die Kleinodien.

* Melanges d'Archeologie, 1851.

5 Dreger, liuropaische Weberei, voi. I, tav. 73.

6 Le Gallerie Nazionali Italiane, voi. III.
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