L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 23.1920

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CRITERI PAESISTICI DEL TINTORETTO

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Tiziano, del resto, diede forse per la prima volta
finita soluzione d'un tema impressionistico circa
il 1550, nel roseo-azzurro paese del Buckingham
Palace: la mancanza di masse volumetriche dei
corpi umani, anche a lui, che si dibatteva nei
dubbi, facilitò la trasfigurazione fantastica della
realtà.

Sempre singolare, dunque, la funzione del pae-
saggio in ogni composizione, in cui la ricerca di
luce ed ombra domini, essa è singolarissima nella
visione del Tintoretto. Il quale nel paesaggio
trovò se stesso più integro che in ogni tema pit-
torico, poiché ivi non fu turbato da quelle preoc-
cupazioni formalistiche, che nei complessi sog-
getti, dove la figura umana prevale, lo allontana-
rono spesso dal conseguimento di forma croma-
tica. Eppure, il Gramm accusò il Robusti di mal-
conoscerc la natura e di troppo ricercare teatra-
lità d'effetti; lo disse manierato e unilateralmente
decorativo; rimpianse, accanto a lui, la giorgio-
nesca « jugendtfrische Kunst ».' Amò il Tinto-
retto la natura? domanda consueta, quando si
parli di chi dipinse paesaggio, ed oziosa appunto
perchè consueta. Sì, egli dovè amar la natura,
ma non più, io credo, d'un qualsiasi oggetto, ani-
mato o no, che tanto favorisse la special tendenza
pittorica del suo sogno. La luce è l'unico « pen-
chant du peintre », per dir come i romantici, ed
è questa passione assoluta che il Gramm non mi-
surò intera, egli che pur scrisse: « La luce diventa
un fattore determinante nella natura e dà al pae-
saggio tintorettesco una propria vita ».2 Le cose
al Robusti furono indifferenti, persino dal punto
di vista cromatico, nè valsero che in funzione di
quella forza trasformatrice: quando vollero eman-
ciparsene, quasi sempre l'effetto artistico venne
meno. Mentre i paesisti olandesi, quelli sì adora-
tori della natura e cordiali verso la realtà, per
se stessa, si servirono della luce specialmente per
dar espressione all'intimo spirito del paesaggio,
il Tintoretto si servì del paesaggio per concretare
la luce: secondo tal criterio va ricercato l'atteg-
giamento sentimentale dell'artista verso il pae-
sismo, ed allora ciò che fu detto « teatrale » appa-
rirà « grandioso », grandioso, perchè nascente da
sintesi perfetta di rapporti, da esaltazione fan-
tastica di vita.

Per innato senso delle possibilità artistiche in-
site nell'effetto di luce ed ombra, partito dunque
dalla ricerca d'un delizioso accordo fra persona
e attorniante natura (quadri giovanili dell'Acca-
demia), il Tintoretto, maturando nell'età e com-

1 Die Ideale Landschaft, p. 407.

2 Ibid., p. 408.

plicando la sua arte, diede funzione sempre più
ampia e drammatica all'atmosfera e al paese, per
se stessi considerati: il ritmo compositivo dell'o-

Fig- 9 — Venezia, Scuola di S. Rocco.
Tintoretto : La Maddalena.

pera fu ricercato nella capacità d'immersione delle
figure nel paesaggio, nella sapienza d'accordi fra
movimento e paesaggio (quadri parietali della
sala supcriore di S. Rocco); luce e paesaggio, l'una
per forza dell'altro, a poco a poco divennero effet-
tivi protagonisti, poiché unica traccia umana ri-
mase solo qualche macchietta, pittorico accidente,
privo di significato sentimentale-illustrativo (Santa
Maddalena e Santa Maria Egiziaca). Non che il
Robusti abbia sempre conseguito sintesi d'arte,
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