L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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L'ARCHITETTO DI SISTO IV

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in Roma fu di mano di Baccio, ma io non posso
dire con verità d'aver trovato che cosi sia ». Ancora
per ordine del Papa, « che non avrebbe fatto cosa
alcuna di muraglia senza il parere di lui » nel 1480
fu mandato in Assisi ove eresse un grande sprone a
sostegno del convento e della chiesa pericolanti, ed
alcuni appartamenti camere e sale « che si ricono-
scono oltre all'essere magnifiche e all'arma che vi
si vede del detto Papa ».'

Dalle frasi qui riportate ed ancor più dal testo
intiero appare manifestamente che il Vasari parla
dell'architetto di Sisto IV con tale accento di sicu-
rezza da farci comprendere che le fonti a cui
attingeva le sue notizie erano sicure. L'aver egli
detto, parlando di San Pietro in Montorio, che la
tradizione fino da quei tempi diceva sorto su dise-
gno di Baccio, «ma io non posso dire d'aver trovato
elle così sia», credo sia sufficiente a dimostrarlo.

Ma a nulla valsero le testimonianze del Vasari,
che i ricercatori d'archivio, non avendo rinvenuto
in Poma alcun documento che facesse cenno dell'at-
tività del fiorentino quale architetto papale prima
del 1483 (tutte le costruzioni dategli dal Vasari sono
anteriori a tale anno), negarono l'opera sua nella
città dei Papi ed assicurarono che il Baccio Pon-
telli di Vasariana memoria— colui che 0 per la buona
pratica ch'ebbe nelle cose d'architettura meritò
che il Papa in ogni sua impresa di fabbriche se ne
servisse» — dal 1471 al 1479, periodo in cui maggior-
mente si svolse l'attività edilizia di Sisto facesse
il falegname in Pisa, occupato a costruir panche
per il Duomo della vecchia città ghibellina.

Il Gaye per il primo, dopo il Vasari, gettò uno
sprazzo di luce sulla figura di Baccio Pontelli
pubblicando una lettera dell'Architetto a Lorenzo
de' Medici, da lui rinvenuta.2

La lettera indirizzata al « Magnifico et potenti
domino, domino meo Laurentio de Mediis (sic).
Florentiae » accompagnava un disegno del palazzo
ducale di Urbino... «... Uno maestro Giuliano
da Majano, uno fiorentino, maestro di legname,
passando de qui, et dopo ser Nicolò cancelliero de
Vra M. me dissero per parti de Vra. M. chio retresa
questa casa de questo Illustrissimo S. Duca d'Ur-
bino per via de disigno e mandesseoa V. M... », ecc.,
indi magnificava la grandiosità e bellezza dell'edi-
ficio e si firmava «M, V. fidelis servitor. Baccio
Pontelli de Firenze lignaiolo discepolo di Fran-
cione ».

Lo scritto è importantissimo. Fsso è il documento
più anticoche noi conosciamo ed in cui venga nomi-

1 G. Vasari, Le Vite, capitolo della vita di « Paolo Ro-
mano e Maestro Mino scultori, Chianti Camicia e Baccio
Pontelli, architetti ».

2 Gaye, Carteggio degli Artisti, pag. 274-277.

nato Baccio col suo vero nome di Pontelli e non l'i,1 -
lelli come scrisse il Vasari; ci dice inoltre ch'egli
nel 1481, essendo a lavorare nel palazzo ducale
in Urbino, in tale impresa non dovesse avere
una parte eccessivamente piccola se il Magnifico
dalla lontana Firenze si rivolgeva proprio a lui per
avere un disegno della casa meravigliosa. Il Pon-
telli inoltre si firma: « lignaiolo discepolo di Fran-
cione». Onesto fatto, come vedremo, ha molto tur-
bato gli studiosi che non hanno considerato come
nella stessa lettera Baccio chiami semplicemente
maestro di legname Giuliano da Maiano e che sco-
lari di Francione — il Francesco di Giovanni tanto
celebre al tempo suo — fossero anche, per non
citarne altri, Baccio d'Agnolo, Giuliano ed Antonio
da Sangallo. Esser stato dunque scolaro di Fran-
cione, per un fiorentino che lavorava lontano dalla
patria, doveva quasi sembrare un titolo di nobiltà
artistica considerevole.

Dalla data della lettera sappiamo inoltre che
Baccio lavorando in Urbino si trovava in relazione
con Francesco di Giorgio Martini, impiegato anche
lui alla costruzione del palazzo. E ciò è neces-
sario sapere per spiegarci gli infiniti punti di con-
tatto che l'arte del fiorentino ha con quella del
senese dopo questa permanenza urbinate.

Abbiamo detto come il Pontelli con l'aver fatto
seguire alla sua firma la qualifica di legnaiuolo
abbia molto impressionato gli studiosi. Infatti il Mi-
lanesi,1 da quell'accanito ricercatore di documenti
che era, avendo rinvenuto nell'archivio generale
dei contratti in Firenze, tra i protocolli di Ser Bel-
losi notaio fiorentino che rogava in Pisa, uno stru-
mento del 10 novembre 1475 col quale un Andrea
di Bartolomeo della Rosa cittadino pisano dava a
pigione a Bartolommeo di Fino di Ventura ile Pun-
telli s, maestro di legname da Firenze ed abitante
in Pisa, una casa posta nella via di Santa Maria
Maggiore, identificò il Bartolommeo maestro di
legname con il Baccio legnaiuolo. Avendo poi no-
tato che dagli archivi pisani si ricavano notizie del
primo sempre occupato a lavorar scanni, seggioloni
e panche fino al 1478 — epoca in cui a dire del
Milanesi il maestro doveva avere 28 anni essendo
nato nel 1450 — arrivò a negare Baccio Pontelli
come architetto di Sisto IV e dichiarò falso tutto
ciò che dal Vasari era stato asserito con tanta pre-
cisione e sicurezza: e tutto ciò senza chiedersi
come mai il costruttore di panche pel Duomo
pisano potesse in pochi anni — appena quattro
— divenire l'architetto e l'ingegnere delle rocche
pontificie, sia del Lazio sia della Marca.

Il Milanesi, pervenuto ad una cosi brillante con-

1 Commentario alla Vita di Paolo Romano e Maestro Mino,
scultori, ecc. '
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