L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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FILIPPO DELLA VALLE

Se, continuando, nel complesso, lo sviluppo
di quell'arte secentesca che ormai s'è convenuto
di chiamare barocca, fossero sorti, e non a caso,
degli artisti di tendenze in certo modo classi-
cheggiante a sentire la necessità di una nuova
misura, ecco che doveva venirne un'arte più
chiara e più composta ed ogni esuberanza doveva
quasi circoscriversi, limitarsi, e il senso affinarsi
nelb. sensibilità, il moto divenir cadenza, il brio
studiata grazia. Tendenza classicheggiante (non
si pensi senz'altro all'arte antica) che non por-
tando radicali a mutamenti in quelli ch'erano
ormai modi linguistici tradizionali, doveva essere
ben diversa dalla rivoluzionaria e romantica re-
staurazione del classicismo e dell'antichità che poi
fu propria dei neoclassici.

Ciò accadde appunto nell'aite del primo Set-
tecento e specie in quella corrente accademiz-
zante che sarebbe facile distinguere dall'altra
del barocco tardo.

Certo, in fatto di scultura, sarebbe assai meno
a proposito una ne* la separazione di (incile due
generali tendenze. Infatti, da una parte intorno
al Bernini e aU'Àlgardi s'era già, a suo tempo,
formato un ambiente nel quale si educarono
quasi tutti gli scultori che prepararono il Set-
tecento e fu minore l'importanza dei centri pro-
vinciali; dall'altra, nella scultura fu meno vivo
il contrasto di quelle due tendenze poiché in essa
furono assai minori, che non nella pittura, certe
manifestazioni, direi così, estremiste, se si face-
vano scultori gli artisti meno disposti a sinte-
tiche e improvvise impressioni, Fu miracolosa,
certo, l'opera del Bernini, in (pianto a libera-
zione dalla plastica tradizionale, e il suo Costan-
tino a cavallo segna un ardimento così grande
che quasi nuoce all'arte, ma come potremmo im-
maginarci scultori, ad esempio,un Péti e un Ma-
gnasco? Anzi per la scultura più che per ogni altra
arte si potrebbe fare per l'età barocca un' ampia
storia di quella tendenza classicista che, per
un suo ideale di eletta nobiltà non poteva non
essere contraria ad ogni più personale lirismo
come ad ogni rappresentazione di forme indivi
duali caratteristiche, ad ogni verismo come ad
ogni scena di genere.

Le manifestazioni settecentesche del barocco
classicheggiante dovevano essere molto diffuse,
date le premesse assai generali: tradizione ba-

rocca, tendenza classicista. Tanto che si potreb-
be studiare tale movimento d'arte nel suo in-
sieme più che nei singoli artisti.

Ma oltre che per limitare la materia di studio,
cosa tanto più necessaria per un periodo arti-
stico del quale solo ora si comincia a fare la sto-
ria, converrà esaminare quel movimento nei
singoli artisti, dato che nelle loro opere esso acquistò
un suo valore. Perciò considero in particolare
le sculture di Filippo della Valle, che nel Settecento
romano fu la più viva manifestazione di quel
movimento al quale ho accennato: senza voler
fare per questo quasi un mito di lui, che, lutto
sommato, non fu che un artista minore.

Nell'esame dell'attività artistica del nostre
scultore si determinerà in noi la sua figura: pen-
siamo quindi la sua opera come storicamente
si manifestò, tenendo conto di ogni dato che può
servire a definirla.

Ben poco sappiamo di Filippo della Valle
prima della sua venuta a Roma. Anche la data
della sua nascita non è del tutto precisata, per
(pianto possiamo porla, con ogni probabilità,
verso il [698, attenendoci alla notizia contenuta
nella Serie degli uomini i più illustri 1 pubbli-
cata nel 177.5. Ivi si ricorda che il nostro artista
in Firenze, sua patria, « modellò le statue più belle
della Real Galleria »: il che, per quanto possa essere
interessante, di per sè ben poco vuol dire, se nulla si
conosce di quei primi saggi. Ivi leggiamo pure
che il primo maestro del Della Valle fu il fioren-
tino Giambattista Foggini, 2 e se da una parte
dobbiamo riconoscere attendibile tale notizia
in quanto lo scrittore della Serie era quasi un
contemporaneo del Della Valle, la prima educa-
zione del nostro artista alla bottega del Foggini
ci apparirà assai probabile pensando alla parte
ch'ebbe a Firenze il Foggini, scultore e architetto,
nel momento di transizione dal Sei al Settecento.
Ma anche ammesso ionie probabile che il Della
Valle sia stalo nella bottega del Foggini, non po-
tremo senz'altro dirlo un suo scolaro e un suo
continuatore, pensando come il Foggini, specie in

1 Serie degli uomini i più illustri in pittiti a, scultura c
architettura, voi. XII, Firenze, 1775, pag. 74.

- Il Foggini fu maestro idi Filippo (Iella Valle, il quale per
le sue opere fu sempre considerato uno degli scultori pi»
accreditati del secol nostro ».

L'Arti, XXVIII, 23.
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