Museo italiano di antichità classica — 2.1886/​88

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SCOPERTE NEL SANTUARIO DI HERMES CRANEO

(Tav. XIV).

Un altro deposito di doni votivi in bronzo e
terracotta fu scoperto circa due anni or sono nella
provincia di Amari (Governo di Rettimo) all'ovest
del monte Ida presso il villaggio di Patsò. La mag-
gior parte dei travamenti fu venduta al sig. Th.
A. Trinili e da questo donata al Sillogo di Candia.
Un'iscrizione scolpita sopra una piccola stela di
pietra locale da taglio (alta 0,155m, larga alla
base 0,145m) pervenuta nelle mani di S. E. Be-
chschet-Pascià Governatore di Rettimo e del pari
mandata in dono al Sillogo di Candia ci fa cono-
scere che quella località era consacrata ad Hermes
col titolo di Kranaios: *) le lettere sono dell'epoca
imperiale romana:

£ m p h
kpana
00 a co p c

c c t e d) a

n co

hxhn

È frammentaria ai lati, ma le lettere perdute sono
pochissime

EQ[l[rj(i)] Koavce[iw(i) &e]ù)óù)o[o]g 2xs(fdva sv%ìtv.

Fra i bronzi oltre ai soliti animaletti votivi2)
(tori, arieti ecc. [flg. 9, 10]) tra cui avvene uno a
testa e petto muliebre [flg. 8], abbiamo tre figure
molto particolari di carattere del tutto primitivo.
Sono queste:

1. Una statuetta rappresentante una specie
di tronco d'albero terminante in testa umana con
grande prominenza nasale ed occhi bulbosi ed
avente ai lati due braccia aperte informi e simili
a due rami. È molto guastato dall'ossido. Al-
tezza 0,085m. Forse un idoletto imitante uno 'góavov
in legno [flg. 6].

2. Rozza statuetta di uomo ignudo dalle forme
grottesche col capo scoperto e con cinturone intorno
ai fianchi. Da una fascia a tracolla pende un grosso
pugnale di cui vedesi (innanzi al petto) il grande
manico a forma di chiodo con grossa capocchia.
Per difetto di fusione o per corrosione operata dal-
l'ossido non si vede continuare la parte inferiore
di questo pugnale al di sotto del braccio. Il brac-
cio destro è levato in alto colla palma della mano
aperta, la mano sinistra poggia sul petto un po' al
di sotto dell'impugnatura del coltello. Le gambe
sono alquanto ripiegate al ginocchio come quelle
d'un uomo che stenta a reggersi in piedi. Pare un
guerriero ferito (?) che stende la mano sulla piaga
ed alza l'altra in segno di dolore. Il collo lungo"
e grosso quasi quanto il petto sostiene una testa
grossolanamente lavorata con grandi orecchie e
capelli corti e fìtti ; questi non arrivano al di sotto
della nuca. Le parti genitali sono enormemente
sviluppate. Sotto i piedi vedesi un frammento di
sporgenza cilindrica che corrisponde al canaletto
pel quale il metallo fuso fu introdotto nello stampo.
Alt. della statuetta 0,13m. È alquanto corrosa dal-
l'ossido (fig. 5).

l) Già da Pausania si conosceva l'esistenza di un tem-
pio di Athena con questo titolo presso Elatea sui residui
del quale testé messi a luce ved. Bidletin de Corresp.
hellénique X 1887, p. 39 sgg. e ved. quanto ivi sul titolo
osserva il sig. Paris a pag. 318 sgg.

-') Occorre appena qui aggiungere come fosse antichis-
sima usanza di deporre nei templi, nei luoghi sacri ed
intorno alle are gruppi in creta, in legno ed in bronzo
in onore della divinità, figurine di cavalieri, cani, e suo-
natori a ricordare le feste musicali e le danze, piccoli si-
mulacri di animali come simbolo sacrificale (Helbig, Bas
homerische Epos 2, p. 424). In Dodona abbiamo tori (Cara-

panos, Dodona et ses ruines, tav. XX, 4) leoni (tav. XX, 7, 8)
capri ed arieti (tav. XXI, 2) in bronzo. Ad Olimpia tali figu-
rine si trovarono in quantità considerevolissima nei più
profondi strati intorno ad altari e persino sotto le fonda-
menta dei templi; spettano tutte agli incunaboli dell'arto
greca, e come questi di Patsò, sono spoglie di qualunque
traccia d'influenza orientale (Miiller-Mestorf, Ursprung
und erste Entwickelung der europaischen Bronzecultur be-
leuchtet durch die aeltesten Brozefunde im sudóstlichen Eu-
ropa, p. 25). Le figurine umane di tal genere sono tentativi
di ritratto dei votanti, ed all'infuori di pochi esemplari,
tornano di limitato interesse per la storia dell'arto. [O.]

Museo italiano di antichità classica — Voi. II. Punt. III.

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