L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

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più libere di paesaggio settecentesco, a tutta la corrente dei
vedutisti veneti, opposti alla classica compostezza degli
incisori e dei disegnatori tradizionalmente fedeli ai luoghi
celebri di Roma, mancanti, però, di ogni originalità e d'ogni
entusiasmo nelle proprie opere.

11 volume dell'Hind continua l'idea del Focillon, che pub-
blicò nel 1918 il suo Essai de Catalogne raisonné dell'opera
intera di Piranesi: ma l'autore, facendo precedere al suo
catalogo, prima una breve nota biografica, poi alcune
note all'opera di Piranesi, organizza e chiarisce le accurate
notizie che poi raccoglie nel minuzioso elenco di stampe.
Il catalogo viene ad essere, così, di grande utilità per lo
studioso che voglia accostarsi all'opera del grande incisore
con una chiara idea dei programmi che l'artista svolgeva
per proprio conto, nel dare alle stampe piuttosto una serie
che l'altra di vedute. E che egli riunisse, anche per una mag-
giore efficacia sul grosso pubblico, di quando in quando, le
sue incisioni in serie stabilite, basta a ricordarcelo il bel foglio,
riprodotto dall'Hind a tav. II, con il completo elenco delle
incisioni piranesiane fino al 1779. Con quanto entusiasmo
Piranesi elenca le sue opere: le Antichità romane, le Archi-
tetture diverse, le Vedute di Roma e, infine, le Carceri!
egli enumera le sue incisioni, e distende i fogli del suo elenco
sulle mura ricoperte di vegetazione, tra frammenti di statue
e di anfore, dando, così, anche al foglio di catalogo l'aspetto
tipico delle sue fantastiche vedute.

Giovandosi anche di questo primo elenco piranesiano,
l'Hind suddivide le incisioni di Piranesi in vari gruppi che
corrispondono, in fondo, alle fasi della sua arte, aggiungendo
buone note bibliografiche ad ogni incisione: egli riesce, così,
a darci, con la sua pubblicazione, un aiuto prezioso per lo
studio dell'opera di G. B. Piranesi.

Carattere completamente diverso ha il volume dell'Her-
manin, il quale, del resto, non s'occupa per la prima volta
dell'arte di Piranesi. Egli aveva già, dopo il primo catalogo
(Gali. Naz. Italiane, 1897-98) studiata l'opera del grande
incisore in un suo saggio (& B. Piranesi, architetto incisore,
Torino, 1915) e il nuovo volume viene a completare la serie
dei suoi studi sul maestro.

L'Hermanin'preferisce accostarsi al lato pittorico dell'opera
di G. B. Piranesi, studiandone i disegni originali e cercando
di cogliere l'espressione fantastica, tipica del maestro ve-
neto, anche in quelle incisioni che sembrano più classica-
mente disposte e meno caratteristiche dell'esuberante fan-
tasia piranesiana.

Muovendo dal celebre «Elogio» che Gian Lodovico Bian-
coni fece dell'artista nel 1779 e nel quale l'Hermanin
trova giustamente riflessa la critica dell' accademismo
all'opera di Piranesi anelante alla liberazione dai convenzio-
nalismi, l'autore traccia brevemente le vicende dell'artista,
dalle prime disillusioni come architetto ai suoi tentativi di
prospettivista, fino a quando, conquistata in modo del tutto
personale l'abilità della tecnica nell'incisione, egli diviene
realmente originale e si trova pienamente in armonia con il
suo desiderio romantico di trasfigurare le architetture e tra-
sportarle in un mondo fantastico.

Si può dire, con l'Hermanin, che da questo momento
s'inizi l'arte di Piranesi.

Particolare importanza assume poi il volumetto dell'Her-
manin, giacché per la prima volta vengono pubblicati niti-
damente i bei disegni originali conservati agli Uffizi: studiare
il rapporto tra questi rapidi schizzi, che hanno tutto il fa-
scino dell'improvvisazione o dell'appunto affrettato (tav. VII,
X, XI), con le incisioni già sviluppate, ben composte, accu-
ratamente lumeggiate a piccoli tratti di bulino, è quanto
mai interessante. Vi si sorprende il passaggio tra la prima
tumultuosa idea che s'affaccia all'artista come accostamento
di masse semplici, rudimentali, e la chiara, definitiva com-
posizione, che anche nell'accentuato effetto chiaroscurale
conserva la sapiente disposizione architettonica propria
delle incisioni piranesiane.

Si accenna poi, molto opportunamente, nel volume del-
l'Hermanin, alla stretta relazione tra Piranesi e gli sceno-
grafi seicenteschi; è questo un campo nuovo, che potrà
certo essere sviluppato maggiormente e illuminerà la figura
dell'artista in modo ancora più completo. Per ora, va ri-
conosciuto all'Hermanin il merito d'aver ricordato la que-
stione e d'essersene servito per render più acuto e completo
il suo saggio. V. M.

IX. - " Ottocento „ e Arte contemporanea.

A. Michel. Peintures et pastels de René Ménard,
Paris, A. Colin, 1923.

La libreria Armand Colin inizia con questa pubblicazione
alcune monografie di pittori moderni. La Casa editrice,
già meritevole di notevolissime pubblicazioni d'arte,
proponendosi lo scopo di far conoscere nel modo migliore
i più significativi artisti del nostro tempo, ha scelto René
Ménard tra i primi. Il Michel premette alla bella serie di
riproduzioni una brevissima presentazione dell'artista che,
del resto, in Francia è più conosciuto di quel che si creda, e
nota l'importanza dell'arte di Ménard di fronte all'impres-
sionismo decaduto in forme di tecnicismo banale e goffo.

È notissima la reazione costruttiva e compositiva di tutta
una serie di artisti, subito dopo le degenerazioni dell'im-
pressionismo: molti artisti che si ricollegavano sopratutto
alla corrente neoclassica o al paesaggio classico di Claudio
di Lorena, videro nel tardo impressionismo perdersi le virtù
sostanziali dell'opera d'arte in un'orgia di colore non più
sorretto da un disegno solido, ma disperso nel quadro in
cui la composizione veniva così a mancare.

Tra questi artisti, caratterizzati, inoltre, da una fisionomia
di cultura e di letteratura nella loro arte, René Ménard
prende certamente un posto eminente. Egli rinuncia alla
espressione chiassosa e violenta nella pittura, per raccogliersi
in una forma '(plus grave, plus recueillie, plus sombre », come
dice il Michel; non si cura di cercare i suoi modelli nella
umanità che lo circonda, ma popola i suoi paesaggi, un po'
tenebrosi e crepuscolari, di ninfe, di giovani dee, come i pit-
tori del Seicento francese disponevano i toni chiari delle nude
divinità sul vérde del prato o della selva dagli alberi fronzuti.
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