L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

Pietro Longhi, del Cignaui, del Brustolon, di Canaletto e di
Baratti. Fino al punto di presentarci un Francesco Guardi
spietato plagiario di sè stesso « prodigandosi in una infinità
di riproduzioni che dimostrano in lui l'artista uso ad accon-
tentare la clientela e la moda ».

Nel VII viene, con fine intuito, ad esaminare nella sua es-
senza e nella sua fisonomia l'arte di Francesco Guardi:
colore veneto, intonazione piumosa e soffice, derivato dai
propri e rifatti alla tradizione rischiarata: Ricci, Tièpolo,
Zuccarelli, Diziani; fisonomia mutevole in cui appaiono le
variegature e i riflessi dei più in voga, da Magnasco a Tiè-
polo, Canaletto o Piranesi, per le figure e i capricci, le vedute
e le rovine.

Cosa rimane dunque di grande all'arte di Guardi, così
sfrondata da un rigido e spassionato esame? Rimane una
squisita sensibilità di colore, una raffinatissima sensazione
dell'aria, dell'atmosfera che ha fatto del Guardi, un autentico
precursore del pleinairnme francese e del paesaggismo in-
glese di Turner, Bonington e Constable. Forse il più squisito
e fine interprete dell'opale dei cieli veneziani, di quelle tra-
sparenze e di quei suggestivi miraggi.

Lodevolissimo in Giuseppe Fiocco questo senso di cau-
tela e di misura, questa giustezza di valutazione nell'opera
di un autore: rarissimi nei monografisti, che finiscono per es-
sere sempre degli apologisti in buona fede e però poco chia-
rificatori e fuori della verità.

Attendiamo quindi con fiducia che compia felicemente l'an-
nunziata ardua impresa di un elenco delle opere del Guardi.

g. d.

Fierens-Gevaert. Voyage inédìl d'un Artiste Flo-
rentin du XVII" siècle au beau pays de Fiandre
et de Wallonie. Estratto dal Flambeau, febbraio-
marzo 1923, Bruxelles, 1923.

Il Fierens-Gevaert segnala in quest'opuscolo l'esistenza
di un ricco album di disegni nel Museo di Bruxelles, datati
1 612-1613.

Dietro confronti con altri simili disegni che trovansi nel
Gabinetto delle Stampe agli Uffici e della firma monogram-
mata R. C. segnata in tutte e due le raccolte, egli viene a sta-
bilire autore dei disegni di Bruxelles Remigio Cantagallina.

Sebbene, come egli stesso dice, l'album non sia un monu-
mento della storia dell'arte, il Fierens-Gevaert si compiace,
e a ragione, di averne scoperto l'autore; e dallo sfoglio un po'
rapido dell'album che egli fa, interessanti ci appaiono, nella
sommaria descrizione, questi disegni, impressioni dell'ar-
tista sui paesi e località visitate.

L'autore ci ripromette un più esauriente e completo studio
dei disegni di cui ora non fa che un rapido esame. A. B.

Vanvitelli et Michel-Ange à Sainte-Marie des Anges.
Extrait de la Gazette des beaux arts, sett.-ott.
1922. Manoscritto del defunto Marcel Rey-
mond, della primavera del 1914, pubblicato da
suo figlio Charles Marcel Reymond.

L'A., rivedendo le precedenti affermazioni dei critici,
\iene a chiarire definitivamente col presente articolo il

problema di S. Maria degli Angeli. Con un esame diligente
dell'opera, servendosi opportunamente delle incisioni del
Piranesi e del Bosio, l'A. arriva a queste conclusioni, e cioè
che tutto ciò che vi è di bello e di universalmente ammirato
in questa Chiesa, cioè la navata trasversale e la sua decora-
zione, non è affatto opera di Michelangelo ma di Vanvitelli,
e tutto ciò che vi è, non dirò di brutto e di criticabile, ma
di secondario e di poco interessante, cioè a dire la navata
grande longitudinale, non è opera di Vanvitelli, ma quella di
Michelangelo e del suo secolo »

Per la dimostrazione di questo suo assunto l'A. richiama
opportunamente i precedenti storici che indussero Pio IV
a fondare per i Certosini un convento, e nel convento una
chiesa (S. Maria degli Angeli), e ne deduce le direttive che
hanno guidato ciascuno dei due grandi architetti nei loro
lavori, determinando i caratteri così differenti delle loro
opere. Il ragionamento chiaro e serrato si parte dall'esame
della pianta dell'edificio, che serve all'A. per dimostrare
come, per esigenze imprescindibili dei religiosi, Michelangelo
non potesse servirsi della grande sala delle Terme, il « Tepi-
darium ?, perchè il coro sarebbe rimasto di difficile accesso
ai religiosi e appartato dal convento, da cui era diviso dalla
ciclopica barriera degli avanzi superiori; e culmina nell'esame
particolare dell'architettura e della decorazione delle varie
parti dell'edifìcio, distinguendovi la parte che spetta a Mi-
chelangelo dall'opera di Vanvitelli. La distanza e la profonda
diversità di gusti che separano il pontificato di Pio IV da
quello di Benedetto XIV, non potevano non differenziare
nettamente l'opera dei due grandi architetti, ciò che viene
rilevato felicemente nell'articolo del Reymond.
- L'A., infine, precisando nella concezione dell'opera del
Vanvitelli, il suo apporto personale e ciò di cui egli è debi-
tore all'arte romana, viene a darci una spiegazione del perchè
e come i critici d'arte abbiano unanimemente errato nel-
l'attribuzione delle due parti dell'edificio (V., ad esempio,
l'Itinerario del Nibbv e l'articolo di Corrado Ricci nel Bollet-
tino d'arte; ottobre-novembre iyoy). Essi, secondo l'A., hanno
seguito costantemente le tracce del Bottari che biasima il
Vanvitelli, suo contemporaneo, nei suoi Dialoghi sopra le
tre arti del disegno. Il suo biasimo, però, riguardava non solo
l'opera del Vanvitelli, ma tutto il gusto artistico del se-
colo xvin. Era un giudizio quindi che andava riveduto come
tanti altri giudizi di neoclassici sull'arte posteriore a Raf-
faello e Michelangelo. A. F.

F. Hermanin. Giambattista Piranesi. Roma,

Sansaini, 1923, pag. 63. — L. 30.
M. A. Hind. Giovanni Battista Piranesi, The Cots-

wold Gallery, London, 1922, pag. 95.

L'arte di G. B. Piranesi torna da qualche anno ad esser
di nuovo studiata con interesse. I due volumi, usciti a breve
distanza, presentano appunto tutti i caratteri dei due lati
che tornano ad interessare in G. B. Piranesi: il lato illustra-
tivo, che rese l'artista il più popolare divulgatore delle bel-
lezze architettoniche romane, e il lato personale, intimo,
essenzialmente romantico, che avvicina Piranesi alle forme
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