L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

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le divide in due gruppi: quello delle Madonne e quello delle
figure nude.

Al gruppo delle Madonne, enumerate si può aggiungere
anche quella, appartenente alla famiglia Boski a Parigi, si-
mile, più elle ad altra, alla Madonna di Richmond.

Parla poi della Leda del Principe di Wied, Ac\VAbbondanza
di Borromeo e della Maddalena di Brivio a Milano, che ri-
tiene opere quasi certe di Gianpietrino.

Quanto alle Sante Calei ine e alle Maddalene a mezza figura
ignuda, dice di non vedervi nessun ricordo leonardesco,
così da non poterle ravvicinare alle opere riconosciute a Gian-
pietrino, mentre vi trova il tipo del viso, il corpo fiorente, lo
sfumato nelle ombre, lo splendore delle carni sul fondo
oscuro, che si riscontrano nella Cleopatra. Era, quindi, natu-
rale, attribuendo le mezze figure nude a Gianpietrino, di as-
segnargli anche la Cleopatra, ma questa è assai più bella di
quelle, ed ha nello sguardo una tenerezza ed una malinconia,
che non si ritrovano che Bell'Eva del Sodoma.

Nell'ini ertezza che regna intorno all'attribuzione all'uno
o all'altro degli artisti leonardeschi, s'era formata la tradi-
zione di dare a Gianpietrino le mezze figure nude, che si ri-
collegassero più o meno da presso alla Scuola milanese. I.'A.
crede, però, che si sia generalizzato troppo e che, come già la
Lucrezia di Torino fu dal Morelli tolta a Gianpietrino per
darla al Sodoma, coni'' da Marcel Ri rinomi, suo padre, fu
fatto per questa Cleopatra, cosi forse bisognerebbe togliergli
anche le belle mezze figure di .S'. Caterina e della Maddalena,
per darle a seguaci del Sodoma. G. I. d. R.

b) Cinquecento.

Alfonso Rustici. Federico Zuccari. Notizie Ilio-
grafiche in relazione con gli affreschi della Cap-
pella del Duca di Urbino a Loreto. (Estratto
dalla Rassegna Marchigiana, gennaio 1924).

Sulla scorta di documenti Alfonso Rustici raccoglie in
questo, opuscolo alcune notizie biografiche del pittore, fer-
mandosi particolarmente su un episodio della vita di lui:
il processo che gli fu intentato a causa di quella sua
pittura allegorica: Porta Virlutis. che «li attirò lo sdegno di
coloro che, avendo criticato una sua precedente opera, vi-
dero in questa allegoria una vendetta del pittore che li
avrebbe <■ tacciati d'ignoranza ».

Il processo suscitò l'ira del Pontefice che gli tolse l'incarico
delle pitture della Cappella Paolina a cui egli attendeva.

E qui l'autore mette in luce tutto l'episodio, di cui veniamo
a conoscere i particolari da lettere scritte dallo stesso Zuc-
cari al Granduca Francesco di Toscana, col quale sfoga il suo
dolore per l'ingiusta pena.

Quindi il Rustici riproduce le lettere scambiate fra il
Duca di Urbino, Francesco Maria II della Rovere, e il suo re-
sidente romano Ubaldo Falcucci, il quale doveva occuparsi
di ottenere dal Pontefice il perdono dello Zuccari che desi-
derava anche riprendere gli affreschi della Cappella Paolina
dopo aver compiuto i lavori che stava eseguendo a Loreto
nella cappella del Duca di Urbino.

Infine LA. dà uno sguardo alla, cappella loretana, sempre
sulla scorta di alcune lettere dello Zuccari in cui egli parla
di questi suoi lavori.

Alfonso Rustici non si occupa in questo studio di questioni
artistiche, nè fa apprezzamenti dell'opera di Federico Zuc-
cari: egli si limita, invece, a studiare dal lato storico alcuni
punti della vita del pittore e raggiunge il suo intento con
l'esame di documenti che diligentemente raccoglie.

A. B.

VII. - Rinascimento straniero.

Pierri; Bautier. Jacopo de' Barbari et Marguerite
d'Autriche. Les débitts de Vitalianisme dans l'art
dea Pays-Bas. (Extrait de La Revue d'Art-,.
MCMXXI11).

Per quanto l'autore ci ripeta con particolare insistenza
che le ragioni del suo interessamento per il « pallido Vene-
ziano » si debbano ricercare principalmente nell'amicizia
del maestro per Margherita d'Austria, rievocata con profonda
nostalgia, questo studio del Bautier su Jacopo de' Barbari
contribuisce a mettere in giusta luce la figura dell'artista
il cui nome per troppo tempo servi di assai comodo rifugio
alle produzioni veneziane non identificate. L'A. ne chiarisce
lasituazione di introduttore dell'italianismo nei Paesi Bassi,
limitandone l'influenza esageratamente esaltata e studian-
done le relazioni con i grandi artisti nordici, con i quali venne
a contatto. Nulla parmi vi sia da aggiungere a quanto il
Bautier osserva illustrando alcune delle pitture e delle stam-
pe che portano il distintivo di Jacopo o che gli sono general-
mente attribuite; nò a quanto dice della predilezione del
maestro per la natura morta, elencando, oltre alla famosa
« pernice », altre opere dello stesso genere e notando la de-
rivazione prettamente veneziana di questo genere d'arte di
cui Jacopo fu detto il creatore. Quel che però ci sembra da
escludere definitivamente è la Galatea del Museo di Dresda,
che, secondo il Bautier, fa pensare ai pittori fiorentini, Pol-
laiolo e Botticelli, ai quali fu attribuita; e che, non solo non è
opera di Jacopo de' Barbari, ma è senza dubbio tedesca, assai
più vicina a Luca Cranach che ai pittori toscani esaltatori
della linea. B. S.

" Seicento „ e " Settecento „

Voss Hermann. Caravaggio^ Fruhzeit: Beitràgc
zur Krìtik seiner Werke und seiner Entwicklung
(in Jahrbuch der Preuszischen Kunstsammlungen,
19-23. V- 73 e SRR )-

Il Caravaggio, l'artista meraviglioso che alla pittura smar-
rita nella tradizione manierista disse la parola nuova, e
bandì il verbo rinnovellatore, che si sparse rapido per l'Italia
e l'Europa, non ha avuto ancora un'opera che raccolga in or-
ganica sintesi i risultati delle molteplici frammentarie ri-
cerche.

A queste porta un nuovo contributo lo studio del Voss,
che qui esaminiamo. L'autore, con la guida delle vite del
Baglione, del Bellori e delle annotazioni del Mancini, cerca
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