L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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CORRIERI

Notizie Romane.

La Madonna di Simone Martini nella Qalleria
Borghese. - La bella tavola, ora vanto della Gal-
leria Borghese, mi fu presentata a Napoli come di
ignoto autore, e riconosciutavi l’arte di Simone Mar-
tini nel suo fiore, la proposi per la Galleria Borghese
al Ministero della pubblica istruzione, che l’ottenne,
grazie ai funzionari di quella Galleria, per un prezzo
esiguo.

Proveniente da un’antica casa di Chieti, la ta-
vola potrebbe supporsi uno degli esemplari dell’arte
a Napoli, nel tempo di Roberto d’Angiò ch’ebbe caro
il pittore. Esiste a Napoli in San Lorenzo, una tavola
dov’è figurato San Ludovico di Francia che incorona
il fratello Roberto, e, nella predella di essa, cinque
storie relative ai fatti della vita di San Ludovico; ma
vi sono altre opere in quella città, le quali attestano
come il pittore vi avesse seguaci e diffonditori del-
l’arte sua soavissima, e cioè le pitture dei sacramenti
nella chiesa della Incoronata, tanto simili agii affreschi
della cappella del cardinale Gentili, coi fatti della vita
di San Martino, nella basilica inferiore di Assisi; il
trittico attribuito a Giotto nella cappella Minatolo; un
frammento di un’anconetta nella Galleria del Museo
nazionale, ecc.

Del soggiorno di Simone Martini a Napoli vi è una
sola attestazione in un’ordinanza di re Roberto delli
23 di luglio 1317, con la quale si assegnava un’annua
rendita al cavaliere Simone Martini ; 1 e sul fonda-
mento di quella, Agnes Gosche determinò tra il 1317-
1320 il soggiorno del pittore a Napoli. Nel 1320 Si-
mone era a Pisa, intento a dipingere, per frate Pietro

1 Forster, Geschichte der ìtalicnischen Kunst, II, pag. 299; W
Schulz, Denkmaler der Unteritalien, III, pag. 165 ; Agnes Go-
sche, Simone Martini, Leipzig, 1899, pag. 35.

del convento di Santa Caterina, il quadro per l’altar
maggiore di questa chiesa, che si vede parte al Se-
minario, parte al Museo civico di Pisa. Non è impro-
babile quindi che, dipinto il grande affresco nella sala
del Consiglio del palazzo pubblico di Siena, Simone
Martini si recasse nella bella Partenope, ma l’influsso
esercitato e indicato nelle tante opere già indicate da
Simone farebbe supporre che, anche più tardi, il pit-
tore vi avesse soggiorno. Ad ogni modo la Madonna
della Galleria Borghese, se mai fu eseguita per un
committente dell’Italia meridionale, e non abbia viag-
giato da luogo a luogo, così come sogliono le piccole
e purtroppo anche le grandi tavole viaggiare, dovette
essere eseguita nell’età matura dell’artista. Se si pone a
confronto con la Madonna della sala del Consiglio (1315),
non vi troviamo 1’ allungamento delle proporzioni
dei volti che in quella sì notano, ma piuttosto il deli-
cato ovale delle Madonne di Orvieto, specialmente di
quella più fine e bella dell’anconetta che adorna il
Museo dell’Opera.

E la grandissima cura d’ogni particolare richiama
le opere più belle, più elevate dell’artista, quelle ese-
guite ad Avignone, alle quali Simone Martini prodigò
tesori di bellezza. Mentre Giotto nel carattere, nello
imperio della volontà, nell’energia delle azioni, nella
drammaticità dell’espressione trovò la grandezza; Si-
mone nel fasto della vita. Giotto trasse i suoi tipi
dalla Sincerità popolare; Simone dalla nobiltà, dalla
regalità. Questi, memore de’ Bizantini, che lasciarono
a Duccio di Boninsegna auree icone, imperiali palu-
damenti, stese i colori più puri e preziosi su broccati
d’oro e dette alle sue imagini ogni gentilezza di orafo
senese, così che par di vederle con gli occhi socchiusi
per la gran luce che tutt’attorno risplende, e come
in un tretro dorato o in uno smalto traslucido.

Il divin Bambino della Madonna della Galleria Bor-
ghese ha il colore di fiordaliso della tunica tra il ci-
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