L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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CENNI SU SCIPIONE PULZONE DETTO GAETANO


Si rimane stupiti, leggendo le parole elogiative che del Pulzone e delle sue opere
ebbero Raffaello Borghini1 e Giovanni Baglione,2 quando si pensi che, oggi, è poco meno
che dimenticato. Eppure, chi voglia esaminare con attenzione i suoi quadri, e porre
mente all'ambiente artistico in cui egli esplicò la sua attività, sarà indotto a credere che
il suo sforzo fecondo contribuì efficacemente all'evoluzione pittorica del ritratto italiano.

Nacque Scipione a Gaeta intorno al 1550, e non si va errati se accettiamo come data
della sua morte, fra le molte ed arbitrarie, quella del manoscritto Mancini:3 1595.
Probabilmente, mosse i primi passi nella pittura sotto la guida del padre stesso e ancor
sedicenne, spinto dall'amore del bello e della gloria, venne a Roma. Fu verso il 1566,
quando cioè tristamente viveva l'arte, dogmatizzata in formule grette e convenzionali e
maltrattata dai manieristi privi di ogni concetto ideale e di ogni palpito di vita veramente
sentita. Ben pochi, invero, eran quelli che in tanta decadenza conservassero un accento
personale e spontaneo, anche perchè, chi accennava non dico a disprezzare, ma solo a tra-
scurare i canoni imposti, veniva mal visto e non di rado perseguitato dagli invidiosi e
vanagloriosi maestri. Basterebbe ricordare il caso del Baroccio e più tardi quello del Cara-
vaggio. Distaccavasi dalla, numerosa schiera di tanti mediocri pittori, Jacopino del Conte,
nato a Firenze e stabilitosi a Roma intorno al 1530. Sebbene anch'egli fosse un infelice
imitatore di Michelangelo e di Andrea del Sarto, tuttavia non mancava di quel disegno
corretto e sobrio che aveva appreso alla scuola di quei grandi. Verso il declinare della sua
vita, tralasciando i grandi quadri d'altare e le figurazioni storiche (pregevoli i suoi
affreschi in S. Giovanni Decollato) volse il suo pennello al ritratto, che gli procurò ambiti
onori. Fu nello studio di questi che il Pulzone ebbe la fortuna di entrare appena giunto
nella città papale. Al dire dei biografi, il nostro pittore manifestò, sin dagli inizi, eccezio-
nali qualità di ritrattista, e tanto rapidi e inaspettati furono i progressi, che in breve passò
in abilità persino il maestro. Non tardò, infatti, a salire alla celebrità e a divenire il ritrat-
tista aulico del tempo suo. Pontefici, cardinali, principi, gentildonne lo urgevano di
richieste al punto che egli, ogni tanto, per non essere troppo molestato, si ritirava furti-
vamente nella sua tranquilla città natale. Nel 1572 era chiamato a Napoli da Don Giovanni
d'Austria, e il cardinal Ferdinando De' Medici divenuto, alla morte del fratello Francesco,
Granduca di Toscana, lo invitava a Firenze nel 1587. Il Baglione, quasi a spiegare in parte
il facile successo e le larghe simpatie che si attirò il Gaetano, aggiunge che era dotato anche
« di bellissimo aspetto » e « di sembianze di principe », requisiti essenziali per aprirsi una bril-
lante carriera nella società di allora piena di convenzionalismi e di pedante raffinatezza.

Quanto il Pulzone ereditasse da Jacopino del Conte, non sapremmo oggi determinare
con esattezza, perchè di tanti ritratti eseguiti, non rimane che qualche raro ed incerto esem-

1 Raffaello Borghini, Riposo ; in cui si favella del 1572 infino ai tempi di Papa Urbano Vili del
della pittura e della scultura, Milano, 1807. 1642, Roma, 1642.

2 Giovanni Baglione, Le vite dei Pittori, seni- 3 Arch. Vaticano, Cod. Barb., 431.5.
tori ed architetti dal pontificato di Gregorio XIII

RITRATTISTA
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