L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

Page: 154
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1924/0180
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
154

SERGIO ORTOLANI

gli uomini nuovi, in cui la putredine presente non desta più il riso del Folengo, ma la
velenosa invettiva del reazionario. Pure egli non sa superare col pensiero questa realtà: egli
non ha il volo fantastico del Nolano che s'inebria della contemplazione dell'" unità della
natura », nò del Campanella che dal fondo di Castel dell'Uovo invoca Iddio e il sole con
dantesco slancio di fede e nel cantare le divine glorie come glorie della terra e dell'uomo
trova un consolato riposo; no! egli è confìtto, esule; in quel fango; Iddio stesso gli ap-
pare troppo lontano. E in quei pietrificati terremoti, gonfi di simboli di una religione pri-
meva e d'una terrestrità elementare, in cui si sfoga incosciente il suo psicologismo toscano,
la sua educazione neoplatonica e la sua furia di creare forme compatte e nienti; in quel
disusato furore di veggenti e di perseguitati dal fato, Dio non mette una parola di pace
e di amore: Dio è tutto vendetta; sicché il vecchio scultore a pena si placa in un desiderio
terribile di annichilimento, di finimondo, di morte. La morte è la realtà desiderata e
presente, ch'è sfondo a tutta la sua vita. Da ciò un gravame enorme di masse, un che
di incatenato e di cupamente assorto, nelle sue architetture. Da ciò quel disvilupparsi
a pena delle forme dal cavo lapideo che le include e un mantenerne nelle membra la
rocciosità originaria; da ciò quell'esausto arrendersi alla terra del suo Cristo giù dalle
ginocchia di Maria, sotto il volto di Nicodemo, adusto e petroso nocchiero del fato; da
ciò quel suo rotto anelare di poeta, volta a volta proteso a Dio, alla Donna, alla bellezza
e alla serenità dell'amore, e sempre ricaduto in un singhiozzo represso, in una muta
deplorazione, come soccombendo entro un sarcofago su cui la lastra terragna dell'ultimo
verso si chiude...

Grato m'è il sonno e più Tesser di sasso.

La sensualità coloristica dei secentisti interpreterà come barocco, come urto d'ombre
e di luci, la vuota forma di quell'anima torturata; i severi artefici della Controriforma,
sovratutto il Vignola e Giacomo Della Porta, ne sentiranno a pena la tragedia virilmente
contenuta, eppur soli in qualche modo ne seguiranno lo spirito. Ma Vasari e i manieristi
più di tutti gli furono lontani. — «L'intenzione di quest'uomo singolare non ha voluto
entrare in dipignere altro, che la perfetta e proporzionatissima composizione del corpo
umano ed in diversissime attitudini; non sol questo, ma insieme gli effetti delle passioni e
contentezze dell'animo... e mostrare la via della gran maniera e degl'ignudi, e quanto
e'sappia nelle dificultà del disegno... nel principale suo intento, che è il corpo umano». Vera-
mente due volte egli moriva, in questa completa incomprensione dei motivi dell'arte sua.
E fu in certo modo ignobile e grottesca la maschera austera sul volto dei suoi buffoni.

Mentre costoro continuavano a combinare i moduli, elencati secondo le categorie
vasariane, nei loro parati sacri e profani, l'appello ammonitore del Machiavelli cadeva nel
vuoto delle coscienze. La sua poderosa critica del medio Evo, la sua passione di cittadino
— realtà profonda degli ultimi grandi repubblicani di Firenze, compagni a Francesco
Ferrucci, e che doveva ritrovar voce nel civismo dei veneziani come Fra Paolo Sarpi e il
Paruta — se riescono a instaurare le fondamenta del nuovo mondo, sentito come mondo
dell'uomo, cioè Stato e Nazione e patriottica virtù, rimangono senza generale eco. La
stessa forza spregiudicata del pensiero, che s'affermava contro Dio e il Papa e invocava
magari da un crudele ma astuto principe la salvezza comune e la giustificazione del suo
proclamarsi preparando il nuovo assetto sociale, dovè ridursi, fuori d'ogni principio mo-
rale comune, nell'interesse « particulare » delle coscienze che preferivano il buon vivere e
la libera critica alla animosa azione delle armi contro lo straniero. Guicciardini è l'esempio
di come s'avvilisca in un egoismo feroce quel fermento che pareva dovesse rinnovare
l'esautorata realtà.

S'ebbe così la « scienza » con Galileo: s'ebbe una scienza esatta, come un castello mi-
surato ed elegante, tutto specularità di forme e linearità di rapporti; s'ebbe il bel tempio
d'una realtà matematica, astratta e precisa; ma sempre più fuori dalla vita, in una cir-
loading ...