L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

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di limarla, di fargliela leggere e di farla rivedere al Varchi.
Poco dopo don Miniato Pitti scriveva al Vasari lodandogli
l'opera e proponendogli dei revisori; e il Giovio, alla fine del

1547, che aveva divorato il libro appena avutolo, trovandolo
degno d'essere stampato; e Annibal Caro, in quello stesso
tempo, facendogli grandi elogi della parte delle Vile manda-
tagli a leggere e dando consigli sullo stile (« Panni anchora
bene scritta et puramente et con belle avvertenze. Solo vi
desidero che se ne levino certi trasportamenti di parole
et certi verbi posti in fine, che si fanno talvolta per eleganza
et a me generano fastidio. In un'opera simile vorrei la scrit-
tura apunto come il parlare »); e il Giovio, nel gennaio del

1548, proponendogli d'intitolare il libro Le vite deili excel-
lenti artefici. Leggiamo quindi via via molte lettere sulla
stampa dell'opera, sulle tavole che vi si volevano mettere,
sulla correzione delle bozze, ecc., finché sorti il libro e il
20 maggio 1550 il Borghini di ritorno da un viaggio scriveva
al Vasari di aver visto l'opera sua a Bologna.

Documento di eccezionale importanza è, poi, quella lettera
del 17 aprile 1561 scritto da Cosimo Bartoji al Vasari,
esempio palese e significativo del modo in cui fu arricchita di
notizie l'edizione del 1568. Scriveva il Bartoli da Pisa; ripor-
tando le iscrizioni che si leggevano nelle pitture del Campo-
santo, e si doleva della fatica datagli dal Vasari « a leggere
quelle cosaccie che voi mi chiedete ». Nel rovescio di questa
lettera v'è un elenco di opere medióevali e di date scritto
dal Vasari con riferimenti alle carte di un'opera sconosciuta.

Tra le lettere di particolare importanza per la storia del
nostro Cinquecento primeggiano quelle del Buonarroti, con
riferimenti importantissimi alle sue opere e specie alla cu-
pola di S. Pietro.

Si tratta, quindi, di un'opera di fondamentale importanza
per ogni studioso e di un mirabile esempio di metodo eru-
dito, v. e. ni.

Vincenzo Pacifici. Ippolito II d'Este cardinale
di Ferrara. Tivoli, Società di Storia e d'Arte,
s. d., pag. 470, tav. XVI. — L. 25.

Erudita ricostruzione storica della vita e delle opere del
Cardinale estense, condotta con paziente, lodevolissimo
studio di tutti i documenti inediti che si conservano nelle
biblioteche e negli archivi. Con accuratezza di preciso cro-
nista l'A. ci narra con ricchezza grande di particolari tutte
le vicende della vita dell'Estense e ci mette in grado di ri-
pensare con nuova determinatezza la significativa figura
di quel cardinale politico e umanista, finora non abbastanza
studiato dagli storici.

Sono, per noi, particolarmente interessanti i capitoli rela-

tivi al mecenatismo di Ippolito II, alle grandiose costruzioni
della villa, ora distrutta, di Montecavallo e di quella ti-
burtina. Come pure leggiamo con grande utilità le molte
notizie documentate relative agli artisti che lavorarono per
il Cardinale, dal Cellini al Serlio e al Vignola, da Pirro lo-
gorio agli Zuccari con tutti i loro collaboratori, v. e. m.

G. F. Hill. L'Ecole des Médailleurs de Mantoue ci
la fin du xvm'' siede (extrait d'Arethuse, ottobre

1923, fase. i°).

L'articolo è, come dice l'autore, una rapida rassegna, una
veduta d'insieme dei vari maestri della medaglia che alla
fine del '400 lavorarono nella celebre corte di Mantova, du-
rante i regni successivi di Lodovico III, Federico I, Fran-
cesco II, Federico II. L'autore, facendo menzione delle più
belle loro opere, sa inquadrare gli artisti di cui parla entro
sicure linee; peraltro, non tocca questioni particolari, né
risolve interessanti e nuovi problemi in fatto di discusse at-
tribuzioni.

Un giudizio dell'Hill su Pierjacopo Ilario Buonaccolsi
riesce molto interessante però, poiché l'autore attribuisce
a questo artista una bella serie di graziose piccole meda-
glie, tutte di una grande finezza di esecuzione, di Gianfran-
cesco e della sua sposa Antonia del Balzo.

La personalità artistica dell'Antico è molto incerta
ancora, e lo stesso Umberto Rossi non seppe attribuire con
sicurezza a lui che due sole medaglie; perciò, dico, il giudizio
di grande importanza ed eccita ad una più accurata ricerca
sul tanto ancora discusso scultore quattrocentista.

G. A.

G. F. Hill. L'Écoledes Médailleurs de Mantoue au
de'but du xvinle siede (extrait d'Arethuse, gennaio

1924, fase. 2).

Con questo secondo articolo, che si collega a quello dell'ot-
tobre 1923, l'autore seguita, con lo stesso sistema di rapida,
ma chiara sintesi, la trattazione delle scuole della medaglia
in Mantova. Egli giunge fino al terzo decennio del '500, pre-
sentando l'opera di Marco Cavalli, Mea, G. Battista Cavalli,
con i quali maestri la gloriosa scuola mantovana può dirsi
chiusa.

Questo articolo, dunque, felicemente completa un insieme
di essenziali notizie su quei maestri che realmente apparten-
nero alla scuola di Mantova. E ciò può riuscire utilissimo a
chi voglia venire ad una conoscenza generale della storia
della medaglia italiana nel Rinascimento.

Sarebbe davvero desiderabile che per ugni scuola -1 avesse
un trattatello del genere. A. G.

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Adolfo Venturi, Direttore.

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