L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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ADOLFO VENTURI

suo pieno valore, la forma bella, affinata in questa nuova edizione, l'onda della linea
squisita, la cadenza nervosa e torpida a un tempo del prezioso stelo umano, delle chiome
spioventi sul torso, del velo che si perde, brivido di aria, vena di luce impercettibile,
nell'ombra del fondo. Sparito il divino scenario che attornia Venere nata dal mare, nel
quadro degli Uffizi, e celebra l'incanto dell'immagine cullata dall'onda e dal sogno, il
pittore poeta glorifica col solo abbandonato ritmo della linea, con la perfezione della
forma, il fascino della dea.

Son queste meraviglie che fanno di Sandro Botticelli l'idolo degli amatori. Ogni
pittura, disegno, incisione, cadute dalle mani preziose, è stato ristudiato, ripubblicato,
in Europa e in America; e le monografie grandi e piccole a lui dedicate, ogni giorno più
si moltiplicano. Eppure rimane ancora da spigolare nel campo da lui fiorito.

Non si è veduto, ad esempio, come alle pitture del Botticelli nella Sistina si rial-
lacci un ritratto di giovane, attribuito, nella galleria Corsini di Firenze, ad Antonio Pol-
lajolo. Rappresenta con probabilità un personaggio mediceo, come fa credere l'anello a
punta di diamante, insegna tra le sue dita (fig. i).

Vi si ritrovano la sottigliezza vibrante dei lineamenti, l'onda veloce dei contorni, la
fioritura di lumi sui fili, che si sprigionano dalla massa della chioma per intrecciare anelli
di luce, come i fili d'erba sprizzanti dal suolo nell'affresco della Guarigione del leb-
broso. E sebbene una crudele ripulitura, aiutata nella sua opera demolitrice da ritocchi
evidenti in nere macchie sul collo e sulla guancia, abbia distrutto, con la epidermide
del colore, la superfice vellutata delle forme botticelliane, rimangono, a conferma del
nome di Sandro, il berretto dello stesso tono rosso granato che vediamo nel ritratto del
Lorenzano, e la mano, che intatta conserva la morbida lanugine delle superfici colorate
dal Botticelli, la struttura delle dita a nocche tumide, a punte affilate, e la delicatezza
nervosa dell'atteggiamento: le dita raccolte per trattenere l'anello sfioran vibranti il da-
vanzale, e come nitida e lieve trema sulla loro trasparenza rosea di conchiglia l'ombra
dell'anello mediceo! Altro particolare intatto: il gioiello di smalto abbandonato sul da-
vanzale, ove si ritrovano, nei petali dei fiori, le note grigio viola predilette dal Botticelli.
Nel volto gracile e sensitivo, gli occhi larghi, d'ambra limpida, gli stessi occhi che sboc-
ciano come fiori di luce dalle palpebre dei giovani paggi assistenti al Sacrificio del leb-
broso, hanno lo sguardo sognante e sospeso, il fascino melanconico delle creature botti-
celliane, dalla Giuditta vendicatrice a Venere cullata dalle onde.

Rivendicato al Botticelli questo quadro, ornamento della principesca galleria fio-
rentina, abbiamo veduto, in un salottino di essa, sperduti, per la loro piccolezza, tra i
grandi quadri delle pareti, due medaglioncini di minima misura, certamente parti di
qualche ancona mutilata: essi intonano, proprio accanto alla monumentale riquadrata
sagoma del Ritratto di Clemente VII, dipinto da Sebastiano del Piombo, una delle più
ammalianti e acute musiche della linea botticelliana (figg. 2, 3).

In un tondo l'angelo genuflesso infiora col tralcio di giglio il limitare della stanza
di Maria; nell'altro la Vergine, interrotta la lettura, inchina la fragile persona, mentre
dalle schiuse labbra, in un soffio, s'involano le parole dell'umiltà: « Ecce Ancilla Domini ».

I guasti hanno corroso alquanto il volto dell'angelo, indurendo e fissando le mobili
linee dei profili botticelliani, ma i frastagli dardeggianti delle bianche pieghe appun-
tate sul pavimento, il fiotto del manto rosa e lo slancio delle ali tese, la vita delle stoffe
fluenti dal busto inchino e lungo il braccio piegato, per scavare, con repentina crudezza,
solchi concisi dal cinto lungo il fianco, ci serbano intero il godimento del complesso
ritmo di Sandro. E intatti sono i rapporti di colore, l'ineffabile armonia del bianco avorio
di ali e di veste col rosa del manto, col fondo bigio.

II movimento si esaspera nell'altro tondo, per il contrasto tra l'impeto di raffica
che investe l'esile stelo dell'immagine e s'ingolfa nella tenda, e l'architettura geome-
trica dei mobili attornianti, tra l'arco vertiginoso, che l'orlo del manto descrive apren-
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