L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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LA QUADRERIA DI LUDWIG MOND

NELLA GALLERIA NAZIONALE DI LONDRA

In quest'anno, ricorrenza centenaria della fondazione della Galleria Nazionale di
Londra, il grande istituto si è arricchito della raccolta che Ludwig Mond donò al paese,
a lui largo d'aiuti ad incremento delle sue industrie e della sua ricchezza. Il chimico
tedesco ebbe impeti di riconoscenza che si espressero in forme generose e magnifiche,
e come all'Italia, da lui riveduta a Roma, negl'inverni, da palazzo Zuccheri di via Si-
stina, grato al nostro sole e al nostro cielo, egli fornì i mezzi per favorire lo sviluppo degli
studi della chimica industriale, così all'Inghilterra apprestò un grande istituto, perfetto
laboratorio chimico, e la quadreria che gli fu nutrimento dello spirito.

Ora nella Galleria Nazionale di Londra, accanto alla Madonna in trono assistita
dai Santi Battista e Maddalena, appare, per la donazione Mond, un'opera quasi contem-
poranea di Andrea Mantegna, VImpcrator Mundi (fig. i), dove il fanciullo trionfatore riflette
la grandiosità regale dell'immagine di Maddalena in quel quadro, e nello stesso tempo
i lineamenti di Giovannino ammorbiditi, il carezzevole arco della persona che si stringe
a Gesù, il profilo di Maria, con nuova soavità velato d'ombre trasparenti, accennano
all'intenerimento, alla patetica espressione delle ultime opere: un passo più avanti, e il
Mantegna giunge appunto alla Madonna di Londra, mestamente stretta al bimbo rim-
picciolito, gracile, senza più l'antica robusta struttura. Il grande pittore, che aveva con
senso romantico tradotto il proprio ideale di una risorta Roma nelle immagini statuarie
possenti, maestose, colora, col declinar dell'età, di tinte sempre più tenere e tristi le im-
magini assorte illanguidite. Ma il Cristo fanciullo della Galleria Mond è ancor statuario
di forme, conscio della propria grandezza, dominatore.

E l'arte che il Mantegna da Padova e da Mantova diffonde per il Veneto ha nella
Galleria Mond il suo rappresentante maggiore: Carlo Crivelli, che, nel figurare, su fondo
oro, i due Santi Pietro e Paolo, certamente parti di un'ancona smembrata, incide ner-
vosamente il suo aspro contorno, sprigiona le pieghe delle vesti martellando lamine di
metallo prezioso, e nella ricchezza delle tinte abbaglianti, nello squillo degli smalti,
delle gemme, dei marmi screziati che foggiano le sue corrusche immagini, riecheggia gli
splendori della tradizione bizantina in Venezia.

L'arte veronese ci presenta una Madonna di Gian Francesco Caroto, seduta al-
l'ombra di una rossa cortina, in un paese vaporoso, filtrato di luce, opera parallela, nel
tono caldo trasparente e nella tenerezza delle carni, al quadro dello stesso soggetto che
nella Galleria Corsini porta ancora, erroneamente, il nome del Correggio.

Ed ecco apparirci Vicenza del quattrocento nella gagliarda tempra del suo artista
maggiore, Bartolomeo Montagna, all'apice della sua grandezza in quest'opera ancor gio-
vanile, ancor prossima alle forme antonelliane, dove le immagini gravi e pensose, le
rocce aspre, le vesti con ricche pieghe tagliate a spigoli frequenti e acuti da un segno im-
presso con mano ferma, quasi col diamante nella pietra dura, scintillano, dalle multiple
facce di cristallo, alla luce del giorno.

Due Santi entro nicchie di nitido alabastro bene ci presentano, accanto all'opera
adamantina dell'austero pittore, l'arte del suo conterraneo Cima, fatta di candor di luci
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