L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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IL MONASTERO E LA CHIESA DI SANTA MARIA D'AURONA

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la medesima forma che il pavone (?) del ' ciborio di Santa Maria di Cividale, non ha nulla
di comune con le colombe del capitello cubico n. 1805-1806-1807. Basterà ricordare come sono
trattate le penne del primo, che ancora ricordano in barlume le buone tradizioni e il modo
piatto, sommario e tutto romanico a solchi paralleli sulle ali delle colombe. Molti altri con
fronti potrei istituire, ma non lo ritengo necessario, poiché l’età dei vari frammenti deco-
rativi dell’Vili secolo e che assegnerei al convento primitivo1 non ha gran valore per la mia
tesi, la quale non muterebbe d’una virgola nelle sue conseguenze, se domani, per impossi-
bile, si provasse che le sculture finora esaminate furono scolpite nel secolo XI. L’importanza
di questo studio sta solo nella determinazione precisa dell’età dei capitelli crociati.

Non so se qualcuno abbia fatto dentro sé l’osservazione che segue: Ma perchè tutti i
sostenitori dell’opinione che Santa Maria d’Aurona sia dell’Vili secolo, mentre ammettono
volentieri che il tempo ci abbia conservato circa 80 frammenti più che millenari, non vo-
gliono ammettere che sia rimasto qualche avanzo dell’xi secolo? Non si sono mai doman-
dati: dove andarono a finire i resti della chiesa di Santa Maria del 1099? Non è strano che
nessuno abbia pensato, essere cosa più probabile che si
conservassero i frammenti della fine dell’ XI secolo, più
recenti degli altri di quasi quattro secoli? Ma forse tutto
questo, più che da un errore di raziocinio o da mancanza
di meditazione sull’argomento, segui dal fatto che nessuno
pensò mai a una chiesa del secolo XI sorta novellamente,
e quindi considerò soltanto la cappella del 740 c. restau-
rata tutt’al più nel 1099. In conseguenza nessuno fece
attenzione che i famosi capitelli si rinvennero usati come
materiale nelle fondazioni della chiesa di Santa Barbara
del secolo XVI, la quale, come sappiamo, sorse precisa-
mente dove prima s’innalzava, dal 1099, Santa Maria, e
dopo, s’intende, che la chiesa di Rolinda fu distrutta.2

I

I

Quel che mi sorprende nel B. e negli altri che lo
seguono, è che non abbiano rilevato come Santa Maria
d’Aurona, quale ce la indicano gli avanzi e come il B.
stesso la ricostruisce, non fosse già, come essi vorrebbero,
un organismo di transizione tra la basilica a colonne e
quella a pilastri, ma bensì un organismo già completo con
pilastri a croce isolati, simili, non solo a quelli della più
antica campata di Sant’Ambrogio, ma a molti altri della
fine dell’ xi secolo o dei primi del xn. Organismo che si
avvicina a quello quasi perfetto di Sant’Ambrogio, con

pilastri a muro che ricevono gli archi corrispondenti ai pilieri isolati, con abachi d’imposta,
o pensili in qualche caso, come penso io, o sovrastanti a pilastri piatti in muratura addossati

Schema costruttivo
di Santa Maria d’Aurona

A, Archi longitudinali — B, Archi trasversali
sulle navi minori — C, Nervature delle cro-
ciere — D, Faccia superiore dell’abaco nei
capitelli crociati ; le parti punteggiate rap-
presentano il pilastro quadriiobato sottoposto
— E, Spicchio di crociera.

1 L’ipotesi può sembrare azzardata, ma prima di

tutto la metto in forma dubitativa, eppoi, ripeto, la
questione per noi non ha interesse. Solo desidero ri-
chiamare l’attenzione sulla circostanza che il mona-
stero nel 1586, non fu rifatto, come la chiesa, ma sol-
tanto «aggiustato». Quindi è più probabile che in
esso, piuttosto che nella chiesa si conservassero an-
tiche reliquie, dell’ iconostasio, o di chiusure e cancelli

dell’vili secolo. Nei chiostri antichi, in mezzo alle
nuove fabbriche, qualche cosa di velusto si conserva
sempre, ad esempio a Bobbio, ecc., ma ancora più a
Montecassino dove, nel piccolo cortiletto che precede
l’archivio, sono visibili i resti medioevali di Desiderio
(1070 c.) e dei grandi abati che gli succedettero. Proba-
bilmente avvenne cosi anche a Santa Maria d’Aurona.

2 Che la chiesa sia stata rifabbricata nel medesimo
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