L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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ANCORA f/AT'ANNUNCI AZIONE DI FILIPPO LIPPI

Il manto della Vergine, di velluto azzurro cupo con orli a tratteggi dorati, s'allenta
in pieghe disfatte, lungo la persona, guizzando dalle braccia a terra, con ondeggiamenti
profondi che portano ancora nel quadro un'eco gotico fiorita, e ne dimostrano, anch'essi,
la data primitiva: dal velo, di un delicato bianco verdognolo, acqueo, preludio ai bianchi
di Sandro Botticelli, traspare, passando sul petto, l'azzurro del manto, sotto cui ride la
fiamma della rossa tunica aderente.

Nel gesto, negli occhi assorti e turbati, la Vergine, le cui carni hanno il fondo verdo-
gnolo caratteristico di Filippo Lippi, riflette la serietà propria alle fisionomie lippesche
anche nel periodo maturo, ma l'angelo è immagine di tale fiorita grazia, quale si trova
solo nelle opere prime di Filippo, quando l'impressione della soave arte di Beato Angelico
era ancor viva e presente nel pittore. L'inchino che flette la gentile figura nel passo, con
armonia ineffabile di curve, dal torso alla testa inghirlandata di riccioli, alle ali uncinate,
al lembo di tunica strisciante sui piedi, la letizia dei colori trasparenti luce, fanno del
timido messaggero un'apparizione tra le più incantevoli del primo rinascimento in Fi-
renze, un anello di passaggio tra la fragile bellezza dell'Angelico e l'eleganza di Francesco
Pesellino.

Di rado Filippo Lippi ha dato alla sua linea tanta precisione e gentilezza, quanta
ne spiega nel segno dei riccioli a rosetta, delle pieghe resistenti, raggiate, in forma di co-
rolla, dal cinto, delle increspature sottili, che, nel curvarsi, come penne d'ala, al movimento
dell'esitante figura, nell'accompagnare d'un fruscio lene il timoroso passo del fanciullo,
svelan la grazia della linea fluente di Filippo Lippi, ereditata poi dall'arte primitiva di
Sandro Botticelli. I colori, sensibili alla luce, si fondono in armonie delicate di bianco acqueo,
di rosa antico, di biondo lino, di verde: verde cupo con rigidi lumi d'oro le ali protese sul
capo, come si vede nell'angelo che annuncia la morte a Maria (predella dell'Accademia
fiorentina); rosa antico il manto, tendente al lilla nella luce, lungo il fianco, al rosso nel-
l'ombra del fascio di pieghe sollevato dal braccio dell'angelo; bianco avorio le carni, con
trasparenze rosate sulle guance, porpora tenue del sangue.

Ancora c'è la delicatezza del colore diafano di Beato Angelico in quelle sfumature
perlacee sboccianti all'orlo del volto e sul collo, sotto la pallida luce dei riccioli di lino.

Armonista squisito di colori, come Filippo si rivela nella opere citate di Londra, il
pittore accosta al rosa del manto il verde ulivo dei risvolti; fonde le tinte dei capelli, delle
carni e della tunica; intona una lieta primaverile sinfonia di colore alla gentilezza ingenua
dell'immagine, a quella freschezza di fiore di campo.

L'arte del maestro fiorentino raggiunge in questa figura di timido paggio la sua mas-
sima perfezione.

Adolfo Venturi.
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