L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

Seite: 189
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ANTONELLO DA MESSINA

più perfette astrazioni formali di Antonello; si ripete la tornitura impeccabile dei piani,
che gradua insensibilmente le luci, allontana ogni accento d'ombre dai quadri di Anto-
nello come dai rilievi di Francesco Laurana. I due architetti della forma plastica, il dal-
mata e il siciliano, seguono una stessa visione volumetrica nel foggiare, di colori o di pietra,
le marmoree immagini; ma le forme di Francesco Laurana vivono in un mondo irreale,
di sonno o di morte, mentre la vita scaturisce, alle forme del Messinese, dalla sottile
ironia di uno sguardo fuggente, dalla tempesta di due occhi iracondi, dalle impronte di

stanchezza sopra una testa di vecchio, che nel sollevarsi sembra vincere a fatica il tremito
senile, il peso delle carni gravate dagli anni. La regolarità inscindibile, unica, eterna delle
creazioni plastiche di Antonello riflette gli aspetti multiformi delle psiche umana. E nel
quadro Bachstitz l'acuto ritrattista ha fissata l'espressione di un temperamento altezzoso,
compreso di sè: labbra dure, sguardo pungente, atteggiamento sussiegato.

L'opera è databile al 1476, l'anno in cui Antonello creava, col ritratto Trivulzio, una
tra le più assolute e perfette espressioni del suo genio di plastico.

Nella galleria di Novara (fig. 2), sotto il titolo maniera di Antonello, è un Cristo alla
colonna, universalmente ritenuto copia di scuola del Cristo già Schickler, oppure del Cristo
di Piacenza. Il Cristo Schickler è a grande distanza da quello di Novara, tanto per il
modulo cilindrico della forma, prossima a quello del San Sebastiano di Dresda, quanto per
la figurazione: torso vòlto appena, leggermente, a destra, viso quasi frontale, appena pie-
gato verso sinistra, labbra aperte, naso a prisma triangolare, poche gocce di sangue:

L'Arte. XXVII, 24.

Fig. 2. — Ecce-Homo di Antonello da Messina
nella Galleria di Novara.

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