L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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LE OPERE DI ANDREA DEL SARTO 25

rivolgersi, con le sue tinte crude e cangianti, non s'accorda con la morbidezza delle
altre masse di colore.

I due putti con cartigli, gruppetto affettuoso, chiuse le testine ricciute nella conca
delle ali leggere, trattati con la tecnica veloce del buon fresco, sono, pur troppo, oggi tutti
lumacati dalle ridipinture.

II cenacolo di San Salvi 1 potrebbe essere citato come esempio ch'Ila più fredda e
spiacevole maniera d'Andrea. Non soltanto egli ha fatte dure e pesanti le sue figure, sfor-
zandosi di dar loro grandezza, ma ha perduto anche l'armonia del colore che, scomparso
il velo dell'atmosfera, diventa crudo e volgare, gessoso e sgargiante. L'unica parte bella
è la loggia, a traverso la quale l'azzurro sbiadito del cielo dà il senso dello spazio e della
lontananza. Di bel colore intenso e sugoso sono, nel controluce, le due figure dietro la
balaustra, rapida visione.

Nello stendardo, fatto per la compagnia di san Jacopo,2 che è assai sciupato e oscu-
rato nella parte superiore specialmente, le forme piene e solide dei due bambini vestiti
da battuti, lo spessore della bella stoffa bianca che li veste, richiamano il San Giovannino
della Galleria Pitti, che dev'essere di poco anteriore.3 In vero il bambino inginocchiato a
sinistra è tanto simile, nel volto e nel gesto del braccio destro, al San Giovannino, che
certo uno stesso studio servì per entrambe le figure.

Aumentano potenza al San Giovannino di tipo rafaellesco i rieri serpentini che gli
gittano ombre sulla fronte, lo sguardo calmo e diritto, la sicurezza cromatica, che ha scelto,
presso il suo corpo nudo, sul bruno del fondo, due note sole e vive di vermiglio e di bianco
brillante. Pur troppo, l'opera ha sofferto una politura eccessiva, che l'ha spellata, sco-
prendo la preparazione violetta della figura.

A Pitti sono il bell'autoritratto d'Andrea adulto (fig. 1.5), su tegola, e un ritratto di
giovine, che si suppone Andrea. ' Non mi pare con fondamento. Il giovine non mostra più
di ventitré o di ventiquattro anni, sicché dovremmo riportare l'opera al I5°9 0 a^ l510>
mentre essa manifesta la maniera del 17 o giù di lì. La figura è assai bene impostata e
girata, sotto il velo d'una nebbiolina. Ma anche quest'opera è assai guasta: la veste è
ridipinta completamente.

L'autoritratto su tegola è modellato con rapidità impressionante dalla pennellata,
girata a segnare la rotondità del mento, la gonfiezza del sottomento, delle gote flosce, le
pieghe di grassezza del collo, tutto il largo volto rossastro di bontempone; gittata obliqua
e sprezzante a alternare di marrone, nocciola e grigio la veste.

Mi rimane a parlare di un'opera sola, la Sacra Famiglia fatta per Ottaviano de' Me-
dici (fig. 14),' in cui la maniera michelangiolesca degli ultimi tempi si tempera d'irreali
dolcezze coloristiche, fuse, con perfetta unità di visione, entro una nebbiolina. Girano

1 L'allogazione del cenacolo fu data ad Andrea,
come ho detto, nel 1519. Corsero « molti anni »
prima che il pittore vi mettesse mano. L'affresco
era finito nel 1529, poi che « la sua bontà fu cagione
che nelle rovine dell'assedio di Firenze, l'anno
1529, egli fusse lasciato stare in piedi, allora che i
soldati e guastatori per comandamento di chi reg-
geva rovinarono tutti i borghi fuor della città... »
(Vasari, ediz. cit., tomo V, pag. 46 e seg.).

- Uffizi, sala VII, Bum. T583. Dopo aver parlato
del cenacolo, il Vasari dice: « Dopo fece Andrea
alla Cornpagnia di San Jacopo detta il Nicchio, in
un segno da portare a processione, un San Jacopo »
(Ediz. cit. tomo V, pag. 48).

3 Galleria Pitti, sala di Giove, num. 272. Il Va-
sari nomina due opere di questo soggetto e le pone

dopo l'affresco di Poggio a Caiano: « Ritornato in
Fiorenza Andrea, fece in un quadro una mezza
figura ignuda d'un San Giovanni Battista...: la
quale gli fu fatta fare da Giovan Maria Benintendi,
che poi la donò al signor duca Cosimo. Mentre
le cose succedevano in questa maniera... Fece... in
un quadro un San Giovanni Battista mezzo ignudo,
per mandarlo al gran maestro di Francia... » (Ediz.
cit., tomo V, pag. 36 e seg.).

1 Galleria Pitti, reparto dei ritratti dei pittori.
Dell'autoritratto su tegola dice il Vasari che Andrea
lo fece « quasi indovinando esser vicino al suo fine »
(Ediz. cit., tomo V, pag. 48).

> Galleria Pitti, sala di Marte, num. 81. La ta-
vola fu dipinta, come narra il Vasari, durante l'as-
sedio di Firenze. (Ediz. cit., tomo V, pag. 51 e seg.)

L'Arte. XXVIII, 4.
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