L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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CARLO CIPOLLA

La facciata attuale, a tipo basilicale, è apparentemente dell’età del Rinascimento, ancorché
essa pure dimostri chiare le alterazioni cui fu sottoposta nei secoli seguenti. Il portico che
si distende lungo la medesima, ancorché nelle modanature dei capitelli sembri artisticamente
derivato da esemplari vetusti, tuttavia nella sua forma odierna non può assolutamente risalire
ad epoca antica. Lo si direbbe facilmente del secolo xvni. Non è improbabile che per lunga
età la fronte della basilica sia apparsa libera e svelta, quale l’aveva concepita l’arte della
Rinascenza.1

Il tipo dei capitelli del suddetto portico è derivato da quelli, genuini ed antichi, del
portico del cortile : qualche capitello e qualche colonna, che ancora ivi rimangono in istato
di sufficiente conservazione, sembrano accennare al secolo XI.2 Il portico esterno verso il
giardino è del Rinascimento.

Dietro all’altare laterale di sinistra si vedono le vestigia dell’abside del secolo XV-XVI,
e di età ancora più antica si possono vedere alcuni altri residui. Ma ad epoca anteriore ancora
ci richiama il campanile, fatto con mattoni di grandi dimensioni. Può pur troppo lamentarsi
vivamente che nel 1869 sia stata distrutta,, per dar luogo alle nuove campane, la primitiva
cella campanaria, nella quale si aprivano quattro bifore, una per ciascun lato, sostenute cia-
scuna da due colonnine appaiate. Nella cripta ciascuno dei due altari di Sant’Attala e di
.San Bertulfo è sostenuto da due colonnine tolte alle bifore del campanile. I capitelli delle
quattro colonnine sono del tipo corinzio prevalente nell’alto medioevo, e spettano presumi-
bilmente alle prime età della basilica bobbiese. La cripta, nelle sue linee generali, fu invece
rifatta nel secolo XV. Due altre colonnine simili.alle descritte furono collocate nel presbitero.
Delle due rimanenti affermasi che esistano alcuni pezzi sparsi, ma io non li ho visti.

Vuoisi ancora avvertire che fino al 1869 due sole erano le campane in uso. Quando si
fabbricarono le campane nuove, vennero fuse le antiche, intorno alle quali non potei racco-
gliere più sicure notizie. Mi è ignoto quindi a quale antichità risalissero.

Sul ciglio del tetto trovansi d’ogni parte adoperati grossi e grandi quadroni di tipo
romano. Non se ne deve tuttavia dedurre che siano proprio quadroni romani: possono
essere medioevali, fatti nelle forme anteriori. Infatti, neppure all’antico medioevo fu ignota
la fabbricazione dei mattoni, ancorché sia vero che allora si adoperassero volentieri i fìttili
romani.

Nella cripta poi si raccolsero splendidi avanzi della chiesa antichissima, insieme colle
iscrizioni del beato Cumiano. Colà riposano le ceneri di San Colombano, nella grande urna
istoriata, lavoro assai bello della seconda metà del secolo XV. Del suo autore parleremo in
appresso, dove si dirà della traslazione del corpo dall’antica in questa nuova arca. Ora mi
limito a poche parole sull’arca considerata in sé stessa. Il sigillo della tomba sopporta la
figura giacente del Santo barbato e mitrato. Sul fianco di sinistra sta rappresentato un mira-
colo, quello dell’orso aggiogato che trasporta le travi necessarie alla costruzione della basilica,
obbedendo al comando del Santo.5 Sulla fronte sono scolpite tre istorie: San Colombano,
ispirato dallo Spirito Santo sotto forma di colomba, scrive la regola, mentre i frati pregano :
è barbato e coperto dal cappuccio; San Colombano riceve l’idria da San Gregorio Magno;
libera gli ossessi. Speciale interesse per lo scopo nostro attuale ha la istoria scolpita sul

L’uso di virtutes in tal senso è comunissimo nei testi
medioevali.

1 Apparisce ancora, non del tutto celato dall’attico,
lo zoccolo del secolo xv, che, quando la facciata fu
costruita, doveva apparire tutto scoperto.

2 Si confrontino le colonnine di Sant’Abbondio
presso Como, in Rivoira, Architethira lombarda, pa-
gina 323, Roma, 1901, e in G. Dehio e G. von Be-
zold, Dìe Christliche Baukunst des Abendlandes, I,
(Stuttgart, 1887), pag. 241 e tav. 72; Sant’Abbondio,

secondo Dartein, è della fine del secolo xi. -

3 Giona (ed. B. Krusch, Mon. Germ. Hist., Pas-
siones, IV, 107), nell’esposizione del miracolo, non in-
troduce l’orso, il quale figura invece di consueto nelle
tarde imagini del santo. Cfr. A. Gianelli, Vita di
San Colombano abbate, pag. 114, 2a ediz., Torino, 1894.

Abbiamo tre lezioni su San Colombano nel Cod.
Palat. Vatic. 477, del secolo xiv, prima metà, scritto in
littera Parisiensì, ma si arrestano prima della venuta
di San Colombano a Bobbio.
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