L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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MISCELLANEA

sia da lui scritto lo ricaviamo dalla nota apposta in
ultimo a c. 60 che ci dà pure la data del codice com-
posto nell’anno 1560 a Parigi :

'H Se'Xts? auT7), vi cpspse Zóuv ótfrav,

-nrTvivwv te ^gpaaiwv te xai sìvaXiwv,.
ut/ à-y-j’éXou 'YS-cpaTrTO tou pEp^vuctou,
ccvSpòs y£ aprirò;, tou vuv ev 7rapvK7twv,
iróXst Siarpifiovroi; T0Ì5 ò^wniois,
v.-Sì."Art avaz-ro?, ou xXeo; y.a vrs'Xst.

6wpov 8s Tgpvrvàv toù 67rspTaTw,

Sou/Ct 7rpò^ aùrou 77£w-7r£Tai àXXoPpÓYwv.
ou vrXsiaTOv l^iivSr/ias àpsTV] vràaa,
rapace -vocétoì; ev 7ràatv -y’ ’s^atcfwp.

Segue la nota:

« etsi avrò tvi^ Ssoyo'na- acpt^, ouppocpopiwvc^ oySóvi iaxa-

u.Sì:’ì — teXo; ».

Il codice è illustrato da figure all’acquarello con-
dotte con grande perizia, che però divengono grosso-
lane e rozze confrontate con quelle del finissimo codice
latino del Decembrio. Noi crediamo che le figure deb-
bansi attribuire alla figlia del Vergetio che si sa aver
collaborato spesso in tal guisa col padre.

Nel nostro codice abbiam detto che molte figure
ricordano l’altro del Decembrio; ad esempio l’avvol-
tore (fig. 7) è identico nella forma e nei colori delle
diverse parti. Finissime le imagini del pavone (fig. 8),
e del cervo (fig. 9). Il drago etiopico (fig. io) dipende
pure come l’avvoltore da qualche miniatura di un an-
tico trattato.

A Londra nel British Museum si conserva una copia
o una replica di questo codice (Burney, Mss., 97) di
minor numero di fogli però, poiché vi manca il capi-
tolo 7rspt Zwwv t&W EvuSpwv; diversa è pure la disposi-
zione delle pagine e degli altri capitoli; anche esso è
segnato dal Vergetio, e probabilmente le miniature
all’acquarello, appartengono anche alla figlia di lui.
La collaborazione della figlia nella parte illustrativa
si ritrova pure neli’Oppiano della Bibliothèque Natio-
naie, che a fol. 104 porta questa iscrizione :

« ’Eys'ypàtpEi tò vrapòv (ìt|3Xtov iv Xsuxvma tmv ixapvnntóv
siri (3a<jtXsÈ éppixou |3-y xslP£ àq'ys'Xou (Ssp-yixiou toS xpuxó;.
1554 ». Il codice porta il numero 2.737 e tra le altre
illustrazioni si vede a c. 59 quella di Oppiano che pre-
senta il suo trattato di Cinegetica. Il codice vaticano
è dunque di sei anni posteriore all’Oppiano di Parigi.
La miniatrice dà prova di una cura infinita nel com-
piere le sue illustrazioni: più volte si notano correzioni
al disegno primitivo e cambiamenti. Se le carte non
ridono cosi come nel manoscritto latino del Decembrio
anche qui però è inesauribile la fantasia dell’autrice
che ha saputo trovare così grande varietà di motivi
di atteggiamenti, di movimenti. Quanto alle relazioni
strette che vi sono tra molte figure dei due codici, si
spiegano come abbiam detto con le reminiscenze da
antichi bestiarii.

La tradizione medioevale ancora dunque alla metà
del Cinquecento non erasi spenta del tutto.

Antonio Munoz.
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