L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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COLTURA ED ARTE

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cospetta solitudine, entro la clausura spirituale della Controriforma. La parola di Leo-
nardo s'era fatta un volume, ove in cifre e in formole eran trascritti la legge e il ritmo
della natura investigata dall'occhio linceo di quell'ultimo creatore toscano, che inten-
deva leggervi la verità di Dio, quale Egli aveva esposto nelle Sacre Scritture. Ma ormai la
Chiesa aveva raccolto le redini del governo dei popoli e, d'accordo con i monarchi stra-
nieri che premevano sull'Italia, voleva tenersene signora in una immobile teocrazia, e
all'occhio acuto del cardinale Bellarmino non poteva sfuggire che « non può esistere una
scienza puramente naturalistica che ponga un possibile modo del reale e basta. Essa pre-
tende d'esser la sola e vera spiegazione del reale » (Fazio Allmayer) e tenterà prima o poi
di sostituirsi alla tradizione. E Galileo sconfessò se stesso. Oimai sarà perduta ai toscani
anche l'ultima unità rimasta allo spirito: quel galileiano processo dialettico: il discorso;
e la ricerca scientifica continuerà trita e particolaristica per un secolo, secondo una con-
cezione tutta incidentale e fisica della natura, volta a volta riscoperta e riperduta. Ma il
filo dura; ed è la lotta dei moderni contro il principio d'autorità e i gesuiti; è il senso
del reale conoscibile, ordinato in matematico sistema, attraverso le teorie atomistiche, at-
traverso Lucrezio e Gassendi. La fede e l'arte erano perdute. La scienza, elementarmente
sia pure, viveva.

\Coniinua).

Sergio Ortolani.
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