L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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Anconetta sconosciuta di Tommaso da Modena
nella Pinacoteca di Bologna

Nella Pinacoteca di Bologna è un polittico di proporzioni minime (fig. i), in forma
di edicola, con un basamento impresso di quadrilobi, alla maniera veneziana, due
loggette ad archi lanceolati su colonnine tortili, una cimasa a cuspide triangolare,
festonata nell'interno da archetti e rinfrancata da due pinnacoli, piccoli ciborii con
l'Annunciata e Gabriele. Nelle quattro arcatelle inferiori, quattro Sante: Maddalena,
Agnese, Caterina e una Santa Martire; nelle tre superiori, di cui la mediana più ampia, la
Vergine, in tre momenti della sua vita, nella cuspide, l'ultima Cena, nei pinnacoli, l'An-
nunciazione, nel fiorone della cuspide, il Redentore, tutte immagini coordinate con
chiara semplicità all'architettura. E la floridezza delle forme trova un riflesso nello
spessore dell'ornato: foglie grasse imbottiscono i pennacchi, gli archi delle ogive, e si
dibattono rampando, affannate, con un arruffio non proprio del gotico fiorito, dal quale
derivano, verso il fiorone che infiocca la ciispide ed accoglie in un tondo, al vertice del-
l'edicola, l'immagine del Redentore. Subito la pienezza delle forme, la vivacità mimica
degli atteggiamenti, l'intensità plastica del chiaroscuro rivelano l'autore del quadro,
attribuito prima a Giottino, ora, in modo vago, classificato come opera del secolo xiv,
nel Maestro che chiude degnamente il Trecento emiliano, nel narratore spigliato della
leggenda d'Orsola a Treviso. Sono familiari a quanti conoscono il piacevole artista,
le forme opulente delle figure, lo sguardo acuto degli occhi neri, le bianche luci che
punteggiano e rilevano i lineamenti minuti e fermi, i drappi a pieghe fitte molli fili-
formi, quasi formate nella mussola e nel velo, l'ovoide greve dei volti, con gote paffute,
piccole bocche, i colli tumidi, la pienezza delle forme imbottite, lo studio della mimica:
le mani della Vergine esprimono col movimento delle dita il colloquio col Bimbo, come ciucile
di Sant'Orsola davanti al padre che legge la lettera del re d'Inghilterra. E tipiche del
Modenese sono le carni brunicce, gli occhi scuri dalla sclerotica vivida, gli accenti plastici
dei lumi, le gioconde fisionomie. Un parallelo con i frammenti di una pala d'altare di Tom-
maso da Modena nella cappella del castello di Karlstein in Boemia, e col polittico firmato
nella Pinacoteca di Modena, aggiunge validità all'attribuzione. Si confronti la Madonna
in trono dell'anconetta bolognese con la Madonna di Karlstein e l'Arcangelo coronato di
rose in una delle cuspidi: è lo stesso volto paffuto, dai lineamenti minuti e fermi, marcati
per lumi intensi, la stessa espressione sorridente della piccola bocca, la stessa mano con
lunghe dita filiformi, sono uguali gli occhi parlanti, vivaci, cerchiati d'ombra. Il riscontro
risulta anche più chiaro col polittico della Pinacoteca modenese, dove le Sante, grevi di
forme, coperte di spessi drappi, specialmente Caterina, nel suo vivido manto rosso
foderato d'ermellino; e le tinte, rosso di lacca, gialletto, marrone scuro, riecheggiano colori
e forme del polittico bolognese.

Il quadro di Bologna ha, su quello di Modena, il vantaggio di una quasi perfetta
conservazione, e ci presenta l'arte del robusto pittore provinciale nel suo aspetto più
sincero, con le tinte, le ombre, le forme pesanti, la cura estrema nello sfilar di luce le
pieghe sottili, di velo, della veste bianca di Agnese, della veste rossa di Caterina, l'anima-
zione sorridente delle fisionomie, nella Vergine lettrice che, lasciato cadere il libro sulle
ginocchia, si divaga, occhieggiando, in placido ozio; nella Vergine allattante, dallo sguardo
sereno e acuto, dalle gote vivide, dall'aspetto di buona balia campagnola, robusta e sod-
disfatta; nella Vergine che si china a parlare, col muto linguaggio delle mani e del sorriso,
al fanciullino rincantucciato nell'angolo del seggiolone, minuscolo e intento. In questa
bonarietà e giocondità d'aspetti, l'arte del pittore di Orsola ripete il suo dialetto
loquace e colorito.

Adolfo Venturi.
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