L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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UN CAPOLAVORO DEL BOCCACCINO IN ROMA

Vogliamo far conoscere un capolavoro del pittore cremonese, Boccaccio Boccaccino,
quasi ignoto al pubblico, in casa della principessa Nicoletta Boncompagni Ludovisi di
Piombino: VAnnunciazione.

Nella scena dell' Annunciazione restarono lungo il Rinascimento gli echi affievoliti
delle vecchie forme: Maria, non più cristiana Penelope, non fila il velo di porpora per il
tempio, non tiene fuso e conocchia; prima dedicava al tempio il lavoro, ora si mostra dedi-
cata a Dio, intenta a preghiera, a leggere, pia suora, nel libro d'ore.

Sedeva in cattedra, la Vergine della stirpe davidica, nelle pitture delle Catacombe,
negli avori dei bassi tempi, e sedeva poi sugli scanni forniti di guanciali e di predella, l'au-
gusta donna, coronata da stefane la fronte; e l'arte nuova del Trecento italiano ne con-
serva la maestà, e sempre più l'esalta, rappresentandola, cpiscopa, entro sacre edicole,
assisa su cattedre a intaglio e a tarsia, coperte da rari tessuti, con tappeti orientali sotto
i piedi, con davanti un leggio. Accanto alla stanza della preghiera, s'apre quella da letto;
ma questo particolare è trascurato dai più nel Quattrocento. A Firenze è rappresentata
l'Eletta nel chiostro, nella cella monacale, per tender poi alla soppressione del chiuso am-
biente architettonico, a dare aria, respiro, luce alla scena, trasportandola con Leonardo da
Vinci fuor della casa, nel viridario.

Nell'arte veneziana invece si mira a dare alla casa e al chiostro sviluppo monumen-
tale, e, sul principio del Cinquecento, quando tutte le scene sacre s'inquadrano nelle architet-
ture gemmate dei Lombardo e Giambellino e Cima dispongono Madonne e Santi sotto le absidi
musive, tra le colonne e gli archi, nei ciborii del fiorente rinascimento, ecco il Boccac-
cino rappresentare VAnnunciala in un tempio aperto, davanti all'altare, intenta alla
lettura, mentre l'araldo di Dio, in paramenti sacri, cinto il capo di ulivo, le parla e la
benedice.

Appena i volti rotondetti e lisci della Vergine e dell'angelo richiamano, in questo
quadro, l'arte di Ferrara che domina tutto il primo periodo del Cremonese; il pittore si è
intonato all'atmosfera veneta, alle forme di Jacopo de' Barbari e dei seguaci di Giam-
bellino.

Non la casa della Vergine o il chiostro, ma una chiesa è lo scenario dell' Annuncia-
zione, aperto ai lati sul verde di macchie d'alberi, tutto adorno di fregi che intrecciano
un arabesco minuto nella conca dell'abside, e s'insinuano nelle candelabre dei pilastri
marmorei come nel profilo nell'inginocchiatoio di Maria. Anzi, le sagome lunghette, la
slanciata e fragile ossatura dell'edificio, la conca dell'abside ripartita a specchi da lesene
tenui, piatte, come bande di raso, l'inginocchiatoio esile, finemente lineato, ci richiamano
piuttosto il Rinascimento sottile e prezioso del Rossetti a Ferrara, che non la pompa
architettonica dei Lombardo a Venezia. Ricercatore di eleganze in ogni dettaglio, il
Boccaccino ingemma di ricche fibule le catenelle per sospendervi la lampadina di cri-
stallo, cara ai Veneziani, filo a piombo che segna l'asse della composizione; vi annoda due
ramoscelli d'ulivo a bilicar nel vuoto volute leggiere di tralci e di nastri; ci fa sentire il
fruscio della sciarpa di seta che dall'inginocchiatoio della Vergine strascica a terra. E
quel fruscio di seta accompagna ogni movimento dei manti orlati di gemme che avvolgono
la Vergine e l'angelo, come le Sante raccolte a sacra conversazione nel quadro della gal-
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