L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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GIAQUINTO E LA PITTURA BAROCCA TARDA A ROMA

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che sotto tanti aspetti può considerarsi un grandioso
sviluppo (sviluppo e non già derivazione) della
pittura veneta del Cinquecento e soprattutto vero-
nesiana e bassanesca,1 è la riprova della impossi-
bilità di separare nettamente e rigorosamente i
vari periodi del barocco. Non si può fare una teoria
del barocco tardo come di un movimento a sè:
esso non è che uno sviluppo dell'arte del periodo
precedente, dall'eroico al pastorale. Resta iden-
tico il significato profondo di quell'arte, il lin-
guaggio del colore e della pennellata, la trasfigura-
zione fantastica delle cose nel senso, inteso questo
come un misticismo della materia.

La tendenza sempre più pittorica del barocco
nel suo svolgimento, che è sempre maggiore deter-
minazione della sua natura, doveva manifestarsi

1 Questo intuì il Fiocco quando disse Giaquinto « ultimo
erede della tradizione venezianesca paesana » (cfr. L'Arte,
a. XX, p. 361).

negli ambienti liberi da una tradizione di classicità:
a Napoli, a Genova, a Venezia. Appunto perciò è
per noi assai significativo che il movimento tardo
barocco abbia avuto come suo maggior esponente a
Roma un artista tuttaltro che romano, e che quel
movimento ivi sia stato in massima parte impor-
tato.

Si viene così a ribadire quello che da principio ho
notato circa la continuità della tradizione antiba-
rocca nell'ambiente romano.

Proprio per questo mi è parso interessante consi-
derare l'opera del Giaquinto a Roma, oltre che per
studiare nella sua pittura un aspetto individuale
di tutto un vasto movimento d'arte, per notare il
carattere proprio alla tradizione artistica dell'am-
biente romano settecentesco, nel quale tanto più si
sente, per effetto di contrasto, la felice immedia-
tezza dell'arte di quel maestro, di fronte alla nul-
lità fantastica dell'accademismo.

Vittorio Moschini.
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