L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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ADOLFO VENTURI

superficiale, indegna di Bramante architetto, tronfie, imbottite, appare l'artista urbinate,
fresco degli insegnamenti di Melozzo, con l'architettura illusionistica degli sfondi, ri-
specchianti le nicchie sonore di Santa Maria delle Grazie, l'enfasi e la rotondità di forme
propria al Maestro, ma senza la sontuosa ricchezza delle sue tinte vellutate, lo slancio del
suo spirito eroico: nessuna traccia d'influenza lombarda. E il Cristo di Chiaravalle è,
anzitutto, un'opera sorta dal suolo lombardo: il colore è caldo e intenso; lo squadro ge-
nerale del volto, memore del Poppa e di Ercole de' Roberti; il fondo di paese, vario e
frastagliato, come non si vede mai in opera dell'Italia centrale, si chiude con montagne
a schegge, a lamine di schisto, nitide alabastrine, proprio quelle che vediamo nella ci-
tata Adorazione de' Magi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino. La stessa luce
glaciale, le stesse ombre trasparenti, invadono il paesaggio alpestre dei due quadri; lo
stesso slancio verticale appunta le due guglie di roccia, tronca alla vetta quella dell'Ado-
razione de' Magi, le stesse nuvolette parallele frecciano il cielo terso. E ben rispondono
ai caratteri delle architetture bramantinesche, i castelli lontani, con torri listate di bianche
luci, e i due spigoli di porta che appaiono dietro il pilastro, e ripetono, così tronchi, la
forma prismatica, turrita, prediletta dal grande maestro lombardo; persino il calice
oblungo prezioso, che s'eleva dal piano del parapetto percosso di sole. L'ammirabile
pilastro cui è legato il Cristo richiama bensì gli ornati, opera, del resto, di maestri lom-
bardi, nel Battistero di San Satiro, ma quelli si aggirano in curve di superficiale eleganza,
con preziosa calligrafia, mentre tutta l'aristocratica rigidezza delle sagome architettoniche
di Bramantino si spiega nei bellissimi steli tesi entro una guaina di foglie rigide, appuntati
come lance o attorti in lunghe volute dietro la testa del Cristo di Chiaravalle. Fochi rapporti
posson vedersi, certo, tra quest'immagine e l'Ecce Homo della raccolta del Mayno, figura
spettrale, scarna, scalpellata nel volto da ombre intense: qui le forme son ampie, tornite,
quali si vedon più tardi, nei crocefissi del grande quadro di Brera, senza però avere di
questi la sintetica cilindrata struttura: come nel Cristo del Mayno, ombre profonde bucan
le guance, dando risalto acuto allo zigomo, e con lo stesso sistema prendon risalto i
muscoli gonfi delle braccia e l'osso sporgente della clavicola: si noti, fra l'allampanato
Cristo del Mayno, vitrea statuina ascetica, e il grande torso marmoreo del Cristo di Chia-
ravalle, un'altra significativa somiglianza: la disposizione del braccio destro che dà a una
vena inturgidita valore di spigolo. E infine le luci cristalline che dettagliano i contorni
dello spettrale Martire di Casa del Mayno, insinuandosi tra dito e dito, profilando clavi-
cole, tendini, vene, qui splendono negli occhi translucidi, nelle ciocche della barba e delle
chiome. Il torso è divenuto ampio, magnifico di evidenza plastica, di struttura archi-
tettonica, il vetro si è fatto pietra, il drappo che avvolge i fianchi, non più metallico,
trova riscontro perfetto nella (' roci fissione di Brera, le forme assumono regolarità geo-
metrica, basti vedere le ciocche a spira dei capelli e la rotondità della fune che s'attorce
massiccia al collo del Redentore, ma gli occhi di vetro lucente, ben lontani dagli occhi
opachi delle immagini bramantesche, sono ancor quelli che splendevano nel volto affi-
lato del Cristo del Mayno, in uguale modo è segnata la fossa del muscolo labionasale,
come impronta di un dito sulla creta, e le rughe slargate e attenuate, considerate con
minor insistenza particolaristica di contorni, sono ancora le stesse sulla fronte e alle radit i
nel naso; ugualmente si corrugano le sopracciglia, si dispongono intorno alla bocca e al
mento le ciocche dei baffi e della barba ricciuta. L'artista è giunto alla pienezza delle
sue forze; ha scalpellato con evidenza scultoria la testa dai lineamenti quadri, dalle
orbite profonde, dall'ossatura potente, ha trasfuso nell'ornato luminoso delle candelabre,
rossigno sul fondo bigio del pilastro, nel calice dalla forma affusata, nelle lunghe spire
dei capelli, viticci lucenti che s'infoi an nell'ombra, l'aristocratica dignità delle sue forme,
in cui l'arte lombarda trova l'espressione più alta della sua forza indigena.

Almi ni \'h\ rURI.
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