L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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DEFENDENTE FERRARI DA (HIVASSO

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mento delle braccia, e ai bracciuoli si allarga in
un'oscura massa azzurra, occupante tutto 1" spazio
racchiuso dal trono, fino alla chiara predella, net-
tamente quadrata. In tal modo la parte inferiore
della figura dà l'impressione di un cubo ampio e
saldo: la superiore si assottiglia in un cono, a gradi

Fig. 1. — Torino, Pinacoteca.
MartinoSpanzotti: Madonna col Bambino.
(Fot. Anderson).

risalente fino alla nuca. Un gusto lineare è diffuso
ni tutto il quadro: nell'atteggiamento della Vergine,

nella forma del trono, negli ornati: ma non è questa
la linea gotica, calligrafica e decorativa, che do-
minava ancora sulla fine del '400 e al principio
del '500 in Piemonte: essa è la forte linea costrut-
tiva, determinatrice di piani e forme geometriche
e suggeritrice di volume, della scuola foppesca.

La capacità costruttiva dello Spanzotti si ri-
vela dunque già grande in questo piccolo quadro,
cosi semplice di mezzi tecnici e ad essa va unito
un finissimo senso coloristico. 1 suoi piani a ten-
denza geometrica piuttosto che continuamente
giranti per l'impressione di rilievo — non è il
rilievo che il pittore qui cerca, ma il volume —
offrono più ampie zone per la stesura de' colori e
meno necessità di chiaroscuro. Però i colori sono

smorzati nella loro vivezza da quello stesso spi-
rito raccolto che ama la semplicità della linea, la
geometrizzazione del contorno, la povertà degli
ornati.

La scena e la visione è ampliata nel Battesimo
della Sagrestia del Duomo di Torino.1 Non è più
una sola figura, posta su sfondo unito, senza indi-
cazione d'ambiente, determinata da netti contorni,
imponentisi sugli altri valori. Una visione meno
utilizzata e schematica, una maggior distensione
di sensibilità pervadono la concezione e l'esecu-
zione del quadro. L'ampliamento dell'orizzonte
artistico si manifesta in due sensi: nell'avanzata
sensibilità plastica, e nel gusto prospettico e cro-
matico ad un tempo del paesaggio. Il nudo del
Cristo è trattato con assoluta padronanza di di-
segno, con discreta sobrietà di particolari, con
nobile sintesi di piani plastici. L'atteggiamento,
calmo e composto, nella postura delle braccia
che formano un perfetto triangolo col vertice
della nuca, ricorda, meno stilizzata, la sensibi-
lità ai valori geometrici come espressione este-
tica, che formava il fascino severo della prima
madonna. La figura del Cristo è il centro della vi-
sione materiale del quadro ed è il culmine del-
l'attuazione estetica. Ma pure stupendo è il pae-
saggio: le ondulazioni del terreno allontanantisi
indicano sintetica mento l'arretrare dei piani, e
l'alternarsi delle masse cromatiche chiare e scure
produce già un parziale effetto luministico.

Molto più forte e più sicuro plastico di Defen-
dente si rivela in queste due tavole lo Spanzotti.
In Defendente la linea spanzottiana della prima
maniera, determinatrice di forme geometriche,
perde la sua incisività rigida e severa, si fa più
contorta e più manierata e, invece di suggerire
il volume, si snoda semplicemente in superficie,
rispondendo non ad un'esigenza costruttiva, ma
ad un ritmo decorativo di grazia e di eleganza;
e il rigore di disegno formale e il morbido e graduale
girare dei piani dello stile spanzottiano del se-
ti nido periodo, si appiattisce esso pure, attuando
una visione non in profondità, ma sul piano.

Onesti contrasti hanno anzitutto radice nello
spirito così diverso del maestro e del discepolo;
grave, raccolto, con tendenza alla meditazione
e possibilità di evolversi per processi intellettuali
l'uno; impressionista l'altro e intellettualistica-
mente superficiale, legato alla tradizione e senza
tormento nella sua arte; mestierante talora, il

1 Fu riprodotto una prima volta dal 'I nesca nella mono-
grafia dell'Ist. It. d'Arti Grafiche di Bergamo Tarino, dove
è attribuito a Defendente, e una seconda volta dal Vesme
nel cit. art. del 1918 insieme con le altre opere delle Span-
zotti.

L'Arte. XXVII, 27.
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