L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

Seite: 170
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VITTORE LAZA REFE

da Maria, è seduto comodamente sopra un soffice guanciale sontuoso; con la manina
sinistra si stringe alla manica della madre, con la destra mette l'anello al dito di
Caterina inginocchiata davanti a lui. Dietro Caterina si vede l'attributo del suo mar-
tirio: la ruota. Il suo profilo spicca mollemente sul fondo del paesaggio poetico, che
infonde a tutta la scena Urica dolcezza. A destra, San Giuseppe posa una mano sopra
un gran libro. La testa del Santo è rivolta direttamente in profilo, contornata da una
linea precisa, scura, che palesa tracce di pentimento. Il gruppo compatto delle figure ha
per base un triangolo, appoggiato all'estremità su due di esse.

Quest'armonia della generale costruzione, l'eleganza straordinaria dei tipi, e la grazia
squisita dei movimenti, creano un insieme raffinato e prezioso, al quale contribuisce
non poco il colorito del quadro, dai bellissimi toni teneramente verdastri, che assu-
mono gradazioni d'infinita delicatezza diffondendosi sul paesaggio, sopra i vestiti, sulle
carni, e traggono maggiore risalto dal cielo azzurro, dal nastro rosso che orna l'omero
destro di Maria, dal violetto smorto del suo vestito. Tutti questi colori creano un
accordo coloristico tenerissimo, e comunicano all'opera un fascino inesprimibile a parole.
E proprio questa gamma cromatica raffinata è tra le maggiori qualità del quadretto,
e afferma il gusto squisito dell'autore nell'intonar le note coloristiche alla raffinatezza
preziosa delle forme. Che l'autore sia il Parmigianino, non vi è ragione di dubbio: la
pittura si distingue per quella ricercata e rara eleganza che, secondo le parole del
Vasari, è un tratto caratteristico del maestro: « Diede alle sue figure, dice il biografo
Aretino,1 oltre quello che si è detto di molti altri, una certa venustà, dolcezza e leggia-
dria nell'attitudini, che fu sua propria e particolare. Non è possibile di trovare per
queste parole una illustrazione più chiara del nostro quadretto. Tutto rispecchia quella
eleganza mirabile, che già colpiva i contemporanei del Parmigianino: i tratti fini del
viso di Maria, e il gesto grazioso della sua mano sinistra, e le dita affilate di Caterina,
e il profilo nobile di Giuseppe. La stessa prossimità allo stile del Parmigianino palesano
i dettagli del quadretto. Il tipo del Bambino ha perfetto riscontro nella Madonna di
Santa Margherita della Pinacoteca di Bologna e nella Madonna dal collo lungo di Palazzo
Pitti, mentre il tipo di Maria rimonta immediatamente alla Madonna col Bambino e
tre Santi nella galleria degli Uffizi e al Ritratto d'Antea nella Pinacoteca napoletana. Le
dita affilate di Santa Caterina sono eseguite nella stessa tipica maniera che vediamo
in uno dei primi lavori del maestro — lo Sposalizio di Santa Caterina nella Pinacoteca
di Parma. Il tipo di Giuseppe è molto caratteristico del Parmigianino, ripetendosi con
modificazioni insignificanti nella Madonna col Bambino e tre Santi agli Uffizi e nella
Madonna di Santa Margherita alla Pinacoteca di Bologna (figura di San Girolamo).
Il paesaggio, infine, indica pure questo maestro, presentando una somiglianza notevole
col quadro suddetto negli Uffizi. Tutte queste analogie avvalorano la nostra attribu-
zione, che arricchisce il catalogo delle opere non troppo numerose del Parmigianino.

Se la questione dell'autore del quadretto dell'Ermitage non presenta grandi diffi-
coltà — lo stesso non può dirsi riguardo alla sua datazione. La datazione dei lavori
del Parmigianino ci appare in generale difficile e, nel nostro caso, anche più difficile per
la dimensione del quadretto, che esigeva l'uso d'una tecnica tutta speciale, presso
a poco da miniatura. Probabilmente, lo Sposalizio di Santa Caterina fu eseguito nel pe-
riodo romano dal Parmigianino (1523-1527). In ogni caso non può ricondursi al gruppo
dei lavori più antichi del maestro (gli affreschi a San Giovanni Evangelista, lo Sposalizio
di Santa Caterina nella Pinacoteca di Parma, la Visione di San Girolamo nella Galleria
Nazionale di Londra), poiché rispecchia uno stile troppo maturo e personale. Ma d'altro
lato niente prova che esso risalga a un perù do mo!to più tardo. La composizione ha
ancora carattere rigido ed equilibrato, le forme sono trattate con freschezza ed inge-

1 Vasari, ed. Milanesi, V, pag. -m8
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