L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

La sua pittura è tutta soffusa di ricordi classici e, spesso,
al disopra del ritorno letterario ad una forma sorpassata,
l'anima lirica del Ménard affiora e crea con sincera commo-
zione. Le soir del 1898 (p. 72), Aigues mortes del igoi (p. 58),
sono quadri pieni della dolce poesia della campagna che il
pittore ha inseguito in tante sue opere, e della quale è pos-
sibile trovare qualche traccia anche nelle sue pitture più
artificiosamente composte.

È, giusto dunque, riconoscere alla libreria Colin e al Michel
il merito d'aver collaborato ad un'opera che giova grande-
mente alla giusta comprensione di alcuni artisti, i quali, stu-
diati nelle bellissime riproduzioni di cui un saggio appare in
questo volume, e presentati cosi semplicemente dal Michel,
saranno, certo, sempre maggiormente apprezzati.

V. M.

Paul Jamot. Renoir. In Gazette des beaux arts,
novembre 1923, p. 259; dicembre 1923, p. 323.

Notevole articolo sul pittore più tipico della Francia mo-
derna.

L'interesse crescente per l'opera sua aveva già spostato
in modo tale il giudizio sull'arte del pittore, che a stento si
poteva tornare con serenità a contemplarne la fecondissima
produzione senza ricordare quel che l'osannante critica
aveva raccolto attorno al nome di Augusto Renoir.

Secondo l'ultima fioritura di studi intorno all'artista, sorta
dal 1919 in poi, non era possibile tornare all'opera di Renoir
senza rifarci alle origini, cioè alla pittura di Watteau, di
Fragonard, di Corot, e magari risalire a Rubens, per trovarvi
i fattori necessari allo sboccio dell'arte gioiosa del pittore
moderno.

Da questi riferimenti, che s'erano ormai fossilizzati ac-
canto alla figura di Renoir, impacciandone la libera con-
templazione, non andava neppure esente la recentissima
ristampa di quel libro di Camille Mauclair: Les maitres de
l'itnpressionisme, che a buon diritto può vantarsi d'aver
iniziato, a suo tempo, la valorizzazione degli impressionisti
francesi. Anche qui (pag. 106-144) tornavano in campo gli
artisti francesi del Settecento e adessi AugustoRenoir — che
per tutta la sua laboriosa attività pittorica aveva cercato
soprattutto di ottenere nei suoi quadri, da un lato la vapo-
rosità luminosa delle scene all'aria aperta, dall'altro la solidi-
tà smaltata delle carni —veniva accostato insistentemente.

Il breve studio del Jamot, ha, in confronto dei precedenti

saggi sul grande pittore, il vantaggio della semplicità e della
chiarezza.

Non c'è bisogno più, ormai, una volta notate analogie (evi-
denti, ma non sostanziali), tra l'arte di Rencir e quella di
Fragonard, di insistere su queste come capisaldi per com-
prendere l'arte del maestro francese.

Basta, per questo, ricordare, come fa opportunamente
Paul Jamot, alcune frasi del pittore, che lumeggiano con
grande efficacia il fascino esercitato dai pittori del Settecento
francese sull'animo pacato di questo modernissimo artista.
Renoir, un giorno (pag. 261) descriveva un paesaggio visto
dalla finestra del suo studio, a Cagnes, e diceva « Regardez
donc la lumière sur les oliviers: ca brille cornine du diamant.
C'est rose, c'est bleu... et le ciel qui joue à travers. C'est à
vous rendre fou », e aggiungeva subito: « F.t ces montagnes,
là-bas, qui passent avec les nuages... on dirait des fonds de
Watteau ».

L'esaltato coloritore, che si spingerà ad effetti cromatici
acri e violenti, non sentf dunque, che come desidera- e come
suo platonico ideale le forme pittoriche settecentesche: e se
accentuò verso la fine della sua attività questo atteggia-
mento voluto nella innumerevole serie di « bagnanti », fu
perchè il suo modo di dipingere le belle nudità femminili
si mutò in maniera stanca, e perchè il pittore, vecchio,
credette d'aver trovato uno stile, in quella sua ultima calli-
grafica espressione, fondata appunto sui leziosi atteggia-
menti di alcuni pittori del Settecento.

Del resto, quando l'arte di Augusto Renoir, veniva co-
stretta ed obbligata, per il desiderio stesso del pittore, ad un
tema, in apparenza ristretto, come nel ritratto della famiglia
Charpentier, pag. 277, 0 nel celebre Mouìin de la Gaiette,
la sua pittura raggiungeva il massimo dell'intensità espres-
siva, la costruzione del quadro si faceva serrata e complessa:
come lampeggiamenti improvvisi passano le luci sui danza-
tori del Mouìin de la Gaiette, e luminose farfalle sem-
brano i chiari del bellissimo ritratto Charpentier.

Se, dunque, si vuol distinguere, come appunto Paul Ja-
mot mostra di fare, nell'opera di Renoir una parte vera-
mente tipica, essa non deve essere ricercata nelle troppo
facili e goffe « baigneuses », ma piuttosto nelle pitture incluse
tra il Déjeuner des canotiers e il Mouìin de la Gaiette,
l'una troppo secca e tagliente, ma piena di gusto per la
bella materia pittorica, tanto amata da Renoir, e l'altra,
che è forse la più nuova, la più libera opera della moderna
pittura francese. V. M.

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Adolfo Venturi, Direttore.

Roma - Grafìa, S. A. I. Industrie Grafiche - Via Federico Cesi, 45.
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