L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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LA SCULTURA SENESE NEL TRECENTO

\lNORA la scultura senese del Trecento, divulgatrice delle
formule artistiche di Giovanni Pisano, è rimasta in parte
incognita, in parte mal cognita. Tanti sono stati gli
errori del Vasari, a proposito degli scultori senesi,
atanta anche la dispersione delle loro opere, tanti
( infine i giudizi fatti e ripetuti, spropositati sem-
pre, su queste, che possiamo dire manchi ogni ten-
tativo di ricostruzione dell’attività degli scultori senesi
del Trecento e ogni criterio equilibrato nell’apprez-
zarla a dovere.

La grande attività artistica de’ Senesi fa capo al
spulpito che Nicola d’Apulia eseguì per il duomo di
Siena, insieme con Giovanni suo figlio, Arnolfo, Lapo,
Donato e Goro. Di questi tre ultimi nessuna
opera certa, ma, osservando attentamente il
pulpito celeberrimo, si possono distinguere i cooperatori di Nicola. Questi si dimostra ad
evidenza nella Crocifissione per la grandezza, la potenza, le forme romanamente architettate.
Ma i moduli delle forme mutano da riquadro a riquadro: quelli delle atletiche e giganti figure
della Crocifissione e anche della Purificazione, proprie di Nicola, si mutano, s’allungano nella
scena della strage degli innocenti e in quella de’ reprobi tormentati dai demoni ; s’accorciano
e s’arrotondano nella scena degli eletti, e principalmente in quelle della natività e dell’ado-
razione dei pastori e dei magi. Nelle forme allungate, contorte, è l’artista fremente, eccitato
sempre, Giovanni Pisano ; nelle tondeggianti, brevi, equilibrate, delicatissime e soavi, è lo
scultore che dette ai marmi tenerezza e voluttà, Arnolfo di Cambio. Sono d’Arnolfo molte
delle gentili figure muliebri ad ogni angolo del pulpito, ma tra esse è una imperatrice romana,
formosa, giunonica, di Nicola. Sono di Nicola, d’Arnolfo le figure de’ profeti che gridano
nei pennacchi le verità divine; ma due di essi, al disotto della, rappresentazione de’ reprobi,
sono così stentati e inanimati da farci pensare a una mano differente da tutte le altre
vedute sin qui.

Lasciando queste distinzioni, ci basti di avere segnate le qualità del monumento, che
fu il caposaldo della scultura senese. Un artista romanico, veduto il miracolo artistico del
pulpito, s’industriò a farne tesoro nello scolpire il bassorilievo con TAnnunciazione, la Nati-
vità e l’Adorazione de' Ma fi, che è nel duomo stesso di Siena ; ma il povero scalpellino
non fece che rendere in modo deforme gli esemplari solenni. Altri maestri, nel tempo stesso
di Nicola d’Apulia, lavorarono intorno a formelle che si trovano nel museo dell’opera: in
una si vedono i segni dei quattro evangelisti intorno a un clipeo, dov’è inscritta una testa

L'Arte. VII, 28.
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