L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

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16. Bokenius (T.), Bono da Ferrara. {Buri. Mag..
novembre 1919).

Nella Collezione Harris i due Santi Giovanni Battista
e Prosdocimo sono dal Borenius attribuiti a Bono da Fer-
rara. Ma bisogna accontentarsi di ritenerli della cerchia
artistica intorno a Mantegna primitivo, dato anche che
il San Prosdocimo richiama nettamente quello di Man-
tegna nel polittico del 1454 a Brera.

17. De Nicola (G.), A recently discover ed Ma-
donna by Luca dalla Robbia. (Buri. Mag., agosto
1917).

È la Madonna sul primo altare a destra di S. Michele a
Lucca, restata incredibilmente ignota finora a tutti gli
studiosi anche specialisti dell'argomento. La Madonna era
prima sulla porta dell'Oratorio di S. Lucia. La dimostra-
zione della paternità è convincentissima.

Annunzia pure di avere rinvenuto una Annunciazione
di Andrea della Robbia nell'Oratorio delle Anime del Pur-
gatorio in Via S. Nicolò a Firenze, proveniente forse da
palazzo Tempi.

18. Foratti (Aldo), Note robbiane. (Rass. d'Arte,
gennaio-febbraio 1919).

Articolo senza scopo preciso. Consiglia in genere ad
essere sempre più severi nello sceverare il meglio dal peggio
nella produzione robbiana. Ne dà l'esempio ritenendo lo
specchio della raccolta Figdor a Vienna un'imitazione forse
della prima metà del '500; togliendo anche ad Andrea la
Madonna di via della Scala; a Luca la Madonna della Colle-
zione Campana al Louvre; ritenendo imitazione la Madonna
Simon a Berlino.

Il S. Ansano a Fiesole ascritto a Giovanni, crede di bot-
tega, e la S. Cristina, della Collegiata di Bolsena, deriva-
zione da Andrea di un discepolo che lavorò alla Verna e a
Volterra.

19. Grassi (Giuseppe). Lntorno ad un'anconetta
attribuita a Bcnozzo Gozzoli. (Riv. Critica d'Arte,
maggio-giugno 1919).

Si lamenta che il quadro sia stato ritenuto falso. Noi ci
accontentiamo di dire ch'esso non ci sembra affatto di Be-
nozzo Gozzoli, ma semmai di un lippesco verso Zanobi
Machiavelli.

20. Mauceri (E.), Dipinti inediti dei sec. XV
e XVI, nel Museo Nazionale di Messina. (Boll.
d'Arte, maggio-agosto 1919).

Il Mauceri, che va medicando amorosamente i quadri
feriti del Museo di Messina, riferisce intorno ad alcuni di-
pinti cosi rimessi in onore e fra gli altri: una Pietà di Scuola
di R. v. d. Weyden; un trittico di eco meinlinghiana; un
altro trittico fiammingo alquanto posteriore; il polittico
del Battista prossimo a Henri Met de Bles.

Fra gli italiani appare un Santo Vescovo antonelliano
ch'egli tenderebbe ad attribuire a IacobeHo; una Madonna
con Bambino, che suppone poter essere di uno dei Cardillo
mentre ha tutta l'aria di un Antonello de Saliba; un altro
polittico antonelliano già a Castroreale, e altre cose di
minor conto. . .

21. Nocca (G.). Un'opera poco conosciuta di
Bartolomeo V"marini. (Rass. d'Arte, luglio-agosto
1919).

È il polittico di Morano Calabro di cui qui si pubblica
per la prima volta una buona riproduzione. È firmato e
datato nel 1477.

22. Zippkl (Giuseppe), Piero della Francesca a
Roma. (Rass. d'Arte, marzo-aprile 1919).

La nuova cronologia stabilita per le opere di P. d. F. non
vieta di ritenere esatta l'affermazione del Vasari, ch'egli
dipingesse a Roma, sotto Nicolò V. Lo Zippel tende a porre
Piero in relazione anche con quell'architetto Francesco dal
Borgo che, secondo il biografo di Paolo II, sarebbe stato
l'architetto del Palazzo di S. Marco e che potrebbe essere
addirittura fratello di Piero, se entrambi nei documenti
vengono detti figli di Benedetto.

Il Vasari ci dice che Piero lavorò nelle stanze di sopra
le storie che vennero poi buttate giù da Giulio II per far
luogo alle composizioni di Raffaello; ma resta nel Vaticano
quattrocentesco una sala decorata al tempo di Niccolò V
e dove lo Zippel vorrebbe ritrovare la mano di Piero; ed è
la sala greca dell'antica biblioteca papale, anteriore cioè
alla formazione dell'odierna Biblioteca Vaticana sotto
Sisto V.

Com'è noto da documenti, nella sala latina dell'antica
Biblioteca Vaticana lavorarono Davide e Domenico Ghir-
landaio; nella sala della biblioteca secreta dipinse Melozzo;
ma non appare sui libri l'autore delle decorazioni della sala
greca, che però la critica moderna ha voluto attribuire a
Melozzo tra il 1477 e il 1480.

Pure un documento già pubblicato inesattamente dal
Muntz ricorda invece che i pittori Paolo e Dionisio finivano
il restauro degli affreschi della sala greca; segno evidente
ch'essi erano stati compiuti parecchi anni prima; e preci-
samente, come ci dicono gli stemmi della volta, ai tempi di
Niccolò V.

L'idea della decorazione della sala è senza dubbio pro-
spettica, opperei ò come concezione risale a modelli di Piero.
Caduta per ragioni cronologiche l'attribuzione a Melozzo,
già avanzata dallo Steinmann e dall'Okkonen, e sfrondata
la decorazione di certe parti più trite, aggiunte ai tempi di
Sisto IV, la proposta dello Zippel, sebbene non completa-
mente controllabile per il cattivo stato di conservazione
dei dipinti è degna di esser tenuta in gran conto.

Un altro documento rintracciato dallo Zippel ricorda
altri dipinti eseguiti da Piero del Borgo, sotto Pio II, nel-
l'anno 1450, nella camera dell'appartamento di S. Santità;
ma purtroppo gli affreschi dovettero esser distrutti quasi
subito nelle sommosse romane dello stesso anno.

Nel 1460 Piero lasciava Roma e si recava in patria e fino
al 1474 la sua attività è documentata a S. Sepolcro e a
Urbino.

Altri documenti (polizza di pagamento) esistenti nella
Collezione Piancastelli di Fusignano attesterebbero una
nuova venuta di Piero a Roma sotto Sisto V; di essi però è
stataimpugnata l'autenticità (Mancini). Lo Zippel dimostra
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