L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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COSTANZA LORENZETTI

della chioma aurata prende volume, folta, composta in piccole ciocche preziose alle
tempie, mentre lo sguardo soave dei limpidi occhi vi fissa come dall'alto dell'affresco
della Consegna i giovani apostoli nella Sistina.

E solo con le opere del Perugino trova riscontro il segno, la lieve pennellata co-
struttiva che segue, modellando, l'andamento delle forme, e che, da vicino, sembra pro-
fondersi in filamenti bianchi, rosei, gialletti, violacei talvolta nelle ombre, come sulle
palpebre, e disposti a fili paralleli o a tratteggio reticolato secondo l'impero della luce e
dell'ombra.

È questa la sua grafia. Pennellate lievi che fanno l'impressione di essere state trac-
ciate di getto come il genio dell'arte dettò, a foggiare, in breve, un piccolo capolavoro.
E questo lavoro rapido della mano per fortuna si segue qui senza impaccio d'offuscate
vernici. Distinguete le pennellate peruginesche, da vicino, ad una ad una, tanto che si
possono contare, ma se indietreggiate un poco dall'opera e la sogguardate socchiudendo
gli occhi, vi si ricompongono in un'unità vivente, che crea quella luminosa cute rosea
del volto giovanile e l'onda morbida dell'ondeggiante chioma sull'omero sinistro, c
la rosea giubba.

Purtroppo la fotografia annienta la limpidezza dell'interferire delle luci aeree rosse
del corsetto colle aurate delle chiome nella parte sinistra sulla gota e sul collo. Il vivo
bagliore riverberato dalla stoffa sotto il mento, ad accentuare il risalto plastico della mi-
rabile testa, contrapponendosi al partito di luce che invade il collo a destra e si raccoglie
sulla lista bianchissima del solino, è la nota luminosa più alta della composizione.

Avvicinato ai ritratti della Consegna delle chiavi (es. fig. 2), alle opere che imme-
diatamente seguono la matura conquista dell'arte peruginesca, affermatasi a Roma, quale
perfetto consentimento!

Se la data della stampa del codice omerico non segnasse evidentemente la data del
ritratto, questa non sarebbe difficile a fissarsi con precisione quasi assoluta. Potrebbe
oscillare tuttavia di un lustro e poco più!

Si può determinare la data dell'opera, non prima del 1483, periodo di formazione a
cui appartengono l'Adorazione dei Magi della Galleria di Perugia, pur ricca di forti e vivaci
evocazioni ritrattistiche, e il ritrattino di fanciullo a Dresda, che già reca tanta parte
della personalità artistica del Perugino, ma che ancor serba qualche acerbezza nella pre-
parazione delle carni verdine, nel più tormentato contornare; nè d'altra parte sarebbe
lecito scendere fino al periodo cui appartiene il ritratto di Francesco delle Opere, pe-
riodo in cui già tende a scomparire la freschezza d'ispirazione dall'arte di Pietro Van-
nucci.

Qui la pittura, nel suo breve spazio, dispiega i rapporti preziosi del colorito perugi-
nesco nel vellutato berretto bruno, in certe luci riflesse che sembrano modellate nell'aria,
e la particolare resa dell'atmosfera solare dell'. 4 pollo e Mar sia nel Louvre. E l'effetto
luminoso delle carni prelude alla limpidità incontaminata del mirabile tondo della Ver-
gine con angioli e Santi, gioiello incomparabile della Galleria del Louvre. Certamente,
e per la vigoria del modellato, e per il particolare sentimento decorativo della posa,
e per l'espressione raggiunta di singolare quiete spirituale, il ritratto tipico del Perugino,
in tutte le sue svariate trasfigurazioni del vero, si può dire già compiuto nei due gruppi
di ritratti di destra e di sinistra nella Consegna.

Quivi già il Vannucci, cimentatosi col vero con sì svariata e vigorosa abilità d'inter-
pretazione, compie il più grande distacco sulla sua comune tipologia delle figure ideali.

Eppure, avvicinato questo ritratto di Piero de' Medici a ciascuna di quelle teste,
vi ritrova mille richiami, come creatura nata dalla stessa famiglia. Osservate quella
di giovane uomo dietro la grande figura dell'apostolo dopo S. Pietro, nel vertice del
triangolo ritmico a sinistra, che stacca sul fondo chiaro madreperlaceo, bellissima per
carattere, per peruginesco raffinamento! C'è già, in questa dell'affresco, lo stesso ef-
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