Museo italiano di antichità classica — 2.1886/​88

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SCOPERTE NELL'ANTRO DI PSYCHRÒ ')

A mezz'ora dal villaggio di Psychrò, sul mar-
gine sud-ovest dell' altipiano di Lassithi (territorio
di Lyttos), si apre nel monte una caverna con la
bocca rivolta ad oriente; all'interno essa è divisa
in due scompartimenti, il primo od esteriore lungo
25 metri, con suolo accidentato per la caduta di
enormi blocchi di roccia; il secondo interiore forma
una specie di abisso (lungo m. 84, largo 20, alto 12)
con piano assai inclinato, nel quale la luce entra
appena in sul meriggio ; vi si ammirano dei superbi
stalattiti, ed in un angolo a sinistra di chi entra
avvi un piccolo bacino di acqua freddissima e lim-
pida. Davanti la bocca dell'antro, da una piccola
spianata di m. 30 X 6 che ivi si stende, godesi
una vista incantevole sull'intero bacino di Las-
sithi. Notevole è il fatto che uno dei blocchi che
ingombrano l'adito alla caverna sbozzato e riqua-
drato, con lati di m. 2,50 X 1 ad 1,50, sembra
fosse destinato ad uso di altare in guisa consimile
al masso giacente all'entrata dell'antro ideo.

Fu in questa caverna che Ano dal 1883 venne
segnalata, per casuale scoperta, l'esistenza di og-
getti votivi ; dei pastori vi avevano raccolte diverse
figurine fittili e di bronzo, parecchie scuri, giavel-
lotti, piccole spadine, e cuspidi di lancia in bronzo ;
oltre a ciò molti vasi fittili, detti dai terrazzani
scoutellia. Tali fatti indussero il presidente del Sil-
logo di Creta, l'egregio dott. Giuseppe Chatzidakis,
a tentare delle esplorazioni in quella località ; ed
il 29 luglio 1886 il sottoscritto, in compagnia del
sig. Chatzidakis predetto, fece eseguire da 11 uo-
mini degli assaggi in più punti della grotta e del pia-
nerottolo esterno, e sebbene fosse evidente che la
località era stata già tumultuariamente escavata,
le indagini non riuscirono prive di frutto. Di fatto
si raccolsero alquanti oggetti votivi nella grotta
esteriore, verso la parte sud di essa, vicino ad un

») Di queste scoperte ha dato un resoconto nella Néa
'Epdo/xdg, di Candia (17 agosto 1886) il sig. Giuseppe
Chatzidakis e nello Stamboul di Costantinopoli (30 settem-
bre 1886) il professore G. Corpi.

») Cosi arcuato come è questo coltello resta tipico e
caratteristico delle palafitte elvetiche (Keller, Die Pfahl-
bauten. Ili Bericht, tav. V, 16-22) bavaresi (von Schab. Bei.
traege zur Anthropologie und Urgeschichte Bayerns, tav. X)

piccolo muro di data romana,- fabbricato per sor-
reggere un blocco di roccia minacciante di cadere;
tali oggetti giacevano ad una profondità varia
di 0,30-0,80m, in uno strato nerastro e carbonioso,
in mezzo ad ossa e corna semiarse di buoi, arieti
e capre; fu raccolto anche un corno di cervo, il
quale vale a provare la antica esistenza nell'isola
di quest'animale, ora totalmente scomparso.

Gli oggetti che qui sotto si descrivono sono con-
servati nel Museo del Sillogo, e provengono da
questi scavi non meno che dalle scoperte dei con-
tadini, i quali in seguito li vendettero al Sillogo
stesso.

Bronzi. — Piccolo disco leggermente concavo
convesso, con bullicina centrale ed un giro di pun-
tolini sbalzati intorno alla periferia. Diam. 0,068m.

Due altri dischi più piccoli senza rigonfiamento,
uno con bullicina centrale, l'altro con grossa goc-
cia fortemente sbalzata, quasi a guisa di spun-
toncino smussato.

Scudetto con rigonfiamento centrale e largo mar-
gine piatto, del diametro di 0,09m (Tav. XIII, fig. 7).
Questi quattro tondi o dischetti non erano altro
che delle damdfoxai votive, simili a quelle dell'an-
tro ideo.

Parecchie cuspidi di treccie ed una di lancia, le
quali per essere in bronzo contribuiscono pure a
mostrare l'alta antichità di questo sacrario.

Alcune lame di coltelli in bronzo, di cui una a
fiamma (Tav. XIII, fig. 8).2)

Due impugnature di spada, colla base a forma
di mezzaluna (Tav. XIII, fig. 5) ; le due faccie pre-
sentano una incavatura, nella quale era adattata
con borchie, di cui vedonsi i buchi, una lista di le-
gno, di osso, o forse anche di altro metallo pre-
zioso. Lunghezza della parte conservata 0,09m.3)

ed italiane (Sacken, Der Pfahlbau in Gardasee, fig. 22). Esso
viene ad accrescere le poche forme comuni all'Italia ed
alla Grecia sègnalate già dall' Undest (Annali dell'Isti-
tuto 1885, p. 71 e segg.).

s) Il tipo di spada cui spetta questo frammento di im-
pugnatura con capocchia arcuata è del paro molto an-
tico, diffuso in tutta la Grecia e nell' Italia inferiore. Esem-
plari con impugnatura analoga si conoscono di Micene
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