L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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UN RIVENDICATO LEONARDO NELLA GALLERIA PITTI A FIRENZE 199

vanni Morelli, quando sotto il tartaro pseudonimo di Ivan Lermolieff, nel 1880 (1), scrissi'
in tedesco il saggio critico sulle Opere dei maestri italiani nelle Gallerie di Monaco, Dresda
e Berlino, fu quindi misconosciuta da tutti. Perfino nel Ber Cicerone del Burckhardt
venne accolto il nome di Ridolfo Ghirlandaio, invece di quello di Leonardo indicato ancora
dal vecchio catalogo della Galleria. Anzi, nel Ber Cicerone, si segnarono rapporti fanta-
stici, inesistenti, tra l'Orafo e la pala d'altare di Ridolfo nel Collegio della Quiete presso Fi-
renze. In conseguenza, Woldemar von Seidlitz supponeva quel rfittore scolaro di Leo-
nardo, sul fondamento del ritratto della galleria Pitti, mentre sarebbe bastato osservar
tutta l'opera mediocre del figlio di Domenico, nato nel 1483, per accorgersi dell'enorme
distanza che lo separa dal Genio. Ridolfo, che tenne dietro a fra' Bartolomeo e a Raf-
faello, sentì l'influsso di Leonardo, come tutti a Firenze, quando nel 1506, in gara con
Michelangelo, questi disegnava i cartoni della battaglia d'Anghiari per gli affreschi di
Palazzo Vecchio; ma i maestri fiorentini non intesero l'arte leonardesca dello sfumato,
che si esplica nel ritratto, come nell'abbozzo dell'Adorazione de' Magi, e si esplicò in un
tempo precedente, verso il 1481, quando Ridolfo non aveva ancor veduta la luce.

La critica ha ridonato, in questi ultimi anni, a Leonardo da Vinci VAnnunciazione
della Galleria degli Uffizi, assegnata dal Morelli stesso, con insistenza, a Ridolfo Ghir-
landaio, ma quantunque il Morelli cadesse in errore battezzando con questo nome V A nnun-
ciazione e il Ritratto, egli sentì come l'uno e l'altro quadro avessero una sola origine.
« La forma delle mani e delle dita — scrisse il critico — è quella stessa che troviamo
nell'Annunziata e nel ritratto dell'orefice nel palazzo Pitti.

Ora che V Annunciazione è ridonata, quasi per voto unanime, a. Leonardo, è giusto
restituirgli il ritratto.

Siamo lieti di questa rivendicazione, o meglio di questa revisione di giudizio, che,
per l'autorità del critico da cui fu espresso, coprì come d'un velo gli sguardi degli osser-
vatori. Purtroppo, la critica moderna non ha avuto sempre prudenza nel distruggere tradi-
zioni che avevano un'anima di verità, opinioni che erano formate da pubblici consensi.
I suoi punti limitati di mira, le sue ristrette speciali analisi, le sue frettolose conchiusioni,
hanno impedito troppe volte alla critica di abbracciare l'insieme del complesso ordine
architettonico dell'opera d'arte.

Adolfo Venturi.

(1) L'ispettore delle Gallerie di Firenze, < >. H.
Giglioli, mi dà sul quadro le seguenti gradite
notizie ricavate dall'Archivio di Stato a Firenze:
« Fu acquistato come opera di Leonardo da Paolo
del Sera per il cardinale Leopoldo de' Medici
nel j<)68 al prezzo di 100 scudi d'argento. Paolo
del Sera, in una lettera del lì gennaio 1668,
diretta al Cardinale Leopoldo, ricordò come altra
volta gli avesse mandato il quadro, per sapere
quanto un amico suo desiderava, e cioè se real-

mente fosse di Leonardo. Essendo morto l'amico,
e volendo gli eredi vendere la pittura, il cardi-
nale Leopoldo, che l'aveva liconosciuta opera del
grande maestro, scriveva il 16 gennaio 1668 a
Paolo del Sera, perchè la comprasse per lui, e
questi gliela spediva in una cassetta, con avviso
del 23 febbraio seguente. F il cardinale, ricevuto
il quadro, se ne mostrò soddisfatto, come ci dice,
in altra sua lettera del 9 marzo 1669, Paolo del
Sera stesso.
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