L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 5.1902

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RICORDI DI UN VIAGGIO ARTISTICO OLTRALPE

La galleria Kaufmann in Berlino.

RA le private della grande capitale germanica occupa, com’è noto,
un posto dei più eminenti, sta in prima linea anzi, per quanto con-
cerne le antiche scuole fiamminga e tedesca, la raccolta del segretario
intimo prof. Riccardo von Kaufmann. E ben degna quindi di un
esame particolareggiato in questi ricordi, tanto più che un decoroso
catalogo serve a richiamarne alla mente i più scelti fra i 120 e più
dipinti di che si compone.

Giova osservare in primo luogo che la raccolta è sorta in un
numero di anni relativamente limitato e che alla sua formazione hanno
presieduto criteri propriamente moderni, cioè furono ricercate con
costante predilezione le opere dei maestri rari del Settentrione, appartenenti al xv e al
XVI secolo ed esclusi in modo assoluto quelli dei secoli posteriori. Rigore di purismo,
codesto, forse' eccessivo, ove si consideri che gli autori antichi in una raccolta sogliono rice-
vere maggiore rilievo nella espressione del loro carettere ove si vedano contrapposti ad
altri — per pochi che siano — appartenenti agl’ indirizzi dei tempi posteriori.

Comunque sia, volendo ora procedere con un certo ordine nell’esame della galleria Kauf-
mann conviene distinguere preventivamente i diversi gruppi di pittori ai quali ha attinto.
E sono: gli antichi Fiamminghi, gli Olandesi primitivi, i Tedeschi del Nord, quelli delle re-
gioni renane; fra gl’italiani poi: i primitivi, da Duccio a Giovanni di Paolo e Lazzaro Gri-
maldi, e quelli del fiore della Rinascenza dal Botticelli a Gian Battista Moroni e al Tintoretto.

Gli Oltremontani del Quattrocento e del principio del Cinquecento.

Se non ci è dato addurre qui degli esempi dei sommi capiscuola, i fratelli Uberto e
Giovanni van Eyck, ci si presenta in primo luogo un ritratto che porge sensibile relazione
col loro fare, ed è quello di un uomo magro e allampanato, mirabilmente modellato, e con-
dotto con una finitezza di esecuzione caratteristica pel suo autore, quel Ruggiero van der
Weyden, che fu degno seguace di Giovanni van Eyck, minore di lui di nove anni soltanto,
stimato il più insigne artista fiammingo dopo i fratelli van Eyck medesimi. A giudicare dal
numero dei quadri di lui, sparsi in molti luoghi, la sua attività deve essere stata grande,
massime nel campo della pittura religiosa, e la sua influenza sensibile in molte produzioni
della scuola. La disposizione alla pittura dei ritratti certamente non gli fece difetto, come
non si rinnega dal più al meno negli altri artisti della scuola, scrupolosi osservatori della
natura. Nullameno i suoi quadri di singole effigi, dal vero, sono fra i più rari, e quello del

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