L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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ADOLFO VENTURI

come preso da incanto; nelle mani che dispongono, con grazia preziosa, le dita affusate
sulla coppa, fine lavoro di cesello, come le filigrane di luce sulle bionde anella dell'angelo
e sugli arbusti primaverili nel paese fiorito. Più che in ogni altra opera, l'orafo pittore
agghinda, in questo delicato quadro, le sue immagini uscite dalla tranquilla ombra dei
chiostri.

Accanto a Gianfrancesco Caroto, Girolamo dai Libri rappresenta bene Verona alla
fine del Quattrocento, con due sportelli di pala, raffiguranti San Pietro e San Giovanni
Evangelista, in un'atmosfera limpida e fredda, che avviva lo squillo dei colori; e con
un Presepe allietato da angioletti musici, vicino alle opere di Francesco Caroto nell'inte-
nerimento del colore filtrato d'ombra, filigranato di luci argentine. La cruda abbagliante
atmosfera dei due sportelli qui cede a una tonalità velata e raccolta, più sensibile al
gioco dei riflessi, più vicina allo spirito della pittura cinquecentesca.

L'arte lombarda, per la collezione Mond, aggiunge alla Galleria Nazionale un ri-
tratto, notevole opera del Boltraftìo. La figura in profilo, appiombata, nella posa verti-

Fig. 4. — Botticelle Parte della predella con storie della vita di San Zanobi.

cale prediletta dal maestro lombardo, è segnata nei contorni del volto da un tratto in-
cisivo, crudo, che dà ai lineamenti precisione e rilievo quasi medaglistico; i toni bruni
delle vesti, il freddo pallore delle carni, aggiungono fermezza al chiuso, ostinato, di-
spotico profdo. Certo il Maestro lombardo, che più di tutti i leonardeschi sente la forza
della tradizione indigena, ha dato in quest'opera della collezione Mond uno dei migliori
esempi della sua arte semplice e coscienziosa.

Accanto a questa severa e misteriosa immagine di signorotto lombardo, l'arte mi-
lanese esponeva nella Galleria Mond una adorna Santa Caterina fra angeli di Bernar-
dino Luini, delicata, affilata da ombre, agghindata con cura preziosa di veli e di gelsomini,
gentile nel pallore dorato delle carni, artificiosetta nel leonardesco sorriso, che si ri-
flette come in specchio dal volto della santa sui volti dei ricciuti fanciulli.

Di Gaudenzio Ferrari appare un Sani'Andrea, gigante che invade con l'alta persona
il cielo senza nubi. La sbarra minore della croce, ponte che traversa l'azzurro, recisa
dal margine superiore del quadro, sembra prolungar all'infinito, come ombra allungata
da qualche strano miraggio, la fulva immagine sul paese basso all'orizzonte, magica-
mente fiorito di alberi splendidi come mazzi di piume d'oro tra l'azzurro diaccio delle
montagne e la seta glauca delle acque radenti i piedi del martire.

Opere massime del Quattrocento fiorentino, nella collezione Mond, sono due parti della
predella di Sandro Botticelli con storie della vita di San Zanobi (fìgg. 4-5), di cui la terza
è nella galleria di Dresda. Sono esempi tipici e grandi dell'ultimo periodo, quando il
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