L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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L'ARCHITETTO DI SISTO IV

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specchio maggiore si legge: Julianus Saonensis
Episc. Card. Ostiensis Fundavit; e sotto, in un li-
stello della cornice: Baccio Pontello Florent. ardii -
tecto.

Il Pontelli fu adunque il costruttore della rocca,
anche ammettendo che un primo disegno del for-
tilizio sia stato dato da Francesco di Giorgio.
Questo è un fatto die intendiamo sia messo bene
in chiaro, poiché, se il fiorentino edificò la rocca,
egli fu altresì il costruttore della chiesetta di San-
t'Aurea che sorge ai piedi della massiccia costru-
zione (fig. i). Tale chiesetta dallo stesso Vasari è

data al Pontelli e, come la rocca, sorse per volontà
del cardinale Giuliano della Rovere, nipote del
papa. In questa costruzione, restaurata per la
maggior parte nell'interno, rifatta nella porta d'in-
gresso e rintonacata nel campanile, ci appaiono
le stesse forme di Baccio riflettenti, come s'è detto,
sagome derivate dalla grande arte di Francesco di
Giorgio.

La chiesetta è un edificio rettangolare da cui si
eleva, in fondo a sinistra, il campanile. I fianchi e
la facciata di mattoni, ripartiti in eleganti specchi
da lesene in travertino, accusano il ricordo della
permanenza urbinate del Pontelli.

Tuttavia Baccio che, nella costruzione della
fortezza, ingrossandole, appesantisce le belle linee
del senese, in questo piccolo edificio ci appare tutto
intento ad allungare e stirare le forme, a lavo-
rare il marmo con maggiore esattezza, quasi per
avvicinarsi a quel carattere metallico che hanno
alcune decorazioni del maestro nato nella terra
dei ferri battuti.

Ciò non ostante, la meravigliosa architettura
cristallina del senese, l'eleganza nitida sua propria,
fatta di sottili nervature, qui, nello sforzo del
fiorentino, ci appare ancora una volta incom-

presa, intisichita. Ne son prova evidente gli accop-
piamenti dalle antiche forme ritardatane del cam-
panile e delle finestre con il rimanente della co-
struzione. E se il Pontelli nell'interno della chiesa,
per l'arco limitante la cappella maggiore, ripete
il disegno della porta d'ingresso al castello — che s'è
detto derivato da Francesco di Giorgio — e nel-
l'esterno, dividendo con lesene in travertino gli
specchi di mattoni, rammenta le forme ammirate
nel castello ducale d'Urbino; con l'innestare in tali
specchi le bifore ed il rosone di stampo rosselli-
niano e coll'elevare il campanile caratteristico di-
scordante con il rimanente dell'edificio, accusa
evidente l'impaccio provato nel realizzare forme
che da lui ancora non erano state completamente
assimilate e comprese.

Egli queste forme non le fonde; le sovrappone e
di tale sua incomprensione ne è prova lo stesso di-
segno delle lesene all'esterno del tempietto. Queste
liste di travertino, che si allungano sottili fino a
raggiungere il capitello sostenente il cornicione,
hanno un aggetto troppo forte rispetto alla loro
esilità. Nei capitelli poi, si riscontrano alcune incer-
tezze di taglio, alcune preoccupazioni, quasi che
il loro disegno fosse calcato da un altro del grande
senese. E lo scalpello s'è affondato incerto nella
pietra, cercando con cura di essere il più esatto
possibile, per non allontanarsi dai prototipi che
l'artista aveva sott'occhio, ma non riuscendo ad
avvicinarsi all'enfatica eleganza del modello.

Ma la maggiore deficienza non è nei rapporti
di proporzione fra elementi architettonici, bensì
nell'accostamento di elementi discordi, per cui sui
fianchi e nella fronte della chiesa le rincorrentisi
linee curve delle finestre non troveranno mai equi-
librio e rapporto nei geometrici specchi in mezzo ai
quali formano una nicchia d'ombra, ed il campanile,
per quanto incorporato nella costruzione, ne ri-
marrà sempre strutturalmente al di fuori.

Concludendo. Nella chiesa d'Ostia abbiamo,
come s'è detto, una sovrapposizione di elementi
architettonici; l'arte di Francesco di Giorgio non è
stata completamente assimilata dal fiorentino che
ancora, dopo aver vissuto a contatto con il grande
maestro, insiste su forme a lui evidentemente care
fin da prima della sua permanenza in Urbino. Eb-
bene noi fermamente crediamo che, se in qualcuna
delle costruzioni romane sorte prima del 1481 (data
della lettera urbinate di Baccio a Lorenzo il Magni-
fico), e dal Vasari ritenute opera del Pontelli si
riscontrano quelle forme che possiamo considerare
essere alla base della sua educazione artistica,
noi tali costruzioni potremo senz'altro ritenere
opera di Baccio e trarne quindi le logiche consi-
derazioni che dal fatto derivano. Questi edifici
romani sono appunto l'ospedale di Santo Spirito
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