L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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IL MONASTERO E LA CHIESA DI SANTA MARIA D’AURONA

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l’abbiamo nel fatto che nessuna carta del monastero d’Aurona, anteriore al 1075 è giunta
a noi. Quelle più antiche da noi citate, si conservarono tutte nell’archivio del monastero di
Sant’Ambrogio, che fortunatamente non fu mai, vittima d’incendi. Del resto l’espressione
« quod igne destructum est » mi sembra così chiara e scultoria da non abbisognar di com-
mento. L’incendio del 1075 avrà insieme al monastero e all’archivio distrutto il tetto 1 della
chiesetta basilicale, interna del convento. Che la cappella dovesse essere a tetto, nessun
dubbio, poiché tutti gli avanzi del secolo vili, del IX e parte del X sono o furono a tetto,
salvo ben s’intende, battisteri o rotonde. Confortano il nostro dire i resti del San Salvatore
a Brescia (753 c.) gli avanzi d’incerta data della basilica di San Vincenzo in Prato a Milano
(fine del secolo vili c.) di Santa Maria delle Caccie a Pavia (744-749?), ecc. Che però la
vecchia cappella, rabberciato alla meglio il tetto, abbia servito intanto che la comunità si
riaveva dei danni sofferti, ne abbiamo la prova indiretta nel fatto che dal 1075 al 1099 non
si pensò, o non fu possibile pensare alla costruzione d’una nuova chiesa. Si comprende il
perchè. La congregazione, stremata anche dalla miseria cittadina, avrà prima di tutto ristau-
rato il monastero, addattandosi a far celebrare i divini uffici nella cappella incendiata, in
seguito, diminuite le strettezze generali, reintegrati i vecchi diritti, ritornata con le elemosine
una certa prosperità conventuale, si pensa ad innalzare non solo una nuova chiesa, ma anche
la casa pei cappellani, e a tracciare il cimitero, si noti bene, poiché l’esperienza doveva aver
insegnato che era dannoso seppellire in chiesa. La rinunzia poi dei cittadini a non interve-
nire ai divini uffici, o ad entrare nel cortile e nel cimitero senza il permesso della badessa,
dimostra, parmi, che innanzi l’incendio il popolo poteva liberamente entrare nella corte e
nella chiesa e mi sembra che ciò confermi la mia ipotesi che la prima cappella doveva avere
la porta che si apriva su d’un muro perimetrale prospicente il cortile. Se noi terremo sempre
presente: i° l’incendio del monastero nel 1075; 20 l’erezione della nuova chiesa nel 1099;
ci appariranno in seguito chiare e lampanti le spiegazioni che daremo sulle varietà stilistiche
dei frammenti.

Nel delineare la storia del monastero abbiamo già detto come finisse la chiesa di Rolinda.
Rifatta completamente 2 intorno al 1586, per opera delle cappuccine, serbò forse, pur aumen-
tando probabilmente in dimensioni, l’antico impianto romanico con l’atrio,3 l’altar maggiore
e due laterali, come aveva ai tempi di Gotofredo e di Lampugnano da Legnano, il quale ci
ha già avvertiti che Teodoro giaceva « apud altare S. Bertholamei ». La chiesa cappuccina
subì la sorte del convento fra il 1782 e il 1785.

* * *

Stato della questione storico-artistica - Rassegna bibliografica. — Esposti
con precisione i fatti, in modo che il lettore possa seguirci con facilità, prima di analizzare

noir, Arckitecture monastique, Paris, 1852, voi. I, pa-
gina in, e voi. II, pag. 370, 375 e 376.

Quest’uso si conserva ancora in certe chiese e con-
venti della Grecia e dell’Asia minore, servendosi della
abside all’estremo della navatella nord, che quasi sem-
pre è tangente al cenobio.

Anche dopo 1’ vili secolo i diplomi e le carte si
continuò a serbarli nello stesso luogo, però qualche
raro monastero fece costruire l’archivio sopra l’atrio
della chiesa, ma avendo l’esperienza insegnato come
i documenti rimanessero così troppo lontani dall’ab-
bazia e quindi in continuo pericolo di sottrazione,
l’archivio fu definitivamente trasportato o dentro la
torre o più spesso sopra la sagristia nord, in comu-
nicazione diretta col piano superiore del monastero.

1 La nota iscrizione della basilica di Santo Stefano
a Milano, bruciata come le altre nel 1075, ci conferma
che in quel tempo le chiese lombarde si coprivano in
generale di legname :

Fiamma vorax prisci consvmpsit cvlmìna templi
Quod specie formae trulli cedebat in orbe.

2 Lattuada, op. cit., pag. 237, per essere stala ri-
fatta...

3 Carlo Torre, Ritrailo di Milano, ecc., pag. 272:
se poi volete a fresco vedere due pitture del Cerani
osservate sulla porta dell’atrio, una verso la strada,
ch’ella è una Vergine, con varie monache cappuccine
ginocchione, e verso lo stesso atrio l’altra che rappre-
senta San Francesco stimmatizzato.

L'Arte. VII, 6.
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