L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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CORRIERI

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La nicchia del ligneo simulacro, col fondo azzurro
seminato di gigli angioini in oro e con le facce interne
degli sportelli istoriate a tempera, su tela, nel 1890,
o '91, lo ricordo bene, era intatta. Recentemente, es-
sendomi recato nella Marsica per compiere alcuni studi
sui monumenti di quell’ importante regione abruzzese,
ho trovato che buona parte delle belle tempere era
scomparsa: un malvivente le avea strappate dal legno
in un modo vandalico !

Persona degna di fede mi riferisce che, nella notte
del io marzo 1894, un pregiudicato del luogo staccò
sconciamente le tele e corse subito a venderle a Roma.
L’abate D. Serafino De Giorgi, accortosi del sacrilego
sfregio, ne dette avviso all’autorità, e la questura ro-
mana, dopo qualche tempo, rinvenne un pezzo insi-
gnificante delle pitture — uno dei fregi di separazione
dei riquadri — presso l’antiquario Eliseo Borghi, il
quale dichiarò di aver venduto ad un pittore tedesco
gli altri pezzi, aggiungendo di non ricordare il nome
del ladro, nè quello del compratore. Fu istruito un
processo e l’indiziato andò assolto per insufficienza
di prove.

I quadretti dei due sportelli, di 0.60 X 0.41 centi-
timetro, rappresentavano alcuni fatti del Nuovo Testa-
mento. La Flagellazione, la Crocefissione e la Sepoltura
di Cristo, nello sportello a dritta; l’Annunciazione, i
Magi e la Presentazione al tempio, nell’altro a manca.
Nel primo la tela fu staccata quasi tutta: rimasero il
Crocefisso, senza le estremità inferiori, il busto della
Vergine a piè della croce e ben poco degli altri due
quadretti. Nello sportello a sinistra, invece, le tre scene
furono danneggiate in parte, come da questa inci-
sione, dalla quale si possono rilevare i pregi del-
l’opera e la valentia dell’artista, massimamente nella
Presentazione al tempio, ove le figure e la prospet-
tiva sono disegnate e dipinte con una diligenza sor-
prendente.

Le tempere della nicchia di Santa Maria della Vit-
toria di Scurcola uscirono dal pennello di un insigne
artista abruzzese del xv secolo: Saturnino Gatta di
San Vittorino. Cosi afferma il Bertaux ; 1 ed io sono
pienamente d’accordo con lui. Saturnino Gatta, che
l’istesso Bertaux giudica discepolo di Fiorenzo di Lo-
renzo e di Luca Signorelli, eseguì moltissimi affreschi:
quelli nell’absida della chiesa di San Panfilo in Tor-
nimparte (Aquila), i quali figurano scene del Nuovo
Testamento, nelle pareti, e il paradiso, nella volta,
sono ammirevoli. Chi esaminerà questi freschi, si per-
suaderà che lo scrittore francese ed io siamo nel vero.

* * *

Intorno al 1892 trovai a Paterno — un gruppo di
poche case presso Celano — una croce processionale

1 Vautore degli affreschi del duomo di Atri, Andrea da Lecce
Morsicano, De Arcangeli, Casalbordino, 1898

d’argento dorato, alta cm. 48, con una traversa lunga
cm. 41, appartenente alla chiesa madre. L’abate, D.
Serafino Wlauri, quello istesso che oggi governa la
parrocchia, custodiva, allora, gelosamente il cimelio,
datogli in consegna dal R. Ispettore dei monumenti.

Saturnino Gatta : La presentazione di Gesù al tempio
(dettaglio)

Scurcola, Santa Maria (già a)

Godo di poter dare qui una riproduzione dell’opera.

Il povero D. Serafino, nel mese di marzo dell’anno
scorso, fece sapere che la croce gli era stata involata.
La polizia fu messa sossopra, ma non riuscì a nulla.
Qualcuno asserisce che l’oggetto sia stato visto, due
o tre mesi fa, a Milano. Sarà vero?

* * *

La croce processionale della chiesa-madre di Pa-
terno è composta di lamine lavorate a sbalzo, inchio-
date su un corpo di legno. Il fronte è coverto da
cinque di queste lamine, ciascuna delle quali ha im-
presso il marchio SVL degli argentieri sulmonesi,
marchio usato dalla corporazione dal 1432 al 1457.1
La lamina centrale, che si stende nei bracci e nel fusto,
porta, a rilievo, una piccola croce col titolo YNRY
di lettera gotica, in origine smaltato di nero. Su questa
croce è inchiodato il Nazareno, il cui nimbo è coperto
di smalto champlevé, di rosso lacca e di azzurro. L’or-
nato nei campi liberi, d’un rilievo molto basso, è su

1 P. Piccirilli, Monumenti sulmonesi, Carabba, Lanciano, 1888.

L'Arte. VII, 65.
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