L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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IL CROMATISMO DI PAOLO VERONESI-

7i

Gli accademici francesi ritenevano che Paolo, Con le sue masse geometriche, incuneate e

dipingendo, usasse prender luce dall'alto per traverse, Paolo era riuscito a spezzare quell'or-

avere più grandi le ombre. dine di piani armonici o « quadri sovrapposti »

Però — osserva il Félibien — « ce peintre ne che notammo fra le conseguenze della policromia,

prenait tant gardc à l'effet particulier qu'elle È come — ci sia lecito il paragone fanciullesco,

Fig. 6 — Figura allegorica. — Palazzo Ducale.
Venezia.

(la lumière) fait d'ordinaire dans les corps, ni
aux ombres que les figures peuvent porter les unes
sur les autres, comme il était exact à répandre
des grandes masses de jour et d'obscurité dans les
endroits où elles pouvaient causer un plus bel effet.
Selon la disposition des plus grandes parties,
il y ripandaient de plus grands jours ».

È difficile dir meglio. Ma dunque la scelta del
lume alto non poteva attribuirsi soltanto al desi-
derio di determinate ombre naturalistiche; al con-
trario, tendeva ad unità superiore e ideale.

trattando la più innocente fra le arti — se alle
figurine semplicemente dipinte e frastagliate di
un presepio avesse sostituito i fantocci geometrici
di Edina Altara. Ma questo mondo di facce, spi-
goli e colori sarebbe rimasto frammentario, senza
un elemento di fusione esterno ed unificatore, la
luce.

Per comprendere bene il carattere del lume
in Paolo Veronese giova confrontarlo con le sue
derivazioni secentistiche post-caravaggesche; con
Mattia Preti, per esempio. Sebbene i rapporti
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