L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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UNA NUOVA OPERA DI DOMENICO VENEZIANO

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di più naturale che il trovar qui ai piedi del Crocifisso due figure di monaci santi, sieno
essi rispettivamente S. Benedetto, il patriarca del monacato occidentale, S. Lodovico di
Tolosa vescovo o S. Pietro da Morrone. E così col frammento di Berlino, con quello por-
tato dal Longhi di Germania, avremmo recuperato tre delle cinque storie che costituivano
la predella dispersa della tavola passata alla Galleria fiorentina.

Ad ogni modo, al breve elenco delle sue opere certe, siamo lieti così che oggi si possa
aggiungerne una che crediamo non dubitabile di questo maestro, il quale, in un momento
di legittimo orgoglio, scriveva nel 1438, da Perugia, a Piero di Cosimo dei Medici (il Got-
toso) supplicando di essere adoprato in Firenze per un'opera grande, e promettendo di
« far vedere di sè cose meravigliose ». E se di lui ci fossero pervenute opere maggiori,
come i freschi di S. Egidio, tanto lodati dagli antichi, il suo nome suonerebbe ben più
alto che oggi non faccia, e si potrebbe ripetere per lui quello che l'antico Ennio volle scritto
sul proprio sepolcro: volito vivus per ora virum.

Alessandro Chiappelli
Senatore.

L'Arif. xxvii. 13.
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