L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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ADOLFO VENTURI

l'occhio indagatore, dall'alto, sospeso il respiro, chino il pollaiolesco profilo d'aquila, acuto
e spezzato nelle sue curve grandiose, le tenebre dell'Inferno popolate di gemiti e d'urli.
Vicino al profilo di Sandro, nella tensione del volto, inciso da grosso tratto quasi di xilo-
grafo in lastra di arido legno rossiccio, è il profilo di Dante nella miniatura del ms. 1040
della Biblioteca Riccardiana a Firenze: la testa si presenta eretta, lo sguardo fisso in linea
orizzontale; persino la piega delle labbra trova riscontro nel ritratto botticelliano. Ma
l'espressione del genio poetico, assente da questa dura immagine di scuola, raggiunge
nel ritratto di Sandro altezza ideale; scompaiono le rughe lignee della fronte sovrana;
i lineamenti irrigiditi, lo sguardo fisso, diritto, profondo, figurano, nell'Alighieri, l'imma-
gine eterna del Veggente.

È nota la differenza d'aspetti assunta nei disegni del Botticelli dall'immagine di
Dante, che spesso, in particolare sulle pagine illustrative dell'Inferno, si presenta con in-
fantile volto rotondetto, in infinite varianti d'espressione, raggiunte per mutamenti
insensibili di un segno squisitamente nervoso e sensitivo.

Alcune, tuttavia, si avvicinano al ritratto Douglas, specialmente nella serie bellissima
dell'ultima cantica; si direbbe anzi che il tipo di Dante, quale appare nel quadro, si elabori
nel commento del « Paradiso », e la pittura sia da porsi proprio alla fine della Commedia
figurata.

Eterea l'immagine del Poeta sollevato, nel disegno illustrativo del primo canto, da
zeffiri di primavera traverso i virgulti in germoglio del Paradiso terrestre: la sagoma
acuminata del mento già accenna al tipo definito nel quadro, ma tutto il volto delicato
esprime il sospiro: dalla bocca socchiusa agli occhi statici, appuntati a una lontana meta
di luce. Più si chiarisce il profilo del ritratto, col naso aquilino, i solchi al limite delle
guance, la tradizionale maschera di vecchia Sibilla, nel disegno relativo al secondo canto.
Ecco infine Dante, nella chiusa della terza cantica, nel commento figurato al canto XXVIII,
tra le schiere d'angeli che sembrano attrarre nel loro moto rigido e veloce, di freccia, la
sua figura tesa, e piegarne alle rapide correnti oblique il busto, il volto abbagliato di luce.
L'acuto profilo è prossimo a quello della pittura, ma ogni lineamento esprime il tremito
dell'emozione: gli occhi s'affisano in alto, abbacinati; la bocca s'apre a un grido.

Luca Signorelli, che presenta Dante, nella cappella Brizio a Orvieto, fra i monocromi
illustrativi della Divina Commedia, affacciato a una finestrella, intento al volume con
prontezza repentina di moti, arcigno profilo di vecchia Parca, ne dà un'immagine, tanto
meno nota e tanto più alta, nell'affresco dell'Anticristo, incidendo anche più affilato e
macro il profilo, e nella ferrea acutezza dei lineamenti, nelle serrate labbra, nell'occhio
fisso, impersonando l'impassibilità stessa del destino. Raffaello comunica al volto di Dante,
nell'affresco del Parnaso, finemente ombrandolo, la sognatrice dolcezza propria a tutte
le sue creature; Sandro Botticelli trasfigura idealmente il ritratto del Poeta, pur serban-
done il tradizionale profilo: la sottil piega amara delle labbra al limite della guancia, la
fissità del teso volto, dell'occhio lungimirante, pensoso e triste sotto l'arco d'ala del soprac-
ciglio, esprimono una sublime astrazione dal mondo reale, l'anima assorta del Veggente.
Il Poeta coronato, come nei disegni della Divina Commedia, d'un tralcio d'alloro, le cui
foglie di velluto ascendono, ali di farfalle notturne, verso il culmine della vasta fronte,
sembra chiudere nello sguardo profondo il mistero dei mondi cantati dal poeta; il pittore
visionario ha figurato, nel ritratto di Londra, il poeta delle Visioni.

* * *

Il viaggio all'estero ci aveva preparati, con le sue continue sorprese botticelliane,
alla gioia di vedere, toccato appena il suolo italiano, in Piemonte, nella casa dell'avvo-
cato Gualino, aperta ad ogni cosa bella, l'originale botticelliano della Venere, sin qui
conosciuta per mezzo dell'antica copia nel Museo Federico di Berlino. L'opera che il si-
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